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Hana-Bi ­ Fiori di fuoco - recensione di supadany

autore: supadany      
21 ottobre 2011
(aggiornato 21 ottobre 2011) | InVisibili

Il voto di supadany: supadany ha votato Hana-Bi. ­ Fiori di fuoco buono stelle

Hana-Bi. ­ Fiori di fuoco

(Giappone, 1997)

Titolo originale: Hana-Bi

di Takeshi Kitano con Takeshi Kitano, Kayoko Kishimoto, Ren Osugi, Susumu Terajiama
voto buono


VOTO : 7.

 

“Hana-bi” è il film che ha permesso di sdoganare in Italia Takeshi Kitano e già solo per questo meriterebbe una particolare considerazione, ma soprattutto se la merita per il suo essere particolare, stilisticamente, ma anche umanamente, raro ed in grado di insediarsi nei ricordi dello spettatore (anche se personalmente di Kitano preferisco “Sonatine” e “L’estate di Kikujiro”).

 

Nishi (Takeshi Kitano) è un investigatore che lascia la polizia dopo che il suo caro amico e collega Horibe finisce gravemente ferito dopo una sparatoria in cui lui non ha potuto affiancarlo, perché impegnato in una visita alla moglie, malata terminale.

 

A causa di quanto accaduto lascia la polizia, la situazione psicologica è difficile visto che le due persone a lui più care sono messe male, in più si vede costretto a richiedere un prestito ad una banda di yakuza pur sapendo di infilarsi in un vicolo cieco.

 

Lo sguardo di Kitano risulta decisamente affascinante, ci porta in un mondo diverso e lontano, all’interno di una cultura e di un modo di vivere le emozioni della vita assolutamente ammaliante.

 

La cifra stilistica è notevole, sia per un’estetica di alto spessore (tanto rigorosa quanto pregevole nel riuscire a cesellare alcuni momenti cruciali), sia per la validità della maschera “kitaniana” in cui la tempesta interiore contrasta con la fermezza dei gesti e delle espressioni.

 

Il passo è doloroso, l’emotività dominante, certo occorre un po’ di pazienza ed una necessaria predisposizione alla visione, tanto bella quanto non così scontata da recepire, in quanto all’altare della sua causa il regista nipponico sacrifica completamente il ritmo che invece in altre delle sue opere migliori (per me i film che avevo citato all’inizio) riesce ad integrarsi in maniera brillante con la sua innata spinta poetica.

 

Un sacrificio che comunque ha ripagato completamente; Kitano conquistò il Festival di Venezia, mentre noi spettatori abbiamo imparato a conoscerlo ed apprezzarlo per la sua eccezionale unicità.

 

Un autore da amare (magari a volte anche criticare, ma comunque mai, o quasi, banale), come questo prezioso film dove il movimento pare una sinfonia.

 

Artistico.

 

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