Tempo fa avevo già parlato di Mickey, un breve ritratto calcato sulla sua stramba fisionomia da star outsider.
Mickey è uno di quei personaggi lunari, che spuntano da chissà quali remoti anfratti, s'incupiscono giacendo con Morfeo per riemergere con nuova "fame", nuovi desideri che s'affievolirono, che scalpitano ancora, forse un po' storditi e tremebondi, per afferrare altri attimi di una vanità perduta, ora risorta, riesumata, ancora tremante gioie e un pudore non scalfibile che si fa beffe di tante chiacchiere e parole burlone.
Già, Mickey è un tipo che certo a molti non ispirerà immediata, "cutanea" simpatia. Un "alieno" nella grande Hollywood, fin dai suoi esordi con Cimino e Barry Levinson.
Se potessimo ascriverlo a un aggettivo, credo che, irrimediabilmente, ci "balzerebbe all'occhio" la parola Bellezza. E la Bellezza, si sa, è spesso preda di risatine poco sommesse che vorrebbero deturparla, di intelligentie sentenziose, di quella boria che con sapido "gusto" freddo schernisce chi la possiede, quella riprovevole invidia che avvelena chi ne può godere, quell'invidia di cui chi ne soffre ne fa arma contro chi non ce l'ha.
Bello e dannato Mickey, uno che ha poco da spartire col termine "normalità", e nella tragressione "poltrisce", si fa giuoco degli scherzi atroci che il Destino ingrato potrebbe serbargli. Qualcuno, prima o poi, dovrebbe dedicargli una vera biografia, non uno di quei libri che lo descrivono semplicemente come "santino".
Coi santi Mickey ha poco da condividere, e non lo biasimiamo, né possiamo imputargli la colpa di averla vissuta al massimo, senza risparmiarsi, ben conscio di avere una pelle di cuoio, un'anima intrepida, un coraggio leonino, e, persino, ammettiamolo, una severa dedizione da Actor's Studio, sebbene detrattori poco stimabili critichino tutt'ora la sua recitazione troppo naturale, troppo istintiva.
Mickey è prima di tutto un volto, angelicato nella "perversione" maliarda di occhi che amano la cupidigia, la brama di sesso, il profumo di donne su cui "appassire" dolcemente, con "grezza" passione. Un volto "Francesco", di arcana poesia dello sguardo, uno sguardo che s'è "imbrattato" ed imbruttito poi nel fango, nella decadenza di chi, poco rispettoso del suo talento, come un Bukowski di Barfly, ha preferito concedersi il peccato d'infrangerne il dono. Buttandosi letteralmente "a mollo", sprecandosi, perdendo Tempo, prendendo la propria fortunata vita e gettandola nel cesso, tirare lo sciacquone e ripescarla in extremis dalle "fogne", ancora bagnata, eppure meravigliosamente intatta. Fradicia e pulsante un orgoglio mai (e)stinto, la friabile paura di essere ancora grandi, tanto vituperati, quanto tanto amati. (A)dorati.
Un uomo sognatore che se la ride di tutto quanto, lasciandosi naufragare con illesa maestria e stoicismo estremo.
Un alive, un uomo rinato e rinnovato, che nel suo freak di The Wrestler, ha cementato, nel caldo stagnante di zigomi e sudore, di un corpo di "accesa" pinguedine smorzata nei muscoli, la sua resurrezione, attesa dai fans, ostacolata dalle frettolose malelingue.
In perenne (ri)ascesa, sarà protagonista di molte pellicole, fra cui Passion Play di Mitch Glazer, accanto a un altro "angelo" pruriginoso ed erotico come Megan Fox, ed impersonerà Re Hyperion per The Immortals di Tarsem Singh. Solo per citarne alcuni.
Bentornato, ti offriamo da bere.
Che dici? Ci stringi la mano?
(Stefano Falotico)




















































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