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Brian De Palma: Un'anima divisa in due

autore: Snaporaz68      
28 novembre 2010 | Registi

IL CINEMA DI BRIAN DE PALMA OVVERO UNA ANIMA DIVISA IN DUE

Parlare del cinema di Brian De Palma, regista americano nato a Newark nel New Yersey nel 1940, significa prendere coscienza della doppia anima che è sempre presente in ogni sua opera: quella “autoriale” ribelle e caratterizzata dalla dissociazione tra il soggetto protagonista e la società che gli sta attorno, e quella apparentemente accondiscendente con le regole del cinema hollywoodiano ma in realtà sottilmente sovversiva e simbolica. Solo così si possono spiegare le distanze tra film apparentemente diversi come Il fantasma del Palcoscenico, Sisters e Carlito’s Way rispetto a Omicidio in Diretta, Mission:Impossible e Mission to Mars.

De Palma nasce come puro autore (“avrei voluto essere il Godard americano” ha dichiarato in una intervista) e in effetti tutta la prima parte della sua produzione (dalla fine degli anni sessanta agli inizi dei settanta) è caratterizzata da film di denuncia sociale e alienazione post avanguardista. Da Oggi sposi fino ad Impara a conoscere il tuo coniglio, passando per Hi Mom , Ciao America e Murder a la mod, Brian De Palma esprime puro cinema d’avanguardia, denso di accelerazioni, improvvisazioni, jump cut con una impostazione rigorosa scientifica che ha come modelli Andrei Sarris e Bazin. Il rinnovamento formale sottende comunque un discorso politico e il tipo di cinema prodotto è caratterizzato da una assoluta indipendenza tra sistema narrativo e sistema stilistico.

Il problema che nasce però è la sopravvivenza, perchè il Sistema tende a isolare, emarginare questo tipo di cinema, con scarso riscontro di pubblico e De Palma si ritrova rapidamente senza soldi e senza produttori. Sisters (1972) è il film che segna la prima svolta nella poetica di De Palma e il successivo Phantom of the Paradise (1974) consacrerà il regista anche in Europa come giovane talento della new generation.

A differenza di altri cineasti che si arroccano nell’orgoglioso solipsismo della “politica degli autori” De Palma capisce che nell’”american system” forse è ancora possibile la difficilissima operazione di fare convivere in maniera indipendente le due tendenze, quella stilistica e quella narrativa, non facendo mai girare a vuoto la macchina da presa, ma ponendo il proprio talento visionario al di sopra dei manierismi tecnici, anzi utilizzando la tecnica solo per esprimere le proprie visioni di cineasta eccentrico. Onestamente questo pericolosissimo equilibrio non sempre verrà raggiunto e certi episodi della filmografia del regista (Cadaveri e Compari, Il Falò delle Vanità, Home Movies-Vizietti Familiari) appaiono francamente sconcertanti. De Palma ha l’urgenza di manifestare attraverso le immagini la propria visione del mondo ma ha la lucidità di ammettere che per lo spettatore medio il cinema è soprattutto spettacolo ed intrattenimento. Ecco perché possiamo sfatare il primo luogo comune cioè che Brian De Palma rifà i classici, e soprattutto Hicthcock. Nella realtà egli, pur omaggiando il maestro del brivido, citandone situazioni e anche trucchi (certe riprese in soggettiva, le carrellate indietro con le zoommate in avanti per creare l’effetto vertigo, le scene del bacio tra i due protagonisti nelle quali lo sfondo ruota magicamente), imprime una svolta originale con i temi fondamentali della sua poetica.

Primo tema fondamentale è quello del doppio: doppia personalità che presuppone dissociazioni schizofreniche (come in Sisters e Doppia Personalità), travestitismo (Il fantasma del Palcoscenico, Vestito per Uccidere). Disaccoppiamento tra testa e corpo (il trucco della spogliarellista controfigura in Omicidio a Luci rosse), l’eterno equilibrio tra Yin e Yang (che raggiunge il maggior contrasto cromatico bianco nero nel film Gli Intoccabili), voyeurismo (tema ricorrente nel cinema di De Palma, si pensi al fantasma del palcoscenico che spia ed è contemporaneamente spiato come il Jack di Omicidio a Luci rosse) e dissociazione dell’occhio del Grande Fratello in tante telecamere con vivisezione della realtà invisibile (come in Omicidio in Diretta e Mission:Impossible).

Altro tema fondamentale è la descrizione di un antieroe, spesso con problemi psicologici, a tratti problematico e decadente, tradito dagli amici più fidati e dagli affetti più vicini, sempre progressivamente lontano e incompreso dalla realtà che lo circonda. Tutto si basa sul principio si azione-reazione. Il fantasma del Palcoscenico Winslow Leach, Carrie, Jack Scully, Tony Montana, Carlito Brigante, Rick Santoro e lo stesso Ethan Hunt si trovano a dover fronteggiare una continua aggressione di un mondo che non li comprende e tende a rifiutarli ed annullarne la loro potenziale pericolosità sovversiva. Il fantasma Winslow cerca di sabotare l’industria musicale con bombe e omicidi ma anche il suo odio esplosivo sarà manipolato, Carrie sfrutta i suoi poteri per vendicarsi degli oltraggi subiti, Tony Montana diventa un pericoloso narcotrafficante e reagisce con un delirio di megalomania (che è la degenerazione del sogno americano “The world is yours”), Jack Scully vince la sua claustrofobia superando il tradimento con lo shock traumatico, Rick afferma un minimo di coerenza morale in un trionfo di vanità e corruzione, Ethan Hunt diventa un fantasma per sovvertire il sistema dall’interno sabotandolo come un ragno.

Il vero eroe romantico è però Carlito Brigante, che prova a cambiare, ci mette tutta la forza della disperazione per convincere chi gli sta attorno che adesso è sulla retta via, pronto per il Paradiso Perduto ma si trova, suo malgrado, invischiato da una realtà sociale che lo ha ormai classificato come “malvivente”. La grandezza di Carlito’s Way (che rappresenta il mio De Palma preferito) è proprio nella distanza tra le intenzioni soggettive di Carlito e l’oggettività di un mondo troppo cinico e disilluso per credergli. Questo contrasto tra soggettiva e oggettiva è espresso in maniera magistrale da DePalma nella sequenza che apre e chiude il film, quella del ferimento di Carlito. Dopo i colpi di pistola che stendono a terra il nostro antieroe, parte una stupenda soggettiva (il punto di vista di chi è trasportato in barella) prima sul viso di un poliziotto, poi sulle luci al neon della stazione, poi su una flebo, poi sull’atteggiamento disperato (le mani portate sul viso) della povera Gail. Questi passaggi vengono eseguiti con rotazioni magistrali di 90° della camera da presa fino a che all’ennesima rotazione (un vero capovolgimento) il punto di vista diventa quello del narratore che osserva il corpo sanguinante di Carlito. Come se questa vicenda di un singolo si dilatasse e diventasse modello universale (e oggettivo) di disadattamento ed emarginazione da una realtà assurda e mediocre, violenta e disperata.

Un eroe ambiguo (in scuro) è il Kevin Costner costretto all’imbroglio (la manipolazione delle giurie) e all’omicidio (sangue per sangue) per combattere il Male (in bianco) nel finale degli “Intoccabili” e così tutti i quadretti idilliaci della bella famigliola americana di Elliott Ness sono contaminati da una realtà nella quale ci si deve comunque sporcare le mani.

Altro tema che è importante sviscerare è quello della fallacia della realtà sensibile: che sia il rumore di uno sparo che proviene dal nulla (Blow Up), che sia il segno di un tatuaggio su un gluteo femminile (Omicidio a Luci Rosse), che sia il tradimento di un ammiraglio della marina ripreso dall’occhio di Magritte (Omicidio in diretta), che sia un finto omicidio (Mission:Impossible), tutto quello che vediamo, sentiamo, tocchiamo sembra non raggiungere i nostri sensi, sembra sfuggire alla nostra portata. Jack Terri, Jack Scully, Rick Santoro ed Ethan Hunt smbrano discendere direttamente dall’investigatore esistenzialista David Hemmings di Blow Up che solo ingrandendo il riquadro scopriva il particolare nascosto. E anche qui De Palma pur citando un classico (Antonioni), lo supera imboccando non la strada della crisi di identità (con successiva scomparsa dello stesso protagonista incapace di accettare la inconsistenza del mondo sensibile) ma rendendo l’investigatore consapevole della necessità dell’errore per non commetterlo più. I due Jack, Rick ed Ethan imparano sulla propria pelle (perdendo l’oggetto del proprio desiderio, vedendo morire la donna amata) che dietro il velo di Maya della conoscenza superficiale, esiste l’essenza profonda delle cose. La disattenzione, la superficialità, l’apparenza determina l’ingresso della morte e del dolore nell’universo dei protagonisti (si veda come esempio il necessario drammatico finale di Blow Out).

L’errore più comune è avvicinarsi a questo tipo di cinema con la pretesa della logica narrativa e della verosimiglianza. E’ vero che gli episodi migliori di De Palma sono quelli in cui livello narrativo e livello figurativo restano in bilico senza prendere il sopravvento l’uno sull’altro (Carlito’s Way, Scarface, Gli Intoccabili) ma è anche vero che nelle opere crocefisse dai critici (tutto l’ultimo De Palma Mission:impossible, Omicidio in Diretta, Mission to Mars e Femme Fatale) le accuse di manierismo e di ruffianaggine sembrano totalmente gratuite. E inoltre proprio in queste opere così bistrattate De palma ha regalato dei gioiellini di pura goduria per gli occhi: penso a M:I, alla scena di Ethan Hunt etereo e muto che si cala nel cuore del potere come un ragno, penso al lungo piano sequenza iniziale di Omicidio in Diretta con quasi dodici minuti senza stacchi che proiettano freneticamente lo spettatore nel momento cruciale dello sparo, penso alle bellissime sequenze in assenza di gravità di Mission to Mars, penso alle ambivalenti scene oniriche in Femme Fatale.

Anche le sue due ultime fatiche, Black Dahlia e Redacted riflettono questa perenne ambivalenza, ma questi ultimi due capolavori necessitano di una analisi a parte.

Commenti

  1. Inside man

    28 novembre 2010, 12:12 Barone Birra!? Avevo avuto qualche sentore in precedenza. Un cordiale saluto.

  2. degoffro

    29 novembre 2010, 19:03 Complimenti: con parole chiare e semplici sei riuscito a sviscerare le molte anime di un autore da troppi sottovalutato. Attendo a questo punto con fiducia la tua analisi di "Redacted" (su "Black dahlia" ritengo che la tua recensione sia quella definitiva). Un saluto

  3. sigourneyrules

    29 novembre 2010, 20:30 Complimenti, ottimo articolo, anche De Palma è ottimo!!!!!


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