Mi permetto una riflessione ad alta voce: brutto anno il 2010... Un altro genio della commedia ci ha lasciati... Sembra quasi che al mondo non ci sia più bisogno di ridere e che in un'altra dimensione (per chi ci crede) si stia preparando un grande progetto.
Gli sceneggiatori ci sono, così come attori e registi.
Spero solo che ci lascino vedere il lavoro realizzato...
Il regista americano si è spento mercoledì sera per complicazioni legate a una polmonite. Il cineasta, che ha diretto pellicole di successo come Colazione da Tiffany e Hollywood Party, nonchè la famosa serie La Pantera Rosa , aveva 88 anni, ed era ricoverato presso il St. John’s Hospital di Santa Monica, in California. Al suo fianco, i familiari e la moglie Julie Andrews.
Innumerevoli i successi del regista americano a cui l'Academy sei anni fa assegnò l'Oscar alla carriera.
[Via | LA Times]
Nasce nel 1922, William Blake McEdwards (questo il suo vero nome). Ed è un figlio d'arte: suo nonno, J. Gordon Edwards, era un regista del muto e il padre, Jack McEdwards, un regista teatrale e produttore. Lui, Blake, inizia la carriera come comparsa, poi si cimenta come attore nei Cavalieri azzurri (1942) di Henry Hathaway. Ma è solo nel pieno degli anni Cinquanta che si avvicina al cinema, come sceneggiatore di sei film del suo amico Richard Quine. Nel 1953 sposa Patricia Walker, dalla quale ha due figli, Jennifer, ora attrice, e Geoffrey, che ha intrapreso la carriera di regista. I coniugi si separano nel 1967.
La sua prima regia - Quando una ragazza è bella, 1955, segna già il suo destino di esperto di commedia. Confermata da un kolossal comico come Operazione sottoveste (1959). Ma è nel 1961, quando adatta per il grande schermo il romanzo di Truman Capote Colazione da Tiffany, che entra definitivamente nell'Olimpo hollywoodiano. Anche grazie all'interpretazione indimenticabile di Audrey Hepburn, identificata nel ruolo forse come mai prima di allora.
Ma il successo non si ferma. Qualche anno dopo, nel 1964, debutta — con lui dietro la macchina da presa — una delle serie più esilaranti e longeve della storia del cinema, La Pantera Rosa, con Peter Sellers nei panni dello stravagante ispettore Clouseau, a caccia del ladro di gioielli David Niven. Una saga che continua fino al '93, quando il regista gira Il figlio della Pantera Rosa, con protagonista il nostro Roberto Benigni. Che è anche il suo ultimo film in assoluto. Solo come regia, però: perché negli anni successivi continua a dedicarsi alla scrittura e alla produzione.
Non solo Clouseau, però. Dalla fine geli anni Sessanta in poi, sono tante le sue pellicole che lasciano il segno. La più cult è forse Hollywood Party (1968), ancora con Sellers, nei panni di un cameriere a una festa vip. Una delle sue opere più feroci e originali.
Da segnalare, tra tante commedie come La grande corsa e Papà, ma cosa hai fatto in guerra?, anche un dramma come I giorni del vino e delle rose (1962), con Jack Lemmon e Lee Remick alle prese con il problema dell'alcolismo; la sensuale e romantica avventura di 10 (1979), in cui lancia la bellezza di Bo Derek (il successo dell'attrice, però, si rivelerà molto effimero), e in cui dirige anche la sua nuova moglie, Julie Andrews. Che riporterà sullo schermo nell'esilarante commedia en travesti Victor Victoria (1982).
Considerato tra i maestri della commedia americana al pari di Leo McCarey, Preston Sturges e Frank Tashlin, Edwards ha fatto scuola con il suo gusto per lo slapstick, combinato alla comicità di situazione e a una sensibilità post-freudiana. "Non sarei capace di cogliere la vita se non riuscissi a vedere l'ironia del suo dolore", ha detto una volta in un'intervista.
Eppure, malgrado i tanti exploit, Edwards non è mai stato un autore amato dall'estabilishment. Anzi, Hollywood lo ha sempre guardato con una certa diffidenza: un po' per il suo celebre caratteraccio, un po' perché ha spesso citato in tribunale, per un motivo o per l'altro legato ai contratti, le case di produzione. "C'è così poca gente con un briciolo di coscienza in questo posto", si sfogò una volta, per giustificare la sua bellicosità contro gli studios. E forse è anche per questo che nel 2004 che l'Academy df Motion Picture Arts and Sciences gli consegna l'Oscar alla carriera: premio meritatissimo, per un grande cineasta forse un po' sottovalutato.
Qui il ricordo del critico Paolo Mereghetti.





















































Commenti
16 dicembre 2010, 20:07 Mi dispiace molto.
16 dicembre 2010, 20:17 ...brutto anno questo... riflettevo sul fatto che anche questa volta se ne è andato un genio della commedia, come se il mondo non avesse più bisogno di ridere...
16 dicembre 2010, 23:16 e soprattutto che ci fa ridere così? Sinceramente ora non mi vengono in mente nomi di registi giovani che sanno fare commedie come Edwards o Monicelli...Questo sì che lo trovo molto triste.
16 dicembre 2010, 23:20 Maghe', decisamente d'accordo... Sarà che amo i musical ma per me "Victor Victoria" resta insuperabile nel suo genere, soprattutto per la modernità che ha tuttora...
16 dicembre 2010, 23:46 Io invece che non amo particolarmente i musical, trovo lo stesso Victor Victoria un musical meraviglioso, bellissimo, ha tutto quello che deve avere un film...ma allora dove sta il segreto? Possibile che era la capacità unica di questo grande regista? Cavolo, basta guardare le commediole o musical che cercano di fare ora...o scemini, o rivolti solo ad un pubblico di adolescenti, o troppo pretenziosi, o troppo stucchevoli...Come faceva Edwards ha trovare la giusta misura per la leggerezza, il divertimento, il sentimentalismo, il ritmo...?
16 dicembre 2010, 23:53 La tua domanda vale milioni di dollari... se qualcuno conoscesse il segreto diventerebbe il Re Mida di Hollywood... ma dubito che esista... anche lo stesso Edwards ebbe problemi immani con gli studios: ad esempio il suo "S.O.B." rischiò di non arrivare nelle sale per via dei problemi della MGM, devastata dal flop del film di Cimino, "I cancelli del cielo"...
20 dicembre 2010, 23:56 era un grandissimo, sono cresciuto coi suoi film, per fortuna possiamo rivederli e ririvederli...
24 dicembre 2010, 22:10 ...con un certo ritardo, anche io mi accodo al coro di cordoglio. Ma sottovalutato, Edwards, non lo è stato mai. Anzi, direi il contrario: nello splendido film "biografia" di Peter Sellers, dal titolo "Tu chiamami Peter", si ricorda ancora la celeberrima frase detta da Sellers agli astanti: "Mai Hollywood vide un genio senza talento come te, Blake". E, francamente, era vero. Un regista manierista, pregevole nella descrizione degli interni, incapace di lanciare attori "nuovi" (vedasi Bo Derek...), legato esclusivamente a nomi importanti, quali Niven, Sellers, Dudley Moore, la stessa Julie sua seconda moglie. E chissà se sono mai stati diretti davvero...L'Academy sbaglia spesso. E l'Oscar del 2004 è sembrato un "risarcimento". Ma, forse, stavolta ci aveva visto giusto. Per ora riposa, Blake. Ai posteri, la sentenza. Ma si aspettano "vere" internettiane monografie!
25 dicembre 2010, 00:20 ma infatti questa non è una "vera" monografia internettiana e non ha neanche la pretesa di esserlo: è stato semplicemente un lancio di agenzia corredato dal "coccodrillo" ufficiale redatto dal Los Angeles Times, tant'è che trovi scritto "Via LA Times". Quando è stato postato erano trascorsi pochissimi minuti dalla diffusione della notizia e tutti abbiamo fatto riferimento a quanto in nostro "possesso". Poi, c'è chi onestamente lo dichiara, chi invece finge che sia farina del suo sacco ;)
Sono convinto che Edwards sia stato un regista sottovalutato soprattutto dallo star system con cui ha lottato più volte e prova ne è lo scempio fatto su "Operazione Crepes Souzette" o le difficoltà incontrate per "S.O.B."... così come ritengo che "Tu chiamami Peter" sia un'emerita boiata, per usare un eufemismo: basti pensare che Edwards e Sellers mal si tolleravano...
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