Questo di Iñárritu è un film fisico e spirituale, denso e vigoroso.
Le prime immagini sono di pura poesia sembra un po' come trovarsi davanti ad una pellicola di Tarkovskij.
Ma poi il film diventa la cronaca di un inferno, la malattia allo stato terminale del protagonista (Uxbal) del suo lavoro di trafficante; dentro ad un inferno, una città cosmopolita (Barcellona) dove i rapporti sono superficiali, fatti per interesse (esemplare il dialogo al bar tra lui e il poliziotto corrotto).
Uxbal, probabilmente perchè consapevole di essere verso la fine della sua vita, sembra voler cercare relazioni più profonde, le trova nel rapporto con i suoi figli e anche per quanto possibile nel rapporto difficile con una moglie "sbagliata". E quasi inaspettatamente alla fine trova il calore incondizionato di una migrante africana che deciderà di prendersi cura dei suoi figli.
Dentro al film c'è la morte, la vita, la religione (anche con le sue credenze popolari), la spiritualità ma soprattuto una ricerca disperata di amore. Iñárritu ci mostra tutto questo con lucido distacco, senza dare risposte, da grande regista.





















































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