Bene, siamo qui alla prima "puntata" dei nuovi post emozionali, "indetti" da Spaggy, a cui va tutta la nostra gratitudine per averci offerto l'opportunità di "spellarci" un po', svelarci e metterci a nudo.
Percorsi nell'anima attraverso bizzarre o aneddotiche esperienze, che filtreremo con quel che abbiamo esperito, o come le abbiamo assorbite, riflettute, in flussi nostalgici o "semplici" ricordi per rammemorarli, anche "romanzandoli", affinché non sbiadiscano, immortalare quegli attimi per renderli empatici, condividerli, "squarciarci" nel nostro sentirci e "pulsarli" dentro bussando alle loro porte che stavan svanendo come fotografie evanescenti di Ritorno al futuro.
Be', sono felice e orgoglioso d'essere il primo a inaugurare questa nuova "sezione".
Raccontandovi un po' di me, enigmatico "neon" arcobalenico in notti impetuose, corridore di surreale astrattismo, ermetico quando me lo richiede l'esigenza, fuori da ogni epoca o, forse, solo troppo dentro il mio Sole, e che la solitudine s'"annebbi" illuminando le foschie, invece, in un madido crepuscolo dagli accecanti colori, a rinvigorirti lucente anche quando starai per scomparire.
La nostra vita è un cammino impetuoso, e sfido chiunque a "giurarla" al contrario, turbinoso che nei suoi imponderabili meandri "ignoti", spesso si turba.
Marchiare di carezze che la blandiscono, spesso diquest'ignominioso peccato si vien "sbeccati", nella nostra "fragranza" colti "in flagrante", e così ci denutriamo del nostro amarla.
Credo che, in alcune circostanze, potremmo appaiare la nostra vita a unfilm in cui "identificarci", dopo scossoni quasi immobili che la esacerbarono della sua indole.
Credo che Qualcosa è cambiato, film del '97 di James L. Brooks, con Jack Nicholson ed Helen Hunt, rispecchi quegli "screpolii" per cui la mia vita arse di nuovo rincuorata da uno squarcio divelto che svelò quella mia intima essenza che, gelosamente, celai per anni, forse ammorbandola d'una levità "ipocondriaca" che mentiva per non sciogliersi. Per iterar a squagliarmi in un'imbalsamata maschera d'"intoccabile" accidioso dalla facile "ira", forse per "squagliarmela", il metodo più conveniente per chi non vuol convenire con se stesso, nella vita non vuole "svenirci" e addivenir al suo Cuore che, tempestato di brusii a smarrirlo, spesso si "equivoca" per non evocarsi nella Bellezza conviviale, nel giuoco di specchi amorosi ed emotivi per cui spesso l'anima, tremolante e "impaurita" o irrigidita nella superbia, spesso (s)fugge. O era solo levità d'uno scodinzolar "fugace" per acchiappar solo fantasie a permear l'anima di suggestioni romantiche e per innerbar i fremiti affievoliti del Tempo che ti "cola" in gola?
Film del '97, a cavallo del nuovo "millennio" e, forse di nuovi oscurantismi, che cristallizzava, con placida dolcezza, in un excursus di cadenze "tambureggianti" allietate dai sospiri, le fragilità (in)espresse di tre viaggiatori nella o per la loro vita. Un ritratto dolceamaro delle "turbe" nevrotiche del famoso "male oscuro" ribattezzato, unanimamente, depressione.
D'occhi che lagrimano in coscienze svanite che pulsan ancora di vanità e desideri che si sopirono, che, come già detto, si "sospirano" ancora, la inspirano e lascian che scandisca nella "pelle" del sangue e delle passioni.
Film per cui Nicholson e la Hunt vinsero l'Oscar come "Migliori Attori Protagonisti" dell'anno.
Coincidenza curiosa quella di Nicholson, già oscarizzato per altri due personaggi simili, l'indimenticabile McMurphy del ...cuculo di Forman, e il "tenerissimo" Breedlove di Voglia di tenerezza, sempre, fra l'altro, di Brooks.
Icona della sua unicità all'acme d'una "follia" umanissima per anime che vengon viste come "matte" ma matte non lo son affatto. Forse, son gli altri "assonnati" e suonati...
Pare quasi che Nicholson, nella sua lunga galleria di personaggi di questo tipo, abbia voluto inocularvi quel che, forse, è davvero. Un uomo sicuro di sé che si rende antipatico, perché schivato per una vivacità fin troppo "contagiosa" che minerebbe quelle labili certezze su cui si fondan le basi "educative" di quella che, invece, a lui sembra (e non lo nasconde) una realtà ottusa. Un uomo che potrebbe mborghesirsi o adattarsi alla generale folla che "impazza" in mielose "cortesie" da mortiferi manichini che si credon vivi, ma, così, castigherebbe i suoi slanci, quella guasconeria che, metaformicamente, lo distingue da chi parla per "metafore", come ribadisce, infastidito, proprio in Qualcosa è cambiato. Che sgattaiola dalle frasi fatte e dai luoghi comuni, e, forse s'incupisce sognando solo di concupire e concepirsi ancora, più fresco e rigenerato, in una sorprendente, anche per se stesso, "metamorfosi".
Qualcosa è cambiato, As Good as It Gets, che potremmo tradurre, "saggiamente" in "Buona (così) come la prendi".
Eh già...
La nostra indolenza che si (s)muove, e non vuol dolersi più... ma toccarsi...
Affiggo, "in calce", la mia recensione del 9 Luglio di quest'anno:
"Laghetti e ciambelle alla marinara? No, grazie, o forse sì
Ci sono commedie che rievocano quei tremolii inquieti d'una svagata giovinezza quando, anche tu, come Melvin, t'ammorbavi in te stesso e ti disamoravi del frivolo, quasi che il tuo aleggiar nella vita, di futili giostrarsi "maniacali", allentasse la tensione, forse misantrop(i)a, forse alleggerrir le forti emozioni che guaivano, e castigarle così in una maschera cinica da "cattivo". O, passeggiando "furtivo", attento a non franger la tua anima nel caos che (non) domina il Mondo, baciarlo cheto per sfuggirlo ancora o, in fughe, rimembrarlo di tramonti letterari o imprimerli in romanzetti rosa a bruciarsi dentro, quasi a svenire con qualcosa di "mieloso" e svenevole, addolcirsi nella fantasia in cui vagabondar con "svagatezza".
Tetro, in palpebre dal "sorriso" ghignante, stanzionai nella mia stanza, evadendo dal "Mondo" per invadermi di zuccherose parole a fluirlo con imponderabile inebrio, a pulsar nei miei sospiri, tra l'"incompreso" o l'inafferabile "liquore" del Tempo che, comunque, mi scolpiva.
Melvin, personaggio odioso nel suo umorale "umorismo" delle "mostruose" nevrosi ossessiv, troppo sincero e sfacciato, nella "posa" sopraccigliare che irride perfino se stesso, beffeggiando l'immagine allo specchio che non vuol vedere o che teme, o per cui tremerà più dell'immobilismo in cu ha incancrenito i sentimenti o il respiro sempre impetuoso del toccarsi nell'altro, del solleticarlo con lo sguardo per "saltargli addosso".
Da amare, respingere o odiare, quasi un lupo allunato nella sua follia che è la "degenerazione" d'un enfasi creativa "moribonda", d'una pervasa anima dolente che si crogiola nel dolersi.
Quasi un fantasma, anche per se stesso, che però s'intenerisce, canta al piano nel "planar" della sera per un cagnolino che ha rabbonito la sua indole proterva e rabbiosa, che l'ha "teporizzata" coi suoi timidi occhi ad "adocchiarlo", a sbirciarne da "uomo perfetto" le creaturali paure che s'involsero nel suo avvolgersi nella cupezza.
Film umanissimo di tre attori dal percorso attoriale umano, un Nicholson che (s)varia sul suo "solito" tema, Helen Hunt, cerbiatta troppo adulta "alienata" nei suoi problemi, "ossidata" nella sua flemmatica rassegnazione che s'apre a squarci leggiadri d'una Natura poetica, e Kinnear, l'omosessuale "sensibile" che confessa spudoratamente il suo passato, a imprigionarlo nelle anime di chi lo guarda, di chi carpisce gli attimi vanitosi d'allegria che gli sussurran dentro.
Film d'un regista, James L. Brooks, hollywoodiano per confezione e "furbizia", per "irritante" buonismo di fondo che sa di toccar le corde "giuste".
Film che s'asciuga a bagnarsi d'emozioni, tra il commovente e il "patetico", ondivago se oscillar in guizzi e lampi o accordarsi all'ombra del film "a tavolino".
Film bellissimo, dunque, nella sua studiata (im)perfezione, di amori a brillar ancor intensi in piena notte, ad auscultar il proprio Cuore nei palpiti che, spesso, ci ottenebrano.
Film di persone che si svelano, cambiano, aspettano il Tempo lasciando che, bussando piano alle porte, entri, e si accomodi.
Perché, anche loro, potrebbero divertirsi... fra Manhattan e la periferia anonima di New York, nel "così va...". Meglio amarsi e amarla".
Quale prefazione migliore per introdurre la mia esperienza, che lambì dolori che pensavo d'aver taciuto e seppellito per sempre.
Sì, a volte, si "galleggia" in profondità "marine" o a "marinarla" e ammainarla, quando s'è già affogati, e, senza più foghe, ci sfoghiamo solo in sterili polemiche con noi stessi e un cambiamento che rimandiamo e non avviene. Perché, ancora, non sovveniamo a quel che ci piace, e non solo della nostra immagine.
Ero stanco e molto nauseato d'abbarbicarmi sempre a compagnie che smorzavano quella poderosa "grinta" ch'era rinata in me, dopo che m'illusi d'assestarla senza dissetarmene veramente, d'aderir, alienandomi sempre però di più o perlopiù..., a quei classismi che ti tediano nell'angoscia, d'ancor non superate scolarità sferiche, ove non fluisci, soffochi e deperisci.
Una rinascita che nacque per ribellione all'etichetta che m'avevano affibbiato, per cui, appunto, m'imbalsamai da solo in quelle influenze, e sapevo solo spalmarmi d'una "candida" inafferrabilità "anfibia".
Tanto che mi ricoverarono in clinica.
Be', "ambientino" poco "Arbre Magique" che non raccomando a nessuno, specie se fan quasi "irruzione" a casa tua e "capiti" e "capitomboli", in piena notte, in una cameretta asettica che è già dissanguata in una tetrità che palpi da lontano, solo "inarcando" le narici.
Posto alquanto "fetido" di pusillanimi psichiatri con l'arroganza barbogia di chi deve, comunque, schedarti, e, per due mesi o qualcosa anche di più, deve "trattarti" con indifferente accondiscendenza, imbottendoti di medicinali che sono "benda" nera e atrofizzante per il tuo istinto, per la "spavalderia" dei gesti anche semplici e naturali.
Ma, pur, "isolandomi" anche lì (dopo poco "allestirono" per me la "singola", quasi una "suite" con scrivania, comodino, bagno attrezzato e all'"avanguardia", dotata di ogni comfort, perfno un letto basculante e "snodabile" dal poggiatesta "argonomico" per tutte le anatomie), conobbi un mucchio di gente interessante.
Si crede che in clinica si finisce perché s'è "pazzi". Ne puoi incontrare tanti, è vero, gente che strilla e che canticchia ritornelli osceni tutto il dì, ma, perlopiù, è gente sanissima, fin troppo, che, poco prima di "finirci" poiché sfinito, ha passato dei momentacci. Divorzi repentini, traumi per la morte del figlio, perdita del lavoro, e altri "guai" di sorta. Gente senza più "scorta" burlata anche della loro invincibile "scorza".
Mi ricordo, in particolar modo, di due ragazzi, uno "grandicello" e l'altro quasi mio coetaneo: Tito e Luigi.
Tito, sempre in giubbotto di motociclista anche "al chiuso" a Primavera inoltrata, che ne approfittò per raccontare barzellette "sporche", spassarsela con Donne e ragazzine "facilotte" che non aspettavano altro d'esser consolate. Un Vasco Rossi della Bologna più "stramba" e "periferica", ossessionato da L'Uomo senza passato di Kaurismaki, che citava "a man bassa" e col quale infarciva ogni discorso per stemperare i dolori degli altri pazienti.
E, poi Luigi... simpaticissimo Peter Pan "sfarfallante" dall'ormone sempre "in festa".
Autore dei seguenti "passi", d'un intro.. verso scrittore dell'"assurdo" e di questi versi, appunto, della poesia "Non-Sense", da cui estraggo l'inizio:
Là dove ogni forma scompone
altre intriganti forme.
Il gioco diabolico
di un sentiero che sorride
in una lacrima
emanante flusso di un fiume.
Inarcate le spalle!
E la generazione
nella dispersione...
Nessuna accusa
accinge tra pensieri
dimenticati!
L'onda del mio arrivo veste
del raggio solare più terrestre!
Luigi... di cui non riveleremo il cognome per rispetto della privacy.
Tanti personaggi curiosi, un po', appunto, (dis)persi, un po' che, fra loro e con me, s'"aspergevano" per reggerci o per eriger, perché no, in tronfia prosopopea, le nostre anime stinte fra melanconie a gustarla lievi, e "lievitanti" energie per infuocarla di nuovo, meglio di prima.
Lessi tantissimi libri, divenendo fan accanito di Banana Yoshimoto, a cui, piuttosto che il celeberrimo "Kitchen", preferisco l'immaginazione incantata delle nostalgie di "Tsugumi".
Quando, finalmente, uscii, da quel postaccio...
be', mi risuonarono nell'anima le parole del grande Herman Melville dell'Incipit di "Moby Dick" nella traduzione di Cesare Pavese:
Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che mi interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. E’ un modo che io ho di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione.
Ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto. Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un bel gesto filosofico Catone si getta sulla spada: io cheto cheto mi metto in mare. Non c’è nulla di sorprendente in questo. Se soltanto lo sapessero, quasi tutti gli uomini nutrono, una volta o l’altra, ciascuno nella sua misura, su per giù gli stessi sentimenti che nutro io verso l’oceano.
Quale capolavoro migliore per riniziare, meravigliosamente stupiti ancora di tutto e della Bellezza, e navigarla danzanti fra ombre & gioie, battiti e battiCuore.
Sperando, però, di non incontrare mai più folli "capitani" alla Achab, che perseverarono e, inguaribili, persevereranno, "strabuzzandoli", per cacciare la mia balena bianca. Che si conservi così, diafana, eterea, "demoniaca" e nei miei "demoni", angelica e così, splendidamente (im)pura.
Ed ecco qui l'intervistona di Spaggy al sottoscritto...
CARTA D’IDENTITÁ
Nickname: Travis Bickle 1979
Nome: Stefano Falotico
Data di nascita: 13 Settembre 1979
Professione: Scrittore
Segni particolari: capelli tra il castano e il fulvo, che diventan quasi biondi al mare
S: Qual è il primo film visto da bambino e di cui hai ancora un nitido ricordo? Quanti anni avevi, cosa pensavi e chi era in tua compagnia?
T: Be', il primo film, esattamente, non me lo ricordo. Ricordo, certo, che m'"addobbavo" di film religiosi, biblici o peplum, con una predilezione per I dieci comandamenti di De Mille e Ben Hur, per il quale aspettavo solo la corsa delle bighe. Uno dei miei cult della primissima infanzia era Uno sceriffo extraterrestre... poco extra e molto terrestre con Bud Spencer. Storia d'un'amicizia fra un burbero, panzuto sceriffo di contea (c'è anche Ferruccio Amendola come speaker radiofonico) e un bambino-alieno. Forse "alienato".
Ma, come molti di quella generazione, amavo alla follia lo "stallonismo", sì, Sly. La serie Rocky e Over the Top come topici, quest'uomo che brancola, suda, cammina, erge il suo corpo in gloria, lo denuda lucente, lo flette perché (si) capisce che è "figlio" di tante flessioni, che s'innamora d'ideali utopistici, che brama vendette contro cattivoni in realtà "tenerissimi", che ansima, scala le scale di Philadelphia o s'arrampica sulle Dolomiti, quest'Uomo pragmatico ed "ematico" che, fra sberle, pugni, colpi marziali, si sfregia in tanti ematomi, ma, pur nelle ferite, rimane intatto, un colosso invincibile di pelle, sangue, nervi, pulsioni animalesche, quest'uomo che s'infuoca nelle foghe, nelle fughe da Destini proletari, che si sgualcisce, guaisce, perfino "nitrisce" in rabbie "nitrate" di vulcanica esplosività.
Poi, mi diedi a Taxi Driver, la mia anima, "onomatopeicamente", si modellò sul film di Scorsese e sul suo "eroe", anzi, per dirla alla Travis, si "orgasmizzò", straniera, stranita, lunare, notturna, talvolta nelle abrasioni e nelle "crocefissioni", talvolta affiggendo me stesso nelle agnizioni, profumandole di colori romantici svagati, svenevoli o solo (ri)"risolvendoli" nella dissolvenza, tra funerei, "macabri" balli solipsisti, un colpo di "nacchere" del mio Cuore e "due di picche" sempre lì a picconarmi.
S: Se li rivedessi adesso, ad anni di distanza e con una maturità differente, cosa ne penseresti? Con il Tempo, cambia la tua percezione di fronte a un’opera? Cosa ne determina il mutamento?
T: Rivedo tutt'ora i film col Bud nazionale, e sono ancora un patito di Stallone, che, come ebbi già modo di rimarcare in alcune recensioni, ha una sua precisa, identificabile, riconoscibilissima "autorevolezza" quasi autoriale. Si pensi a come s'è innalzato, monumentale, nella ricelebrazione di John Rambo e soprattutto in Rocky Balboa, film paradigmatici della poetica stalloniana, nostalgici, quasi crepuscolari, perfetta trilogia completata con I mercenari, effigie dello "squinternato" tamarrismo che ha una sua autentica vividità, una sua "laconicità" quasi goliardica, ritratto di un'epoca, gli anni '80, che non esistono più, se non nelle nostre "memorabilie".
No, di solito, non cambio quasi mai il mio giudizio sui film, perlomeno per quei film che "stabilii" esser subito dei capolavori, perché imprescindibilmente legati alla mia anima, alle emozioni di quando li vidi e li vissi, perciò connaturati col "flusso canalizzatore" del Tempo, suscettibile di sbalzi neuronali e di traiettorie percettive, ma sempre sensibile al "liquor" dei ricordi. Anzi, addirittura, se proprio deve "capitare", m'innamoro ancora di più d'un'opera, nel mio personalissimo viaggio quasi liquido, fra l'ormonale volergli saltar addosso in segno d'adorazione perpetua e un grido a osannarlo di gratitudine, anzi, esagero, di "beatitudine".
Forse, neppure la mistica d'una celestiale Lisa Snowdon potrebbe dissuadermi, nelle estasi carnali, che si sa son melliflue e foriere di cattivi, depistanti consigli, disamorarmi e disancorarmi dai miei film-àncora che guarderò ancora e ancora. Semmai con una di nome Vittoria, ché, fra un fotogramma e l'altro, potrebbe starci l'"aurora", svelta, forse, ma sempre di "cioccolato" sublime.
S: E, invece, il titolo che ti ha avvicinato al mondo della Settima Arte e che è stato la molla della nascita della tua passione?
T: Già detto, Taxi Driver, e quasi tutto il Cinema degli anni '70, padrini, serpi e Serpico, apocalittiche guerre coppoliane e la pietra miliare del film che tanto "militare" non è, Il cacciatore.
S: Passione, da patire, provare emozioni, di qualsiasi tipo esse siano. Cosa deve avere un film oggi per emozionarti? Hai uno schema preciso o un gruppo di autori, attori o registi che guidano le tue scelte?
T: Il Cinema si deve sentire così come quando una Donna "ausculta" il profumo cangevole, d'"amianto" roboante, eppur irresistibile della mia zona pelvica a chilometri di distanza. Sono un cane da "ultrasuoni" perché captano l'odor "tartufo" del mio erotismo alla "stracciatella". Be', io & Bob De Niro siamo la stessa persona, con la sola differenza che lui ha il neo appena appena sotto l'occhio, e io, di "lentiggini", son "schiumoso". Il mio corpo tenue nel "marroncino" ma è un gran marron glacé.
S: Cinema americano, orientale e italiano. Quale senti più vicino ai tuoi gusti? Quale invece rimane lontano dal tuo universo?
T: Io sono onnivoro di Cinema tutto e "altro", quindi sono oltre, anche se per taluni il Cinema rappresenta "il surrogato della pallottola" e sostengon ti "appallottoli", quasi un alibi per viversi in realtà illusorie, magiche perché vittime delle "delusioni" e d'un senso inappagato d'atavica inadeguatezza. Una grande stronzata. Ghezzi v'insegnerebbe che Marzullo non ha capito niente della vita.
Cinema americano, perlopiù, ma, l'Oriente, essendo Paul schraderiana creatura alla Mishima, m'affascina tantissimo. Un Tempo, essendo anche beat, vivevo di Kitano, poi venne, nelle vene, Takashi Miike, m'anche il Wook non è male, solo e solo per citarne tre.
S: Videoteca, sala d’essai, multiplex nel più vicino centro commerciale, download lecito o illecito? Come usufruisci delle opere che visioni?
T: Uso tutti i mezzi che ci vengono messi a disposizione per usufruire della visione d'un film. Evito, se posso, i multiplex, "locande" sguaiate di pacchianerie volgari (parlo anche della gente), scarico pochissimo però. Anche perché un film che m'interessa voglio averlo sempre in Dvd, meglio se in "Edizione speciale". Ho una videoteca impressionante, e talvolta arzilli signori in pensione, vengon da me per rifornirsi di opere introvabili. Sono il loro videostore storico.
S: Hai appena assistito alla proiezione di un film che non ti ha entusiasmato. Dicci qual è il titolo, cosa non andava e cosa inevitabilmente cambieresti.
T: L'ultimo dei templari, ho già detto tutto nella mia recensione. E mi son fermato con le parole per non dargli troppo addosso.
S: Due film: uno è più osannato di quanto meriti, l’altro invece è bistrattato da critica e pubblica. Il Genius corregge il tiro e ci dice che...
T: Il film più sopravvalutato del Mondo è Inland Empire (o tutto in maiuscolo, se preferite), perché Lynch è per pochi eletti, fra cui il sottoscritto. Quindi, credo, superbamente e a ragion veduta, che è osannato per sentito dire, per far i "gagà". Il più sottovalutato è Strade perdute, non perché non sia amato, anzi, ma non tutti han apprezzato a dovere il culo di Patricia Arquette. Già Lei che si spoglia mostrando l'"ambaradan", lo rendono un film immortale da fuoco cammina con me...!
S: Ti provoco un po’. Hai la possibilità di partecipare a due cene differenti che, per ironia della sorte, sono fissate allo stesso orario ma in città differenti. Nella prima l’ospite d’onore è Bob De Niro, nella seconda Al Pacino. Sei costretto a scegliere: a chi non rinunci?
T: Non rinuncio a nesssuno dei due, poiché sono "sdoppiabile" e anche "triplicabile", come tutti oramai (non) sanno. In realtà rinuncerei a Pacino, ma, mentre sto col Bob, telefonerei ad Al per chiedergli di lasciar stare la gemella di Adam Sandler, e rivolger, invece, la parola al mio "gemello". Applauso!
S: Un’importante casa di produzione ti affida la possibilità con un budget illimitato di girare un film sulla tua vita. Di che genere sarebbe? Chi avrebbe il tuo ruolo? Perché?
T: Non lo sai, ma già molti mi contendono. I miei romanzi son già film che aspettano solo d'esser prodotti. Il genere sarebbe un noir con "venature" horror e tanto sesso. E il protagonista Mickey Rourke, perché, lui non lo sa, ma suo figlio sono io. Gli piacerebbe...
S: Quale romanzo o libro, ancora “vergine”, porteresti sullo schermo?
T: Il magnifico "It" di Stephen King. Ha avuto una balzana versione in due parti per la Tv con uno stratosferico Tim Curry. La Warner Bros, da anni, sta lavorando per una versione cinematografica, ma, alla fine, la mole pare "intraducibile" per il grande schermo. Farne un film di poco più di due ore lo svilirebbe della sua arcana complessità. Quasi incendiaria.
S: Oltre al cinema, quali sono gli interessi del Travis?
T: Posso essere sincero? Tanto tu non puoi "bannarmi". Se non c'è la Donna, la masturbazione, soffice, quasi al caffè, la letteratura e la scrittura, la fotografia e un po' di musica, la migliore.
S: Leggendoti spesso, mi nasce la curiosità di sapere com’è la tua giornata tipo e, soprattutto, dove trovi il Tempo di produrre in continuazione spaziando tra playlist, opinioni e post? So che la scrittura fuori da FilmTv ti impegna parecchio...
T: In realtà ho molto Tempo libero, meno però di quanto uno possa credere. La mattina son sempre impegnato, "lavoricchio" anch'io (anche se ne sarei negligente), infatti, come potete appurare, le mie play, le opinioni e i miei post sono quasi tutti serali o "partorite" genialmente al mattino presto, appena mi sveglio. Devo rivelarti un'"atroce" verità. Prima uscivo poco di casa, adesso "fuoriesco". Non so se tutti coglieranno. Se esce Lui però è meglio...
S: Non hai paura che il lettore medio possa trovare ostico o criptico il tuo genere di scrittura?
T: C'è una tizia di nome Elvira, che, alla fin fine, seppur bonissima, non credo sia di "bocca buona". E' l'unica, in fondo, che non capisce quello che scrivo. Ce n'era un altro come Lei: è, a tutt'oggi, in cura presso Viggo Mortensen e Michael Fassbender.
S: Si dice che tra esistenza virtuale e vita di tutti i giorni l’individuo perda cognizione del sé finendo risucchiato in un vertice di bipolarismo. Se dovessi incontrare il Travis per la strada, come lo riconoscerei?
T: Credo sia il contrario. Solo chi non ha fantasia è depresso bipolare e non sa scindere fra vita reale e quella "virtuale". Io, rescissi il contratto con quest'uomo triste molti anni fa, e ora, più mi "divido" fra mille "immersioni" e più m'integro nella realtà.
Non potrei mai riconoscere un Bickle per strada. A meno che non morissi e vedessi me stesso, morto, dall'alto, poiché sono inimitabile. So che la tua era una metafora, ma nessuno può, neanche lontanamente, "metaforizzarmi".
S: Guardando avanti, qual è il film che stai aspettando con trepidazione di vedere?
T: Il film per cui non son "tiepido" ma trepido, è Hugo di Scorsese. Ho letto il libro, accuratamente e gelosamente nella mia biblioteca. Libro e film sul Cinema, sulla poesia e sulla Bellezza. E vedrete che Martin realizzerà un gran bijou.
S: Nella scelta di un titolo da vedere, ti fidi più dell’analisi critica degli esperti o del tuo fiuto?
T: Del mio fiuto, anche perché sono il miglior critico del Mondo. Puntualmente le mie "previsioni" si rivelano azzeccatissime.
S: Scegli un solo fotogramma cinematografico che ti descriva, invece, in questo momento...
T: Nicolas Cage che massaggia d'olio il culo di Erika Anderson in Zandalee. La situazione è un po' quella. E, Lei, è meglio di Erika. Applauso!
S: Per cosa vorresti essere ricordato dai lettori di FilmTv.It? Qual è il tuo valore aggiunto?
T: Su "FilmTv" vorrei essere ricordato come geniale autore di "diari", d'opinioni e anche provocatore che alimenta "baruffe". Il mio valore aggiunto? Senza di me e pochi altri meritevoli, "FilmTv" on line non esisterebbe.
S: Salutandoci, cosa non dire mai in tua presenza per non farti perdere le staffe? Quanto conta la formazione culturale della persona con cui ti trovi a discutere di cinema?
T: La gente ama provocarmi, perché sono e sarò sempre un "diverso". Non capiscono la mia "diversità" e mi danno patenti da "iellatore", "sfigato", persino "checca" o addiritura "ritardato". Qualche volta vado a trovare queste scimmiette allo zoo. Porto loro anche degli arachidi.
Sono molto "tollerante" quando incontro uno che di Cinema non capisce un c..., infatti gli scoreggio platealmente in faccia, e poi gli porgo un signorile inchino.
(Stefano Falotico)
























































Commenti
13 luglio 2011, 11:25 Ecco svelato l'arcano: la struttura è semplicissima, così come le domande e il resto. C'è cinema, molto... ma ci siete voi, soprattutto. Grazie a Travis per aver dato il "là": la porta ora è aperta, sta a voi entrarci :)
13 luglio 2011, 11:52 Travis, a "nudo" sei esattamente come ti immaginavo "vestito", segno che anche quando parli a ruota libera sei come ti mostri qui dentro, tutti i giorni...non avevo dubbi, ce ne fossero di Travis così, in tutti gli angoli, invece di rinchiuderli ne andrebbe ripopolato il mondo.
Il male oscuro è purtroppo cosa a me ben nota, tanto per ignudarmi pure io, so cosa vuol dire esserne vittima, doversi "curare" e preservarsi da pericolose ricadute. Hai avuto coraggio a parlarne, bravo.Un saluto.
13 luglio 2011, 13:03 maghella, ricorda, i pazzi veri "stanzionano" Giorno dopo Giorno in vite amarissime di ripicche, inganni, consigli fraudolenti, tradimenti, corna, abusi di potere, ricatti ai "deboli" e a loro stessi o al loro "sesso", pascolano "felici" nell'ingordigia materialista, si veston sempre "a festa" sciorinando frasi fatte e cita(n)do qua e là, vivon di stereotipi(e), di canzonette per "sbellicarsi" nelle budella e dar fiato al solipsismo del momento, amano le "maschere sociali", guardano sempre il prossimo con pregiudizio, rosicano e pensan che anche tu "rosichi" per vite di cui dovresti, secondo loro, essere invidioso, si dan un gran da fare per il futile, e anche il lor dilettevole è spesso associato a "giochi" di letto, leggono pochissimo e spesso scelgono pessimi libri giusto per rimbambire più di quanto già siano, vanno al cinema coi pop-corn nel cervello, e spesso san sempre qual è l'azione "gusta" che li salverà dagli "impicci" e dall'impasse, amano le crcostanze e l'opportunismo, il feroce, linciante opportunismo, le chiacchiere vanitosette e gli "smaglianti" rossetti, i "comodi" cuscini ma han sempre sogni irrealizzati nel comodino.
Se son "giovani", li vedi attorniati da leccaculo, o stan sempre lì a sbavare per qualche puttanella, si credon artisti con una micro Nikon per "immortalare" i Cieli "ermellini" con uno "sguardo" smorto e annebbiato da "vasi di terracotta", e la raccontano sempre "in gamba" appena li si becca "in flagrante".
Be', io amo le mie nebbie, le mie ubbie, il mio "gubbiarla" spesso, il mio abbaiare, ma, soprattutto, abbacinar l'anima... che soffra pure e che non sia, al superficiale "tatto" o taste, soffice, perché, almeno vive, s'emoziona, perisce tante volte deperendo per esser deprecabilmente blandita e osteggiata, ma conosco il profumo della mia Donna, anche quando è un ologramma fantasioso del mio, già, amarla, anche in modo "risibile".
Applauso!
13 luglio 2011, 13:22 ... Stefano. sei proprio entrato nel profondo! Hai disvelato l'essenza del tuo io con quel distaccato senso di caustica ironia che contraddistingue tutta la tua prosa!!!
Migliore inaugurazione di un ciclo non ci poteva essere!!!!
13 luglio 2011, 14:04 Hai ragione Travis...è il voler rinchiudere comunque i pensieri, le parole di chi non è omologato a rendere davvero pazzi. Si conosce il malessere? il disurbo? la deviazione? la si conosce davvero? Quante flebo e quante pasticche ci vogliono per essere omologati? Quanti Luigi, Giovanni, Andrea e Peppe conosco che ogni giorno si chiedono il perchè del dovere andare a mangiare in una mensa, perchè non hanno un soldo in tasca, perchè nessuno li ascolta? Eppure quando li si ascoltano rivelano un mondo tanto diverso e curioso...Bisogna ignudarsi? qui dentro? beh...è estate, cerchiamo davvero di farlo, non rimaniamo chiusi nel nostro piccolo avatar, non rimaniamo omologati nel bel pensare, Travis ci ha abituato al suo parlare...io ne faccio tesoro :)
13 luglio 2011, 14:07 @maghella, per quanto sia fan del libro "Un'altra notte di cazzate in questo schifo di città" e di propensione beat, be', non farmi ancora barbone, però. Credo che, in questo, apprezzo molto, comunque, i tuoi interventi, Spopola-Valerio abbia colto meglio il senso di questo post.
Ciao.
13 luglio 2011, 14:18 ...mai pensato di te come barbone, sono io che inseguivo dei miei pensieri, provocati dai tuoi. Il senso del tuo post è chiarissimo. Ciao.
13 luglio 2011, 14:22 Complimenti a Travis/Stefano per la felice inaugurazione di questo ciclo, che promette più che bene.
13 luglio 2011, 14:36 @cheftony, grazie Chef, aderisci anche tu a questo progetto, è molto stimolante.
@maghella, scusa, forse ho frainteso io. Ripeto, credo che il tuo intervento sia molto sentito.
Ciao, ancora, a entrambi.
13 luglio 2011, 14:56 Complimenti per l'idea a @Spaggy e per il testo a @Travis, il nostro funambolo della parola scritta....
13 luglio 2011, 15:14 No no, io non ho fatto nulla. Ho solo raccolto uno stimolo, la parte più importante l'ha fatta Travis e la farete voi, senza coloro che si "espongono" non si sarebbe potuto realizzare nulla. Mi piace semmai l'idea che possa esservi da stimolo, per la serie "Coraggio, si va e si fa"...
13 luglio 2011, 15:20 ...però, mannaggia, avrei potuto fare arrabbiare il Travis ma la notizia mi è arrivata in ritardo: dopo Sanremo, Bob De Niro sarà ospite della prima puntata di "C'è posta per te" della De Filippi (intervento già registrato qualche giorno fa a Roma). Non è che gli hai scritto tu, Ste'?
13 luglio 2011, 15:25 ahiaahiahi...faccio ancora il bastian contrario: maga, non te la prendere. Ma, per me, il buon Travis ci ha preso, omaggiandolo, s'intende, che pure per me Zandalee resta un superbo fondoschiena, per il culo. Perchè, caro Spaggy, cari amici, io volevo eccome, saperne di più sul faloticusgenius, ma, al contrario, egli rimestando tra le sue storie ci restituisce una play in intervista! Eh, no. Voglio le tue paranoie, voglie sapere quando ti svegli al mattino e scappi dalle tue paure, chie eri da bambino e cosa volevi fare. Come passi la tua giornata. E se fuoriesci, dove allora ti ritrovi? E come ti vedi e ti rivedi, se nuoti, hai famiglia oppure no, se giochi a baseball e ti fai la moglie del tuovicino o te li fai entrambi (ah, birbante...), magari anche quello che ti fa schifo. E, perchè no, vomita su quelli che fanno cagare. Mica solo Fassbender (notare il vezzo...) se la dà a gambe....Un saluto, e, per ora, devo...rimandarvi. E che, credevate che davo i voti solo ai film? No. Pure alle interviste. E ci voglio il sangue, dietro il (finto) registratore. Ma il sangue vero. Non questa brodaglia azzurra...M
13 luglio 2011, 15:34 Maurri, per certi versi, hai ragione... ma lì si deve anche rispettare la scelta dell' "intervistato" di non scendere troppo sul personale. E, di conseguenza, la sfera privata è stata toccata da una sola esperienza, dalla nascita dell'amore per il cinema, dall'approccio ai film e così via... Nessuno vieta, però, in futuro di poter toccare quelle corde, tutto dipende da quanto ci si spoglia (e vi parla un naturista convinto :P)...
13 luglio 2011, 16:24 @maurri63, be', il tuo intervento mi pare fuori luogo. "Insaguinati" tu, ma alla grande però, rivelaci le tue "perversioni", se ce l'hai, e tutte le "magagne" che hai combinato. Vedrai che darai il buon "esempio". Questo tuo commento, alquanto delirante, da curiosone un po' guardone, sarebbe lecito se ci garantissi che sarai il primo a "scagliar la prima pietra". Non è che, invece, butti solo il sasso a questa bella finestra?
Non mi sembra molto carino che tu venga qui a definire questo post "una brodaglia azzurra", dopo che il sottoscritto t'ha regalato la sua fiducia, omaggiandoti del suo ultimo romanzo, spedito, in forma assolutamente privata, in formato Pdf e tanto di copertina. Sai che ci stimiamo molto, o forse ho equivocato le tue parole, ma venir qui a darci dei "voti" d'insufficienza non ti fa onore. O la tua, Maurri, era solo una critica all'intervista di Spaggy? In entrambi i casi, te lo dico con grande rispetto: è sempre uno "sbraco" che travisa le intenzioni di questo lavoro.
Ciao, Stefano.
13 luglio 2011, 16:30 @Spaggy, perché dovrei arrabbiarmi? Il Bob è qui in Italia da giorni, e stasera sarà coi "compagnoni" Spielberg, Lucas e Coppola a omaggiare la grande Liza Minnelli. New York, New York...
Sinceramente, al di fuori della sua Arte, che si faccia intervistare dalla De Filippi o vada a Bari a mangiare "due cime di rapa" con Lino Banfi, me ne interessa pochissimo.
Anzi, potrei invitarlo al "Joe Bar" a prender un caffè col barista Giuliano, uomo magrino quasi grissino, che lo allieterebbe, prima, con tagliatelle precotte a ricordare i Tempi in cui ingrassò, autodistruttivo, per "Toro scatenato".
Evviva il Bob, evviva il culo di Erika Anderson!
13 luglio 2011, 16:35 ..era una battuta... però, voglio tornare un attimo alla questione dell'intervista: avremmo potuto raccontarvi anche quante volte si va in bagno ma non siamo "Novella 2000" o "Eva Tremila", quegli aspetti credo che poco interessino. Ho lasciato il tema libero proprio per permettere all'utente di raccontare solo ciò che voleva: trovo una violenza inaudita tirar fuori le cose con le tenaglie. Qui, come al lavoro, per me vale una sola regola: rispetto per chi ho davanti e mai superare il limite. No?
13 luglio 2011, 16:39 Caro Travis (in pubblico, dissi, sempre uso il nickkkk), ecco finalmente venir fuori la tua incaxxxxxatura! Ah, allora, sì, permaloso un poco sei! Per il romanzo ben ti ringraziai, ma, forse la tua casa editrice non ti ha detto, che io lo comperai, e che anche se lo sto rileggendo la seconda volta, mi è comunque piaciuto!(magari ne parliamo in privato: sennò pensano che ti pubblicizzo ? e se pure fosse?) Ma, proprio dallo scrittore che stimo (e che un pò conosco, spero), volevo (guardonescamente? si può dire?) un pò di prese di posizioni, magari "anche giochini della torre: chi butto giù?", con l'ironia che ti è propria. Ovviamente, se e quando Spaggy mi proporrà per questo, e la cosa non ti dovesse piacere, puoi criticarmi: io, in genere, diffido delle lodi. Ma amo i critici positivi: quelli che ti voglion bene, giacchè - credimi - sono tra questi. Non offenderti, però: non ti ho detto nulla di cattivo, prova a rileggermi. Solo che, da scrittore, ti sei difeso benino...o mi sto sbagliando? Se ho sbagliato, comunque, scusa: a volte la mia lingua tagliente non sa starsene al suo posto. Ps: il "sangue blu" sarebbe "la brodaglia" (ancora una volta, senza offesa: infatti, a parte questo, cos'altro avebbe William che noi non abbiamo....?) Un caro saluto, M
13 luglio 2011, 16:45 Maurri, ma sì, non prendiamocela. Ci siamo chiariti. In futuro, vedrai che mi denuderò ancora di più. Sai che sono il primo a dirla tutta, quindi perché nascondersi, purché non s'ecceda dai limiti che "Cinerepublic" deve, comunque, avere, per decoro e sana censura su ciò che si può o non si può scrivere.
E, anche perché, credo che, in fondo, non freghi poi tanto a nessuno se mi faccio la mia vicina o non me la faccio, se me le faccio tutte o mi faccio solo i c... miei.
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