Il cinema è l’unica vera macchina del tempo. Capace non solo di trasportare avanti e indietro nel tessuto della memoria, riesce a dare vita ad un universo parallelo nel quale i sogni diventano parte integrante di quel tempo, fondendosi alla realtà. Hugo Cabret è al tempo stesso viaggio nella memoria e rielaborazione del vissuto in qualcosa di nuovo che ha la stessa consistenza del sogno. Uno spettacolo per gli occhi e un omaggio d’amore al cinema inteso come affabulazione immaginifica.
Lo stupore negli occhi di un bambino è la nascita di un nuovo mondo colmo di storie. Negli occhi di Hugo Cabret, orfano di un orologiaio che vive nella torre dell’orologio della stazione parigina di Montparnasse, c’è racchiuso un mondo intero che aspetta solo di essere liberato. Un automa attende di rivelare il suo mistero. Un vecchio venditore di giocattoli tiene nascosto il suo segreto nel cuore, escludendolo agli occhi della gente. Il cinema è sguardo, inganno, sorpresa. Quel vecchio venditore è Méliès. Un occhio nel cielo, è quello della luna trafitto dal proiettile in Le Voyage dans la Lune, del 1902, di George Méliès illusionista che dedicò la sua vita a rendere materiali i sogni. L’occhio dello spettatore è trafitto e travolto dall’amore di Scorsese per uno spettacolo che straborda passione, rovescia sui sensi l’illusione di un secolo di immagini con una semplicità che lascia stupefatti. Profondità di campo inaudite, poderoso realismo scenografico abbagliato da una luce iperrealistica e stilizzata, la poesia prende vita in fogli sparsi al vento che creano l’illusione della vita in movimento. Ai filmati di Méliès si sovrappone in flashback la magia della oro creazione, del folle sconsiderato entusiasmo intinto nel futuro e di quel processo chimico della luce che trasforma la realtà nella materia eterea del sogno.
Hugo Cabret è il film che raccoglie in sé la storia del cinema, ne smonta i meccanismi mostrandone il cuore ed è dedicato a chi continua ad emozionarsi come i parigini sorpresi e spaventati nel vedere l’arrivo del treno nella stazione di La Ciòtat (1896) o i seleniti presi a ombrellate dalla coraggiosa spedizione di astronauti sulla luna. E’ una riflessione sul tempo, uno sguardo al passato con gli occhi del futuro, la mesmerizzazione dell’inconscio dal quale riaffiorano le immagini archetipiche dell’era pionieristica del cinema, emozioni ataviche rimaste sepolte e che ora, inondate di luce servite a 24 fotogrammi al secondo, formano la coscienza dell’esistere del sogno cinematografico.
Il film di Martin Scorsese è un capolavoro di grazia e potenza espressiva, tratto dal romanzo illustrato La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick — nipote di “quel” David O. Selznick produttore di alcuni tra i più grandi capolavori della Hollywood degli anni d'oro, tra cui King Kong (1933) e Via col Vento (1939)— che ha impostato l’opera letteraria alternando le pagine scritte alle illustrazioni come frame dal montaggio cinematografico.
La storia di Méliès è vera, produsse oltre 500 film di cui fu regista, montatore creatore dei trucchi e interprete insieme alla moglie. Fu un pioniere del linguaggio cinematografico. La dissolvenza, il montaggio, il passo uno, sono alcuni degli artifici per creare effetti a sorpresa. Per Méliès la ripresa cinematografica era un’elaborazione del trucco del mago inserita in contesti teatrali dalle ambientazioni favolistiche con soluzioni visive surreali e avanguardistiche.
Nella sua opera sono rintracciabili i prodromi di tutti i generi cinematografici a venire, dalla fantascienza all’horror, al film d’avventura. In netta contrapposizione con il realismo dei Lumiere, Méliès diede la giusta connotazione alla macchina per produrre i sogni. Martin Scorsese attraverso gli occhi di Hugo attraversa il tempo per rincorrere il sogno perduto del grande regista per riportarlo in vita, come accadde nella realtà con il riconoscimento del suo lavoro parzialmente ritrovato e rivalutato. Ma è anche la voglia di confrontarsi con la magia, restituire allo spettatore tutta la potenza del cinema in una storia che potesse emozionare, commuovere, stupire. Scorsese è di diritto dentro l’immaginario cinematografico e si ritaglia un cameo nel passato come fotografo dell’inaugurazione degli studi Star Film. Ottimi tutti gli attori a partire da Asa Butterfield e Chloe Moretz gli interpreti bambini, uno stupefacente Ben Kingsley/George Méliès, Sacha Baron Cohen guardiano della stazione e un grandissimo del cinema fantastico, Christopher Lee per il ruolo del libraio. C’è tutto. Il sogno è servito.





















































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