Ora ha pronto un nuovo titolo, Cream Rises, una frase idiomatica che significa, letteralmente: la crema sale. Che cosa racconta? «Ho scritto due sceneggiature parallele, non so quale sceglierò. Per il momento non voglio dire niente della trama, vedremo». Come sono adesso i suoi rapporti con Hollywood? «Hollywood in tutti questi anni non è cambiata, i meccanismi, i giochi di potere, la mentalità sono inalterati. Quindi non sono cambiati nemmeno i miei rapporti con l’industria cinematografica. Che restano complicati». Lei viene sempre definito visionario: concorda? «Io non ho studiato cinema, ma architettura e pittura. L’architettura mi ha fatto capire che, come una casa si costruisce dalle fondamenta, così un film va pensato dalla base. Che è, prima di tutto, un soggetto originale. Ci sono in Italia le fotocopiatrici?». Certo. Perché lo chiede? «Perché tanti film sono fotocopie. Di libri, di altri film. Quando si continuano a fare copie delle copie, non si riesce più a leggere. Così con la cinematografia. C’è spesso un approccio feticistico che porta a ispirarsi al passato. Ma in questo modo non si rinnova mai niente. In compenso, molti tra i film in circolazione invecchiano velocemente. È perché non hanno quella vita propria che ogni pellicola dovrebbe avere, con personaggi unici». Clint Eastwood, suo primo protagonista, invece si è rinnovato: che dice di questa seconda vita? «Dico che non è la seconda, è la sua prima, grande vita. Clint è una bella persona, ed è pure molto simpatico, leale, semplice. Non arriva circondato da 25 guardie del corpo. C’è lui, e basta. Se fosse qui seduto, sarebbe a suo perfetto agio, e noi con lui. Ecco, è uno che, pur restando sempre se stesso, e senza uniformarsi al pensiero dominante, ha avuto il coraggio di cambiare, di puntare su nuovi talenti. Basti pensare a Hilary Swank di Million Dollar Baby: una grande scelta».Come mai ha accettato di fare il presidente di giuria a Cinemambiente? «Dicevo sempre a me stesso che non l’avrei mai fatto: ma mi ha invitato Alberto Barbera, che è un amico, e non potevo dire di no. Ero già stato a Torino una volta, sempre invitato da lui, avevo parlato all’università, mi piace la città. E poi c’è il tema: l’ambiente. Come si fa a non essere interessati, a non sentirsi coinvolti? Io vivo tra New York e la California. Dell’Ovest amo i paesaggi, gli spazi, i canyon, un panorama unico al mondo. Ebbene, vorrei che tutto restasse così. Quello che è accaduto nelle foreste del Brasile non si deve ripetere». Ha visto bei film? «Non mi pronuncio, la rassegna è in corso».Un ricordo del mitico Cacciatore?«Fu divertente ma pesantissimo. Alla scena del matrimonio partecipò l’intero paese dove giravamo: mangiavano, ballavano. Poi c’era la musica russa: tutti dovrebbero sposarsi accompagnati dalla musica russa».
Finalmente un nuovo film di Michael Cimino.



















































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