Robert De Niro, nato in un'assolata o forse, già, notturna Luna illuminante d'un 17 Agosto 1943, di sospiri delicati d'una dinamica energia cinematografica.
Tempo di addobbi e di "decorosità" buoniste, in cui alati pensieri non son inceneriti da opprimenti realtà. Ci sarà Tempo per fustigarsi, e le "lagrime" assopiranno altre turgide tonicità, intenerendole di corrose speranze, "dissipatorie" nella roboante giostra dei sogni smarriti e delle affievolite illusioni, saran macerate da duri "castighi" d'imperiosi obblighi sociali a "impettirle" e ordinarle, forse ci "orineran" altre amene "sconcezze" irrigidite in "burocratismi" a cui c'asserviremo per non librar di sinuosa libertà nell'inaudita spensieratezza. Ch'è genitrice delle magnificenze e delle poesie più rubiconde di maliardo onirismo.
Dalla vigilia di Natale, nel mio "Morfeo" che mi coccola, sbaciucchiandomi di REM di morbida "carezzevolezza", desidererei un regalo che m'"avvinca", gioiosamente, alla mia indole "michelangiolesca". Sì, un angioletto di "dormigliona" Natura Thun, con tanto di guanciotte e paffute manine, che svolazzi per la mia casa e mi "soffi" baci della buonanotte, sorvegliando i miei sonni spesso febbricitanti d'insonnia.
Ah, ma come Sam Elliott de Il grande Lebowski, sto "ruzzolando" in digressioni, forse, un tantino troppo "tarantiniane". Sì, perché anche Quentin, seppur intinga il suo Cinema di "pennellate violente" e sprazzi d'umorismo nero, ha un Cuore docile e contemplativo, quasi minimal-chic, fu l'amante di Sofia Coppola, "leonizzandola" per Somewhere, prima che, di "maritozzi" & tarantelle lucane, si sposasse a Bernalda con tutta l'allegrona combriccola dell'Hollywood italoamericana.
Ma, torniamo a Bob, neo magnetico dell'esistenzialismo da nuvole corroborate nel neon.
Icona dei disagi "borderline" ed enigmatica "amleticità" di "schizofreniche" eccellenze recitative, fregolista di trasformismi ineguagliati, maschera che ghignò, tra grand guignol "semifreddi" e caldi "impermeabili" da detective dalla leggera, "libellulesca" posa beffarda, disillusa o, adamantinamente, amara in città accanto al mare.
Eran tutti avvezzi a vezzeggiarlo quand'era grandissimo, immenso.
E, ora, come terrificati perché delusi, par quasi che si divertano a "olezzarlo".
Be', a essere onesti, non ci ha offerto granché negli ultimi anni, proprio nella stagione in cui poteva cementare il suo status d'imbattibile leggenda con lo splendore dei primi battiti "senili".
Penso, appunto a Eastwood, che ha saputo rigenerarsi con acume "classicheggiante", rinverdendosi proprio nelle "autunnalità".
O, in ambito prettamente attoriale, anche solo a Jack Nicholson che, eccezion fatta, per il suo "scivolone" con Adam Sandler, ha preferito centellinar le sue apparizioni con quella sobria saggezza di chi non vuol che s'impolveri la sua levatura "diabolicamente elegante", di perenne fascino immutato anche ora ch'è "affogato" in una pinguedine da "foca".
E' luogo comune che le due ultime interpretazioni davvero maiuscole del nostro Bob, "risiedano" nello spettacolare anno 1995, in cui firmò il fenomenal "dittico" Casinò-Heat.
Da allora, con progressiva nonchalance, è comparso in una serie innumerevole di pellicole.
Molte delle quali, la Critica, sempre "apprensiva", puntigliosa ed esigente, non ha lesinato a "scartare" con quelle celebri "spallucce" che li han già classificati come semplici "usa & getta", non certo d'ascriver negli annali.
In fondo, si sbagliano.
Ci son, invece, molti ruoli meritevoli sui quali mi soffermerei con maggior spirito osservativo.
Che "puntellerei", sebben ammetta io stesso che abbia "pullulato" un po' troppo.
Li citerò cronologicamente.
Su Sleepers di Barry Levinson, mi son pronunciato in termini onorevoli, seppur, all'epoca fu freddamente accolto in apertura del Festival di Venezia.
Il suo padre Bobby, è un'ambigua caratterizzazione che, grazie alla sua misura interpretativa, assume, in brevi tratti, contorni epici.
Come dimenticarsi, poi, dell'imbranatissimo Louis Gara di Jackie Brown, tanto "rinco" da non accorgersi che la palpabilissima Bridget Fonda "ronza" solo per "assaggiar" la sua "ruggine" che sa solo "bofonchiar" da (s)fumato qual è. Tanto che, la "sodomizzerà" in tre minuti scarsi, con un fiatone da podista "spompatone".
E, soprattutto, del suo Moe Tilden di Cop Land, altra perla degli anni '90. Sonnecchiante volpe che risveglia le "sordità" d'uno Stallone imbolsito da una merda che non vuol vedere.
Ma, i suoi due ruoli migliori di fine millennio, sono senza dubbio, Conrad Brean di Sesso & potere, deus ex machina canaglissimo d'un brutto "inghippo" sessuale, e Sam di Ronin, ultimo, vero capolavoro di John Frankenheimer. Cinema "d'accetta", secco, brusco, malinconico, senza speranza.
Sam, chiaroscurale fantasma di demoni mai vinti, un "mercenario" al servizio di chi conta davvero, ma non ha "identità".
Poi, inanella "ruoletti", spesso da comprimario che s'è adagiato sugli allori.
Un po' a sorpresa, spiazza tutti, con due azzecatissimi ruoli "comici", Paul Vitti, "padrino" con gli attacchi di panico in cura dallo strizzacervelli Crystal di Terapia & pallottole (e seguito d'un Boss sotto stress) e il planetario successo della saga Ti presento i miei, nei panni del wasp "rompiballe" che "braveggia", con tanto di "macchine della verità" che lo tengon d'occhio, lo sfigatissimo Ben Stiller, perché il matrimonio non s'ha da fare, a meno che il cerchio della fiducia non esaudisca i suoi severi propositi.
Appare in circa quattro film all'anno, non so se l'avete notato, e sebbene, spesso, non vengan presi molto "sul serio", l'anno scorso, tanto per smentire i suoi accaniti detrattori, m'ha stupito, nella versione di Stanno tutti bene di Kirk Jones, col bellissimo Stone di John Curran (uscito, da noi, direttamente in Dvd, e quindi passato "in sordina", come sempre accade in questi casi), e due fra i migliori della scorsa stagione: Limitless di Neil Burger e Machete di Robert Rodriguez.
In entrambi, non n'è il protagonista, ma sono due film da applauso, posso giurarlo, non bruciatemi.
Molti ne son concordi, quindi non "ammutolitemi" con del "nastro isolante". Il mio, non è l'assolo d'un "nasone".
Limitless, parabola psichedelica di coolness-Chemical Brothers, Machete, un colpo di genio che omaggia perfino Sergio Leone, aggiornandolo al gore moderno.
Non tutti sanno, che il grande Bob, ha letto una miriade di sceneggiature e aveva già firmato per molti progetti allettantissimi.
Su tutti, In the Kingdom of Big Sugar di Jodie Foster, film d'impegno "civile" su un folle speculatore dell'industria dello zucchero.
L'abbiamo visto? No.
Il remake di 36..., con George Clooney.
Ne abbiamo perso ogni traccia.
Frankie Machine di Michael Mann, dalla novella di Don Winslow.
De Niro, per Mann, con la sua Tribeca, produce Nemico pubblico, ma Mann si dà, poi, ad altro.
Favore non restituito. Senza nessun "a buon rendere".
Honeymoon with Harry di Jonathan Demme, sceneggiatura di Paul Haggis.
Sembra tutto pronto per le riprese, e il solito capricciosone del Bob dà, inspiegabilmente, forfait.
Mandando a monte tutto per un assai stizzito Demme.
E, The Dying of the Light del nostro lanciatissimo Nicolas Winding Refn?
Scritto da cotanto Paul Schrader... inzialmente pensato per Harrison Ford, ma passato sotto "i tuoi occhi", e dopo il suo rifiuto, ritornato ad Harrison, per qualcosa che non fu(?).
Ah, non ci siamo proprio, ma guarda un po' che ci combini...
"Consoliamoci" con i suoi "prossimamente".
Al Sundance Film Festival di quest'anno, quindi fra pochissimo, esattamente il 20 di questo mese, sarà presentato in anteprima mondiale il misteriosissimo, in tutti i sensi, Red Lights di Rodrigo Cortés, indagine "ai confini della realtà" sul paranormale.
Del film, abbiamo visto solo un criptico teaser, con la sagoma di De Niro ripreso di spalle che, lentamente, si volta verso di noi, e ci guarda "biecamente", da "cieco".
Il trailer di Being Flynn (Paul Weitz) con tanto di "The Shining" dei Badly Drawn Boy in colonna sonora (e ce ne saranno altre...), m'ha lasciato stupefatto. M'è parso un De Niro in gran forma, per un film tutto da vedere.
Presterà anche il suo volto per Freelancers di Jessy Terrero (chi è costui?) con 50 Cent (ahi-ahi).
Ma, c'è anche Forest Whitaker. Con tutta probabilità destinato al mercato "home video".
Quindi, la commedia drammatica matrimoniale The Big Wedding, appunto, in cui torna a far coppia con Robin Williams.
Il film più chiacchierato è già, però, The Silver Linings Playbook, storia d'un "matto" che "rinsavirà?".
Oscar, in vista...
A fine mese, comincerà Killing Season, per la prima volta fianco a fianco con John Travolta. Thriller ambientato fra le dure "rocce" degli Appalachi.
E, a inizio Primavera, sarà diretto per la prima, assolutissima volta, dal suo eterno amico Sean Penn per il promettentissimo The Comedian.
Ah, però, caro Bob, ti perdono per i tuoi tanti "No", "ingiustificati", ma tu e Martin Scorsese, non potete aspettare mica ancora tanto per The Irishman. Rivederti con Joe Pesci, mi eccita da venir nelle mutande, e poi Al Pacino nei panni di Jimmy Hoffa...
Dai su, non siete giovanissimi.
Non c'è Tempo da perdere.
E, speriamo che giri davvero anche il "biopic" sul "mostro" Bernie Madoff, per l'HBO.
A tal proposito, per il 27 Gennaio di quest'anno, era stato annunciato Lombardi, altra "biografia", questa volta sull'omonimo mitico allenatore di Football, in occasione del Super Bowl.
Mi pare che non sia stato "scattato" neppure un "Ciak".
E il sequel di Midnight Run, che fine ha fatto?
Ah, Bob, io ti sculaccio, sai?
Monellaccio!
(Stefano Falotico)




















































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