Attenzione! Sono presenti spoiler o anticipazioni del finale.
Il nuovo film di Nanni Moretti è composto dall'intreccio di due situazioni che c'entrano e non c'entrano l'una con l'altra. Mi viene da pensare a "Totò, Peppino e la Malafemmina" di Camillo Mastrocinque: la libertà giocosa e la forza comica delle scene con lo psichiatra Nanni e i porporati segregati in Vaticano non ha nulla da invidiare a quelle con Totò e Peppino nel film di Mastrocinque; ma, mentre del secondo episodio del film del 1956 (le traversie amorose di Teddy Reno e Dorian Gray) non frega niente a nessuno, nel film di Moretti la seconda situazione, che si potrebbe intitolare "Melville, o dell'inadeguatezza", è quella più importante, anche se necessita di più attenzione e di un po' di tempo per emergere nel complesso del suo significato. Un uomo, un cardinale di secondo piano (è dato 90 a 1 dai bookmaker), che nel conclave quasi non si nota e che nelle prime due o tre votazioni (tutte fumate nere) non prende nemmeno un voto, improvvisamente e inspiegabilmente viene scelto come nuovo Pontefice con una maggioranza quasi assoluta. C'è stato un accordo tra i porporati oppure si tratta di un miracolo, è intervenuta la Provvidenza a influenzare le scelte dei votanti? Le espressioni beatamente stupite dei cardinali sembrerebbero convalidare questa ipotesi: un uomo scelto da Dio quando pareva non si potesse uscire dall'impasse. Ma quell'uomo dubita. Dubita dell'intervento divino nella sua scelta perché dubita delle sue capacità nell'impersonare il ruolo di Papa. Ha una crisi, mette tutto in stallo, poi riesce addirittura a scappare, aggirandosi per la città in incognito, avendo modo di incontrare delle persone che si rapportano con lui per quello che effettivamente è, senza più la maschera dell'abito talare. Rientra in Vaticano, ma anche qui è in incognito, nell'anonimato. Forse, un Papa scelto da Dio, dovrebbe avere un'aura, una personalità, che si impone al di là dell'abito (o della maschera) indossato. E invece lui, Melville, vecchietto sperso in un bar, non riesce ad ottenere neanche il favore di una telefonata se non per la pietà che ispira ad una avventrice. Può un uomo così insignificante (talmente insignificante che lo psicologo chiede non a lui ma al cardinale Gregori cosa gli si può chiedere e cosa no) essere la guida spirituale di milioni di persone? Può un essere umano con dubbi, paure, angosce, con la certezza che la Chiesa debba rinnovarsi ma senza un'idea precisa del come, avere la presunzione di mostrare agli altri quale strada si debba percorrere? Per Moretti e il suo Melville la risposta è: no.





















































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