Breve telegramma di scuse — Destinazione Oporto
Caro Maestro,
mi scuso per la dimenticanza ma eravamo troppo presi dalla preparazione dei nostri alberi di Natale, intenti a domandarci se il fondoschiena della Belen dia maggiore visibilità ad una compagnia di telefoni o meno, impegnati a pianificare settimane bianche e a cercare di capire perché ancora una volta Cameron rimandi l'uscita del dvd tridimensionale di Avatar.
E si, abbiamo discusso anche molto: di neve, quella che cade da un logo televisivo e mi sono pure accapigliato non so con chi... Per non parlare poi del fatto che recensire un filmetto horror dia più gloria del parlare di Godard o di Heimat, del resto siamo sempre stati strani... Seguiamo le mode americane, siamo diventati mainstream e ci interroghiamo se i 17 milioni d'incasso di Jolie e Depp siano un flop, fregandocene del fatto che il film non valga mezzo cent.
E intanto lei ha compiuto 102 anni e dichiara di avere molti progetti da realizzare, bell'insegnamento alla nostra abulia e al nostro assopimento critico!
Però sono sicuro che nel momento in cui raggiungerà l'Olimpo dell'Arte saremo pronti a riconoscerle ogni merito. Il nostro sport preferito rimarrà sempre parlare degli assenti...

Manoel Candido Pinto de Oliveira, considerato il più grande regista portoghese vivente, è nato a Oporto, Portogallo, il 12 dicembre 1908, da una famiglia della borghesia industriale.
Ha iniziato a interessarsi al cinema molto giovane, grazie al padre che lo portava a vedere le pellicole di Chaplin e Max Linder.
Ha studiato al Colegio Universal, a Porto, e poi al Colegio Jesuita de La Guardia, in Galizia.
Da sempre appassionato di sport, si è guadagnato una certa notorietà come sportivo, praticando ginnastica, nuoto, atletica e automobilismo.
A vent'anni Manoel de Oliveira si iscrive alla scuola per attori cinematografici fondata da Rino Lupo e partecipa come comparsa, insieme al fratello Casimiro, al film "Fatima Milagrosa" (1928).
All'inizio degli anni trenta de Oliveira compra una macchina da presa Kinamo e, con il fotoamatore Antonio Mendes, comincia a girare documentari e il primo film "Douro, Faina Fluvial", (1931), ispirato al film di Walter Ruttmann "Berlino Sinfonia di una grande città" (1927).
Nel 1942 Manoel de Oliveira gira il suo primo lungometraggio, "Aniki-Bobo", ma i progetti successivi non riescono a trasferirsi dalla carta alla pellicola per mancanza di un appoggio finanziario, e il regista è costretto a lavorare nell'azienda agricola di famiglia, nella regione del Douro, dove si occupa della produzione di vino di Porto.
Refrattario al regime salazarista, negli anni '40 e fino ai primi '50 si occupa di viticultura nell'azienda del padre.
Nel 1955 in Germania, all'AGFA, studia l'uso del colore.
La scomparsa di Salazar dalla scena gli consente il ritorno in Portogallo e la fioritura creativa. Negli anni sessanta il lavoro di Manoel de Oliveira comincia a essere riconosciuto in campo internazionale con un omaggio al Festival di Locarno nel 1964, e una rassegna della sua opera alla Cinematheque di Henri Langlois, a Parigi, nel 1965. Nel 1971 de Oliveira gira "Passato e presente", grazie all'appoggio della Fondazione Gulbenkian che inizia a sostenere economicamente la cinematografia portoghese.
Dagli anni ottanta la carriera di Manoel de Oliveira è stata costellata di premi e riconoscimenti, e l'anziano regista ha mantenuto l'incredibile ritmo di lavoro di un lungometraggio l’anno.
Nel 1985 alla Mostra del Cinema di Venezia viene insignito del Leone d'oro alla carriera; allo stesso festival, nel 1991, vince il Gran premio speciale della giuria per "La divina commedia". Nel 1999 si aggiudica il Premio della giuria al Festival di Cannes con "La lettera".
Gli anni '90 sono stati per lui straordinariamente fruttuosi, e de Olivera ha utilizzato il cinema in piena libertà, senza mai abbandonarne le radici letterarie. “Il teatro”, ha detto, “è un'arte, ma il cinema non è che un mezzo per fissare ciò che si recita davanti alla macchina da presa”. Un punto di vista che ha ben capito e condiviso il Wenders di "Lisbon story".
Tra le opere di questi ultimi anni ricordiamo “Un film parlato”, in cui il regista portoghese ci trascina in un viaggio attraverso il Mediterraneo per una riflessione sull'evoluzione del mondo occidentale, “Il quinto impero - Ieri come oggi” tratto dal dramma El-Rei Sebastião di José Régio con il quale ha ricevuto il Leone alla Carriera alla 61ª mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.
Nel film “Espelho Mágico” il regista torna a collaborare con la scrittrice Augustina Bessa-Luís, di cui adatta per lo schermo il romanzo A Alma dos ricos (L’anima dei ricchi, 2002).
Il suo ultimo film "The Strange Case of Angelica" (2010), proiettato nella sezione "Un certain regard" a Cannes 2010 è ancora in attesa di una distribuzione italiana.
La 15ª pietra — Conversazione tra il regista Manoel de Oliveira e Joao Bernard Da Costa (Raitre):
VIDEO: La 15a pietra - 1/3 RIFERIMENTI:
VIDEO: La 15a pietra - 2/3 RIFERIMENTI:
VIDEO: La 15a pietra - 3/3 RIFERIMENTI:
Commenti
13 dicembre 2010, 00:34 ....Una lucidissima verità Spaggy, sempre pronti a parlare di bischerate, e quasi mai a ricordare chi è sempre vivo e pieno di progetti. Mi associo al tuo telegramma, posso?...Auguri....anche a noi più giovani, ma che ne abbiamo forse più bisogno.
13 dicembre 2010, 00:43 ...e in effetti ne abbiamo più bisogno noi che lui ma non perché non se li meriti, anzi... ma mentalmente è ben più predisposto di chi invece si lascia prendere da divagazioni "meta-" e lascio a te il suffisso che vuoi ;) Volevo essere più ironico ma ho evitato di ferire la sensibilità di molti però mi piace ricordare Monicelli che lassù sarà contento di aver vinto una scommessa: aveva perso quella con Disi ma amava scherzare chiedendosi quando sarebbe morto de Oliveira, era impossibile che a 100 anni e passi fosse così ancora attivo! :)
13 dicembre 2010, 01:06 L'ho sentita anche io quella intervista di Monicelli, sempre molto ironico e sarcastico...si è levato di mezzo prima lui, perchè non ne poteva più di sentirsi confrontare con de Oliveira..."allora speriamo che muoia"...aveva detto il Mario, invece ha fatto tutto da solo...
13 dicembre 2010, 01:17 appunto per questo che mi fa rabbia quest'oblio collettivo. Mi si dirà che di compleanni ce ne sono almeno una decina al giorno ma, c***o!, sono 102 anni, mica lambrusco e pop corn... Sono esattamente 80 anni che realizza opera, il cinema portoghese non sarebbe esistito senza di lui e noi che facciamo? Ci regaliamo utilità a playlist e opinioni, per simpatia e non per meriti, ci azzuffiamo su cosa sia lecito scrivere o meno, ricordiamo i registi "sottovalutati" (da chi?) e quando abbiamo l'occasione di rendere anche un piccolo omaggio, a mo' di fiore ad un nonno che ha ancora molto da raccontare, ci tiriamo indietro. Dov'è finito il culto dei grandi? Che senso ha parlare dell'oggi e del domani senza tenere più memoria del passato? Mi sembra inquietante come cosa: siamo talmente presi dal nostro edonismo che per cercare l'originalità e il placet comune e diffuso ci "vergogniamo" ad essere banali...
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