Banale, ma non inconsistente (come il precedente), direi semmai pesante. Il registro scelto è quello della favola grottesca. Per carità, a furia di caricature, qualche tic effettivo della popolazione nordica viene colto, però è tutto buttato lì, in modo assurdo, eccessivo, iper velocizzato (comunque implausibile)
Tematiche come quella dei ritmi di lavoro stressante vengono presentati in modo banalizzante. Le pretese assurde dei capi (Bisio compreso) verso i dipendenti (come Mattia) assumono un tono straniante ma grattano solo la superficie del malessere. Tra l'altro i due attori protagonisti tengono botta fino a un certo punto, privi di una vera personalità o di una qualsiasi, autentica presenza scenica.
Emerge solo il manager di Paolo Rossi, una piccola chicca (grottesca, ma con un eco di realtà) in un mare magno di banalità.
Riconciliazione dietro l'angolo, come da collaudato copione italico.
L'arrivo di Mattia al Nord ha lo spessore del mito del buon selvaggio, trapiantato nel regno del "colonizzatore". Direi che è sufficiente così, non c'é bisogno di aggiungere altro.




















































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