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Chi era Nikos Papatakis?

autore: OGM      
10 febbraio 2012 | Registi


 

È stato il regista di soli cinque film. Ed il produttore di altri due, che hanno fatto la storia del cinema. Ma nell’antro segreto e oscuro dell’Arte riservata a pochi.

 

Nikos Papatakis (Addis Abeba, 5 luglio 1918 – Parigi, 17 dicembre 2010)  ha suscitato clamore, ma ha fatto poco rumore. Ha saputo lanciare provocazioni che, per un attimo, hanno squarciato il buio, e subito dopo sono ritornate nell’ombra. Un combattente che, nella sua lunga vita, ha voluto provare varie armi, però non ha mai cambiato divisa. Un artista che qualcuno ha definito sovversivo, sceso in campo sporadicamente, e solo quando il gioco si faceva duro.

 

La battaglia di Nikos inizia nel suo Paese di nascita,  l'Etiopia, ed è rivolta contro la dominazione coloniale fascista. Nel 1939 si trasferisce a Parigi, che diverrà la sua patria d’adozione, e qui prosegue la sua lotta con un uso anticonvenzionale della parola scritta, messa in scena, filmata, e quasi sempre urlata. I suoi amici sono poeti, filosofi, scrittori, che impugnano la penna per denunciare le debolezze di un mondo vecchio e stanco, però restio ad ammetterlo. In mezzo alla calma piatta lasciata dalle rivoluzioni mancate, Papatakis decide di seguire lo spiffero sotterraneo del pensiero alternativo, il cupo indicatore di una possibile via di fuga verso l’aria aperta. Tra le sue frequentazioni francesi figurano Jean-Paul Sartre e Jacques Prévert, tra quelle americane Andy Warhol. Ad alcuni rappresentanti di quell’ambiente parallelo e nascosto, in attesa di uscire allo scoperto e conquistare il mondo, Papatakis deciderà di legare per sempre il proprio nome. Produrrà il film Un chant d’amour (1950) per l’amico drammaturgo Jean Genet, e Shadows (1959) per John Cassavetes. Si legherà sentimentalmente alla modella tedesca Christa Päffgen, che ribattezzerà Nico e che diventerà la leggendaria voce dei Velvet Underground.

 

Papatakis sposerà il cinema e la musica: le sue due mogli saranno entrambe attrici, Ainouk Aimée (1951-1958) e Olga Karlatos (1967-1982) e, a partire dal 1947, gestirà il locale notturno La Rose Rouge, nel quale Juliette Gréco muoverà i primi passi della sua straordinaria carriera.

 

La sua scarna filmografia non ha mai mancato l’obiettivo di provocare scandalo. Avvenne per la sua opera d’esordio, Les Abysses (1963) che, presentata in concorso al Festival di Cannes, fu bersaglio di aspre critiche per i suoi forti contenuti antiborghesi. Le riprese del suo secondo lungometraggio, Oi Voskoi (Les pâtres du désordre) (1967), un’opera di denuncia contro la dittatura dei colonnelli, furono realizzate in Grecia nella clandestinità e la distribuzione ne fu fortemente ostacolata. A tutt’oggi non ne esiste alcuna versione tradotta. Il successivo Gloria mundi (Tortura) (1976), incentrato sulle sevizie inflitte dalle truppe coloniali francesi ai ribelli durante la Rivoluzione d’Algeria, venne proiettato a Parigi per pochissimi giorni, perché, subito dopo la sua uscita, in uno dei cinema interessati fu fatta scoppiare una bomba. Il film sarà messo al bando fino al 2005, e Papatakis resterà lontano dalla macchina da presa per i seguenti dieci anni.

 

La seconda, breve fase della sua creatività vedrà il suo ritorno, con un linguaggio più pacato, ma non meno letterario, sui temi della disillusione e della falsità, viste come le fonti di tutti i mali del vivere sociale. La politica sbagliata praticata in Grecia, la terra d’origine dei suoi genitori, fa da sfondo a I fotografia (La Photo) (1987), una storia di disoccupazione, emigrazione e speranze vane. Il pregiudizio e l’emarginazione sono, invece, i dolorosi leitmotiv di Les équilibristes (1992), il suo ultimo film, in cui un malinconico Michel Piccoli dà voce al dramma di essere diverso, incompreso, e, per il resto, un essere meschino e fallibile come tutti gli altri.

 

Secondo il critico Yannis Kontaxopoulos, l’opera di Papatakis "ruota intorno ad un unico tema: il rapporto tra padrone e schiavo, umiliazione e rivoluzione, dal punto di vista politico e personale".

 

Alla vita e all’opera del regista è dedicato il documentario Nico Papatakis-Portrait d'un franc-tireur, prodotto dalle emittenti televisive  Arte e La Sept, e trasmesso in Francia nel 2009.

 

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