All’epoca Gina Lollobrigida era la nostra diva più amata all’estero. Qualche mese dopo sarà scalzata da Sophia Loren, soprattutto per merito di Carlo Ponti che seppe imporla nel panorama internazionale come icona dell’italianità. Prima dello spodestamento di Donna Sophia, la Gina nazionale ebbe il tempo di recitare in questo prodotto senza arte né parte costruito con l’unico obiettivo di essere esportato. Storiella di infimo valore, oleografica (fotografia da cartolina di Giuseppe Rotunno) e senza una reale ragione d’essere che non fosse piacere agli americani, è un’accozzaglia di luoghi comuni e stereotipi che si vorrebbe inserire fuori tempo massimo nel filone del neorealismo rosa. Ma ad Ettore Margadonna la ciambella riuscì una volta (Pane, amore e fantasia), Dino Risi in sede di sceneggiatura è ininfluente e la regia dello sconosciuto Carlo Lastricati è inesistente, nonostante l’effettiva direzione fosse nelle mani di Vittorio De Sica. Tre divi da esportazione: Gina fa l’abruzzese verace di ritorno dagli States, Vittorio il prete di montagna, Amedeo Nazzari il fabbro. C’è pure Peppino come farmacista in cerca di moglie, ma era abituato a film anche peggiori. Dimenticato nel corso del tempo, nonostante ai tempi vinse addirittura il David per la miglior produzione (ossia Milko Skofic, marito della Lollo).





















































Commenti
10 febbraio 2012, 18:36 Lorenzo, magari informati meglio, non è stato questione di mesi ma di tre anni, la cosidetta Ciociara è stata messa nel mercato nel 1960, e certamente il resto lo condivido con te, compreso l'operazione di mercato e di convinzione di un pubblico che non aveva mai accettato la Loren, essendo costretta a condividere i film supportata da super professionisti e caratteristi, ma mai con personaggi da vera protagonista, o se si era provato la cosa, era risultato un vero fiasco
10 febbraio 2012, 19:05 Forse mi sono espresso male, "mesi" era solo un'espressione vaga per far capire che di lì a poco le cose sarebbero cambiate. Comunque condivido certamente ciò che hai detto, l'importante era far capire come dalla diva più verace della Lollo (probabilmente un tipo più da dopoguerra) si è passati alla diva più costruita della Loren (che in qualche modo rappresenta l'ascesa del popolo alla borghesia in seguito al boom).
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