Non sarà pronto per il concorso a Cannes, e (in fondo) ci dispiace poco perché David Cronenberg é un regista assai poco da Croisette. La sua tigna canadese ruvida e intellettuale si sposerebbe probabilmente più con festival di nicchia e di pancia, rassegne come su ambo i lati dell'emisfero ne esistono forse due, tre o poco più (meglio non approfondire il capitolo sulla glamourizzazione festivaliera del cinema indipendente, che di per sé meritebbe una trattazione a parte). Parliamo piuttosto di uno dei più sublimi "adattatori" della storia del cinema, cineasta scrontoso e vomitevolmente stiloso, l'autore che personalmente più di ogni altro VA inscritto nelle ricorrenti beatificazioni del cinema americano degli anni '70 e '80: David Cronenberg, signori. Quel Cronenberg lì, che a differenza dei vari Zack Snyder o Alexandre Aja di oggi sapeva essere davvero qualcosa d'"altro" all'interno dell'industria di allora, e che costituisce, com'é "fisiologicamente" prevedibile, una sorta di corpo estraneo nel panorama cinematografico contemporaneo, una realtà grossolana che culla e beatifica artigiani di dubbia qualità e troppo (troppo!) spesso dimentica i veri maestri.
E' vano ma legittimo scadere nel coccolone nostalgico dei vari Carpenter, De Palma, Romero, Landis, Dante e via discorrendo. Tutti cineasti sublimi per "etica" e coerenza estetica, ma nessuno, a onor del vero, ha saputo reinventarsi come lui. Nessuno (escluso forse, tra i citati, l'autore di "Redacted") ha saputo reggere la zavorra autoriale come Cronenberg , rinnovando i propri stilemi e la propria poetica interna senza mai scadere nelle (banali) pose autoamiccanti o nel vago rimando ai tempi che furono. Cronenberg é un autore che piuttosto vive e PULSA nel suo tempo, piegando la contemporaneità alle proprie esigenze e ai crismi del proprio, paradigmatico universo. La tv, la scrittura arrovellata e sofferta, la follia psichica, il videogame e la violenza diventano "nuova carne" e materia putrescente sezionabile e scandagliabile, carne data in pasto alle zanne onnivore e scalfite (da cotanto divorare...) che devono necessariamente contraddistinguere gli spettatori del suo cinema multiforme: Videodrome, Il pasto nudo, Spider, eXistenZ, A history of violence. Tutto ciò che di per sé é astratto, politico, parapsichico diventa materiale, tangibile, quasi "maneggiabile" nel cinema di Cronenberg. Se ne sentono i pragmatici effluvi concettuali, la vivida struttura sorretta da un cerebralismo che ha un che di spaventosamente concreto (per chi vuol concedermi l'ossimoro...).
Naturale, dunque, aspettarsi che prima o poi Cronenberg realizzasse un film incentrato sullo scienziato della psiche, sul padre della psicanalisi, su colui che meglio di ogni altro (prima di lui, indirettamente l'aveva fatto Hobbes) mise a nudo la tragica carnalità della nostra mente, la sua natura di corpo materiale soggetto ad iperstimolazioni ed innegabilmente "elettrico", in quanto a impulsi. Be', eccolo qua, il film in questione: "A Dangerous Method", precedentemente conosciuto con il titolo The Talking Cure, è l’adattamento per il grande schermo della pièce teatrale omonima di Christopher Hampton che racconta il rapporto fra Sigmund Freud e Carl Gustav Jung con la bella Sabina Spielrein (psicanalista russa, una delle prime della storia): un triangolo con tanto di bella presenza femminile destabilizzante che, implicazioni gemellari a parte, rimanda inevitabilmente a quel capolavoro della maturità cronenberghiana che era "Inseparabili", a dimostrazione del continuo gioco di fitti richiami interni che contraddistingue da sempre l'opera del regista canadese. Protagonisti della pellicola sono il feticcio Viggo Mortensen (Freud), Michael Fassbender (quello di "300" e "Bastardi senza gloria", nei panni di Jung) e Keira Knightley (Sabina; l'attrice inglese prenderà parte anche all'adattamento del romanzo di Tolstoj 'Anna Karenina', accanto a Jude Law). Nel cast vi sono poi Vincent Cassel nei panni di un ambiguo paziente, Sarah Gadon (la moglie di Jung) e André Hennicke (il professor Eugen Bleurel, altro famoso psichiatra svizzero).
La vicenda è ambientata ai tempi dell’incombente guerra fra Zurigo e Vienna, ed é incentrato in particolare sulla relazione amicale e sul dibattito intellettuale fra l'austriaco Freud e l'"allievo" svizzero Jung. A Dangerous Method narra della nascita della psicoanalisi (rigorosamente in interni) e vede Carl Jung utilizzare il metodo di Sigmund Freud per curare proprio la giovane isterica russa Sabina di cui finisce per innamorarsi. Assai colpito dai risultati ottenuti da Jung, Freud lo nomina suo successore ma nel momento in cui l’allievo sviluppa le proprie personali teorie le loro strade intellettuali e emotive sono costrette inevitabilmente a dividersi. Lo aspettiamo con ansia, e presto parleremo anche dell'altro progetto che Cronenberg ha in cantiere (sembra spopolare il neomodello malickiano dei grandi autori che accavallano grandi produzioni): "Cosmopolis".





















































Commenti
3 aprile 2011, 15:38 Grandissimo Cronenberg, attendo con ansia di vedere questo film, andrò a vederlo con una mano sulla pancia, per sentire meglio le sensazioni.
Teniamocelo caro caro questo regista, che implacabile sta portando avanti il suo percorso, senza momenti di grande cedimento, senza farsi prendere da altre distrazioni, continua implacabile, come una delle sue numerose mutazioni...Bel post, condivido tutto quello che dici. Un saluto.
11 aprile 2011, 23:04 non vedo l'ora di vederlo! forse solo Cronmberg poteva trattare la nascita della psicoanalisi
12 aprile 2011, 11:07 quoto vurdalak. Sono in intrepida attesa. Cronenberg è uno dei registi che m'ha lanciato verso la passione per il cinema 2-3 anni fa :)
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