Quand’ero ragazzino sono rimasto stregato dai trailer di uno strano film, Picnic ad Hanging Rock. Non sono riuscito a vederlo in prima visione, ma poi l’ho ricuperato, vedendolo più volte, e mi sono anche regalato il DVD al mio compleanno.
È il primo film di Peter Weir distribuito fuori dall’ Australia (2 film precedenti sono inediti credo in Europa). È un film indefinibile: non è un horror però è inquietante. Non è un film fantasy, credo addirittura sia ispirato ad un fatto vero, eppure sembra un fantasy. Non è un giallo perché non ha soluzione. Non è un film erotico, però ha qualcosa di morboso. Tutto sommato è un film in cui non succede nulla. Però ha un fascino e una magia unici. È la storia di un gruppo di collegiali primo '900 che vengono portate in gita (tranne 1 che rimane in collegio per punizione). Spariscono misteriosamente tutte tranne 1 che non ricorda nulla. In quel periodo ho visto anche altri 3 film di Weir: L’ultima onda, Gli anni spezzati e Un anno vissuto pericolosamente. Altri 3 gioielli. Se Weir fosse rimasto in Australia sarebbe diventato, se non uno dei 10 registi più grandi della storia almeno uno dei 20, invece è andato a Hollywood. Non che là abbia fatto male, anzi ha girato film leggendari come Il Testimone, L’ Attimo fuggente e –soprattutto— The Truman Show. Ma nessuno di questi ha la magia e il senso del meraviglioso dei film australiani. Solo in alcuni momenti di Fearless, peraltro un film non del tutto riuscito, riaffiorano. Da un po’ di tempo Weir tace. Leggevo su IMDB che stava lavorando ad un film tratto da William Gibson. Aspettavo con ansia…poi è stato annunciato The Way back, storia di una fuga da un lager. Chissà quando lo vedremo...
Quando ripenso a Picnic a Hanging Rock mi torna in mente un altro strano film che da noi si intitola L’Australiano (il titolo originale è The Shout) e anche questo indefinibile come genere e basato sul mistero. È la storia di un tipo che si piazza in casa di una coppia e, solo raccontando che lui ha imparato dagli aborigeni la capacità di uccidere con un urlo, gli fa fare tutto quello che vuole. Ovviamente non sappiamo se è vero, se tutta la storia non sia un invenzione e di chi (il racconto è a flashback) ma è questo il bello. L’ Australiano è Alan Bates, grande attore inglese morto da poco e il regista è Jerzy Skolimowsky, da ragazzo alter ego di Polanski, autore di 4 film in Polonia (incomprensibili per i non polacchi) e poi altri in giro per il mondo. The shout è il suo capolavoro, molto belli anche Le Depart (mi rifiuto di usare il titolo italiano) e Deep End (in Italia la ragazza del bagno pubblico). L’ho visto un paio di volte di notte più di 20 anni fa e, a differenza di Picnic, ne ho perse le tracce, finchè un amico mi ha regalato una vecchia cassetta un po' logora. Ma il fascino del film è intatto.





















































Commenti
10 novembre 2010, 19:06 Picnick at hanging rock e l'australiano sono anche due miei cult! in particolare il secondo che, al contarrio del primo, ha sofferto di una certà sotterraneità. Il picnic lo vidi a 12 anni al cinema e ne rimasi molto turbata, sarei voluta entrare nello schermo e scuotere l'unica superstite del gruppo per costringerla a raccontare ciò che sapeva. Per anni mi è rimasta una curiosità incredibile di sapere cosa fossee successo veramente. In realtà sembra che non ci sia nessuna vera storia da cui è tratta la vicenda ma che sia stato solo un espediente per creare curiosità.
Se mi trovo in un paesaggio roccioso di quel tipo comunque un pensiero al film ci va sempre...
11 novembre 2010, 11:01 Complimenti a vurdalak per questo post che naturalmente mi ha fatto venir voglia di vedere anche "L'Australiano". Il mistero e le molteplici versioni di un evento sono ancora uno serbatoi del cinema di serie A e della letteratura che reality shows e blockbuster non hanno ancora ucciso e vorrei affiancare a questi film da voi citati anche un capolavoro di Herzog, "L'enigma di Kaspar Hauser" dove il mistero è ..una persona, un uomo senza nome e senza parola.
11 novembre 2010, 13:32 @almodivariana: in effetti il paragone con Herzog è azzeccatissimo, pensando a registi che abbiano il senso del mistero e della natura come entità viva è uno dei nomi che mi viene in mente insieme a quello di Malick
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