Dal comunicato stampa del Torino Film Festival si apprende che sarà Hereafter a chiudere le danze, sabato 4 dicembre.
Nessun'altra pellicola avrebbe potuto renderci più felici: Clint Eastwood è infatti da otto lustri sinonimo di qualità e dignità. Pochi registi possono vantarsi di essere il trait d'union vivente con il miglior cinema americano del passato, quello di Ford, Huston, Mann, Siegel (e Leone, per quanto riguarda l'Italia). Dopo aver affrontato con costanza e originalità il western, il thriller (in diverse varianti), l'action poliziesco, il film di guerra e persino il melodramma, questa volta Clint se la deve vedere con un ambito che in molti avrebbero giurato essergli estraneo: il fantastico.
Storia di tre personaggi diversamente a contatto con la morte, Hereafter sembra essere un'anomalia nella filmografia eastwoodiana soltanto sulla carta. Probabilmente sarà invece una possibilità per consolidare le nostre idee sull'amato regista, magari da un agolatura differente. Le immagini del trailer per ora sembrano consolidare questa ipotesi.
Non ci resta che aspettare con l'acquolina in bocca, sperando magari di essere tra i fortunati che si godranno l'anteprima a Torino. Per tutti gli altri l'attesa non sarà comunque infinita: l'uscita nelle sale italiane è prevista il 5 gennaio 2011.
Qui il link per scaricare il comunicato stampa in pdf.




















































Commenti
6 novembre 2010, 14:21 Sembra davvero estremamente interessante. Peccato per la presenza di Matt Damon, attore che non amo per nulla.
11 novembre 2010, 02:09 Essendo negli Stati Uniti da alcuni mesi, ho avuto la fortuna di vederlo un paio di settimane fa. Non voglio svelare nulla, ma mi preme dire due cose. Innanzitutto non aspettatevi un film 'fantastico' o con uno spiccato interesse per l'ultraterreno o il misticismo. é un film che certamente affronta la morte e il problema dell'aldilà, ma che dice molto di più sui vivi e sulla vita. Dopotutto, Eastwood mantiene quell'ambiguità di fondo che ha caratterizzato tanto suo cinema; quello che conta non è dare risposte, ma suscitare riflessioni (ed emozioni) raccontando una storia (3, in questo caso). Quanto alla forma, escludendo, a mio parere, un paio di sequenze (dove si esagera un pochino col digitale, e col pathos), lo stile è quello di un maestro.
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