Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

Cine Republic || il blog collettivo di FILM.TV


I bambini li guardano: Jurassic Park

autore: cantautoredelnulla      
6 ottobre 2011 | Homevideo, VarieStorie

 

I bambini li guardano è una rubrica settimanale di Cinerepublic in cui gli autori raccontano, in forma di cronaca dal salotto di casa, la visione di un film per grandi ad altri genitori audaci desiderosi di allargare gli orizzonti cinematografici dei propri figli.

 

                                                                                                                    

 

Il voto di cantautoredelnulla: cantautoredelnulla ha votato Jurassic Park buono stelle
IN TV martedì, 29 maggio 2012 | Ore 6.45 | Premium Energy

Jurassic Park

(USA, 1992)

Titolo originale: Jurassic Park

di Steven Spielberg con Sam Neill, Laura Dern, Jeff Goldblum, Richard Attenborough, Ariana Richards, Joseph Mazzello
voto sufficiente


 

 

Ovvero dell’incontro più “vero” tra Niccolò e il T-Rex.

 

Sono molti i bambini innamorati dei dinosauri e in genere il T-Rex è quello che colpisce e affascina più di tutti, per la grandezza e la ferocia. Io me lo immaginavo sempre vittorioso nelle battaglie coi triceratopi, come fosse un eroe da ammirare.

 

Una cosa è certa: il T-Rex piace molto anche a Niccolò e anche lui, come me, ne ha subito perdutamente il fascino. Sarà la posizione eretta, sarà che viene sempre presentato in immagini a colori molto cruente, sarà per la sua maestosità o per la leggenda che rappresenta, per Niccolò il T-Rex è sempre stato un mito.

 

Tutto è cominciato da Toy Story. Lì Rex è un bamboccione che si mischia agli altri giocattoli e non si distingue per delle particolari doti di coraggio o sovranità.

Dopodiché l'interesse per T-Rex si è alimentato di altri cartoni e ancor di più dai parchi tematici dove i dinosauri ci sono, anche se sono finti. Al parco di Pombia, di fronte ai dinosauri di plastica, Niccolò mi dice: "ma questi non sono veri!" e io giù a spiegargli che i dinosauri non esistono più, ma sono esistiti... insomma le solite storie tra genitori e bambini.

 

Così una sera, preso dai miei ricordi giovanili e dalle mie nostalgie adolescenziali, decido di invitare Niccolò a vedere Jurassic Park. Che titolo scontato, si potrebbe pensare! Dire Jurassic Park, nella mia mente, era come dire Disney, ma avevo sottovalutato l'impatto visivo di Spielberg. Erano praticamente 20 anni che non vedevo quel film e non mi ricordavo molto bene la storia, a parte i velociraptor e gli inseguimenti finali.

 

VIDEO: Jurassic Park trailer RIFERIMENTI: http://www.youtube.com/watch?v=N37gjmDclNI

I made this...Please comment.


Un bel film d'avventura non può che piacergli, penso. E infatti è così, anche se il risultato all'inizio non era così scontato, né prevedibile. Nella parte iniziale il film è molto didascalico, ripercorre e soffre troppo del libro di Crichton e anche Niccolò soffre tremendamente della non azione. La genesi del parco, della clonazione, questi sono dettagli che appassionano molto di più gli adulti che i bambini e infatti, mentre ascolto con l'orecchio sinistro il film, col destro ascolto Niccolò che continua a chiedermi: "quando arriva il T-Rex?" perdendosi i dialoghi e le spiegazioni iniziali.

 

Finalmente arriva un elicottero che promette di movimentare la storia. Gli archeologi vengono portati sull'isola e la storia comincia ad attirare l'attenzione di Niccolò che guarda con stupore il tour e ripete i nomi dei dinosauri. All'improvviso commenta: "perché non si vede nessun dinosauro?" e nel film i bambini fanno lo stesso commento. Sembra che Spielperg sapesse che a quel punto un bambino avrebbe fatto quella domanda. Ed ecco che l'attesa, ben preparata, finalmente viene ripagata: bellissimi brachiosauri pascolano vicino a un'oasi bellissima. Lo spettacolo è per gli occhi di tutta la famiglia.

 

Niccolò è rapito, segue e non fa quasi più domande; ne conserva solo una: "quando arriva il T-Rex?". Pazienza, pazienza. Nel frattempo si gode lo spettacolo della nascita con la schiusa delle uova. Non l'aveva mai visto, per lui è tutto una novità incredibile e dentro di me rivaluto anche il valore divulgativo dell'opera di Spielberg.

 

Finalmente inizia l'azione. Arriva il ciclone, salta la corrente e il T-Rex si mostra, spaventoso, rapido, più aggressivo che mai. E' un attimo e si mangia in un boccone un uomo, cerca di ribaltare le auto per mangiarsi i bambini che ci sono dentro. Niccolò è immobilizzato, gli occhi fissi sullo schermo, potrei dire il terrore nei suoi occhi, ma a dire il vero non li ho visti perché si era completamente sporto in avanti, seduto sulla punta del divano. Il film l'ha conquistato, anche la violenza del T-Rex.

 

Passa il tempo velocemente, gli effetti sonori, la storia, tutto ci attira nello schermo e siamo tutti lì a tifare per i bambini che se la vedono coi velociraptor, per gli archeologi che troveranno una soluzione. Alla fine arriva il T-Rex a salvare tutti e Niccolò dice: "perché il T-Rex li vuole aiutare?". Gli spiego che il T-Rex non li vuole assolutamente aiutare, ma per caso e fortuna arriva nel momento giusto a mangiarsi un velociraptor.

 

Insomma il film si chiude e io chiedo a Niccolò se gli è piaciuto. Ovviamente dice di no, ma nella sua testa ci sono ancora tutti quei dinosauri e la violenza della natura.

Andiamo a dormire, commento con mia moglie che non l'abbiamo mai visto così preso da un film: inchiodato alla schermo, letteralmente. Per la prima volta non ha voluto sdraiarsi a vedere un film, ma l'ha visto in punta di divano con tutta la sua attenzione.

 

Ma col sonno viene svelato tutto l'orrore che Niccolò ha percepito e non ha confessato: si sveglia nel cuore della notte e piangendo mi chiama dalla sua stanza, terrorizzato e immobilizzato, tutto sudato, perché deve andare in bagno e ha paura che un T-Rex possa aggredirlo! In quel momento ho avuto la certezza che avevo sottovalutato il film, l'impatto che aveva avuto su di me, a 15 anni, fu fantastico, per Niccolò, a 4 anni e mezzo, deve essere stato un mezzo trauma. Non più dinosauri mitici e buoni, ma crudeli e senza scrupoli. Il T-Rex, terrore dei dinosauri, è anche il terrore degli uomini. Il suo mito si è accresciuto.

Prologue to Jurassic Park by Michael Crichton

Prologue to Jurassic Park by Michael Crichton

So many people are talking about global warming, the Ozone layer, Climate change, this is changing, that is changing, Etc, Etc... Jurassic Park was written in 1990. The prologue to that book puts e... by Burt Gummer


Affronto subito la paura di Niccolò spiegandogli che un T-Rex in casa nostra non riesce a entrare perché abbiamo i muri troppo piccoli. Lui non pensa che i muri possono essere facilmente abbattuti e mi crede. Per fugare ogni dubbio gli spiego il trucco del cinema: è fantasia, è una storia, gli dico, come Alice nel paese delle meraviglie, raccontata per far divertire le persone. I dinosauri si sono estinti, non esistono più e quelli usati nel film erano giocattoloni radiocomandati. Lui capisce, si rilassa e torna a dormire.

 

Ha superato bene la paura, perché non ha più manifestato quel terrore. Però ho pensato: anche i titoli che do per scontato dovrei analizzarli meglio, soprattutto sul momento del giorno in cui mostrarglieli. Probabilmente lo stesso film visto di pomeriggio avrebbe sortito un effetto diverso, perché avrebbe lasciato a Niccolò il tempo di metabolizzare il terrore accumulato. Invece andando subito a dormire credo che l'influenza del film sia stata accentuata.

Sono rimasto un po' sconcertato e ho cercato nella mia infanzia emozioni simili, per capire, ma anche per consolarmi. Pazienza, se penso a quante volte mi sono svegliato io nel cuore della notte, bloccato dalla paura, sudando freddo, sentendo ogni rumore come fosse una minaccia, e tacevo pure, non avevo neanche il coraggio di chiedere soccorso! Lui per lo meno quel coraggio l'ha avuto... è decisamente più temerario di me! E poi in fin dei conti anche queste sensazioni fanno parte della crescita!

 

 

 

Per approfondire:

 

< Puntata precedente                           Archivio                           Puntata successiva >

 

 

* Si qualifichi! 

 

 

I temi che possiamo proporre ai nostri figli sono tantissimi, il cinema è una fonte infinita di immagini, suggestioni, sogni più o meno resi reali, almeno nello spazio di un film.

 

Scegliere un film di facile successo per un bambino come mio figlio è abbastanza facile: basta individuare un soggetto che lo attragga, anticipargli qualcosa su quel film e poi sedersi di fianco a lui e proporgli una serata in casa con popcorn e film.

 

La voglia di condividere questa esperienza nasce più dal dopo visione, nell’effetto che la violenza può avere sui bambini, nelle emozioni che il cinema sollecita e trasmette a tutti gli spettatori. In questo caso la natura viene mostrata per quello che è, ci si può fare poco e forse fa meno terrore perché è una natura non comune. Ma anche nella vita reale la natura non risparmia e non aiuta. Dona e in quanto donatrice di vita si prende la vita per creare altra vita.

 

Dopo la visione del film, per diversi giorni ho chiesto ai miei amici se secondo loro Jurassic Park fosse un film adatto ai bambini. Molti di loro, conoscendo l’età di Niccolò, mi dicevano di sì, ma per bambini intorno agli 8 anni, almeno. Io non ci avevo pensato e ho provato e anche se ero mortificato con mio figlio per la paura che aveva provato, ero comunque contento di avere condiviso con lui quell’emozione e di avere arricchito, anche in quell’occasione, il mio rapporto con lui.

 

Sebbene ritenga Jurassic Park un film carino, ma non un riferimento nel mio ideale di cinema, non posso negare che è stata per Crichton e Spielberg (e anche per me) una buona occasione per interrogarsi sulla vanità dell’uomo che crede di dominare il mondo, di potere controllare qualsiasi cosa, come se non fosse un ingranaggio della natura, ma come se lui stesso fosse la Natura e la Natura una sua creazione o una sua preda. E questa riflessione è più che mai attuale, dai terremoti agli tsunami, il delirio onnipotente dell’uomo è semplicemente un nulla di cui bisognerà, prima o poi, prendere coscienza: siamo predatori della nostra stessa vita.

 

Commenti

  1. na

    6 ottobre 2011, 06:56 Anche io dovrei riguardarmi Jurassic Park che non vedo da anni. Ma ricordo bene l'impatto visivo che ebbe su di me. A quell'epoca, non ancora abituati a Imax e 3D, sembrava di assistere alla ricostruzione più realistica possibile. Ma hai fatto bene a farlo vedere a Niccolò, secondo me. Perché lui, a quattro anni, ha lo sguardo più vergine del nostro e, forse, ha provato qualcosa di simile a quando lo vedemmo noi nel 1992.

  2. dedo

    6 ottobre 2011, 09:35 L'emozione più bella è quella riservata ai genitori, affettuosi, che proteggono i propri figli e li tranquillizzano quando sono fortemente turbati. A mio avviso Niccolò ha reagito bene. Convinto dai modellini di plastica che un tirannosauro fosse solo una fantasia con cui giocare allegramente, vedendo il film ha cominciato a scindere la innocuità del giocattolo dalla realtà cruda e crudele. Ma a pensarci bene è lo stesso effetto che avremmo provato noi alla loro eta, abituati a giocare con i soldatini di piombo, nel vedere poi scene realistiche (meglio ancora documentaristiche) di violente e sanguinose azioni belliche. La differenza è solo che i dinosauri non esistono più, mentre le guerre persistono inesorabili.

  3. Neve Che Vola

    6 ottobre 2011, 15:01 Secondo me hai veramente onorato il sottotitolo "genitori audaci" esagerandolo.
    Spielberg aveva proibito ai propri figli di vedere "Jurassic Park", gli era stato chiesto in merito alla paura etc. che il film poteva procurare.

    E' un film ad altissimo contenuto ansiogeno, non si tratta solo di vedere il bestione, ma pensa ai bambini chiusi nell'automobile che devono trattenere il fiato (vado a memoria)... sono scene spaventose...

    Se posso essere sincero (è sempre brutto criticare le scelte dei genitori, però è anche giusto parlarne visto che la rubrica rischia di diventare, comprensibilmente, una specie di gara di elogi), rimango abbastanza sorpreso che sia stato tu a proporlo.

    Io vedevo film che mi terrorizzavano, ma mio padre mi teneva d'occhio, lo sapeva che avevo questa tendenza.
    Non fu mai abbastanza di polso da impedirmi per davvero di vederne, ed il risultato fu disastroso.
    Mia zia mi chiedeva

    "non ti impressionerai mica?"

    ed io naturalmente rispondevo

    "no",

    e non era vero. Altrochè se mi impressionavo.

    A pensarci adesso, mi chiedo come potessero chiedermelo, invece di agire secondo la loro coscienza.

    Come ben sai, io esco dalle scatole di biscotti per mangiarli vivi, i bimbi, quando infilano incautamente la mano.
    Però, se avessi un figlio/a, ecco i primi titoli che proporrei (prima di sbranarlo):

    Scaramouche
    L'inferno bianco
    Kim
    Piccole donne
    Sfida infernale
    Ombre rosse

    I vecchi classici, secondo me, con le loro inquadrature generalmente meno frenetiche, generano meno ansia e più suspence "sana", non so come dire.

    "L'inferno bianco", per esempio, ha le sue belle scene d'avventura (l'assalto dei lupi in cui Wendell Corey rimane shockato), ma "il vento che spira" non è ansiogeno.
    Secondo me, il fattore più importante per decidere del potenziale "negativo" di un film lo si può identificare nella cornice.

    E' diverso vedere una scena di azione a cinepresa più fissa, ambientata in morbide distese innevate, che le stesse scene ambientate in una cornice necrofila.
    Rimango esterefatto, quando sento parlare di immaginario tarantiniano in Kill Bill senza riferirsi all'ambientazione necrofila e asettica (Erich Fromm scrisse un saggio esemplare, "Anatomia della distruttività umana", nel quale illustra la sua convinzione che la necrofilia oggi si esprima in maniera diversa che in passato, per esempio attraverso un asettico palazzo di vetro), il nucleo di quel film. Pensa alla tuta con casco da motociclista della Thurman nel primo volume, il cattivo gusto di iniziare il film con il volto orrendamente tumefatto della stessa, i letti di ospedale, le violenza sessuali che riceve mentre è in come, molto simili alla tendeza necrofila per eccellenza.
    Smembramenti vari... nella versione giapponese, la sposa taglia anche l'altro braccio a Sophie Fatale, è molto difficile - per me, posizione certamente opinabile - continuare a credere che questo mondo non sia intriso di necrofilia.
    Quando penso che i critici parlano con serietà di film simili - in tutta franchezza e sempre opinabilmnte - mi chiedo se almeno un grammo di senso esista nelle loro teste.

    Va bè, ho buttato le cose lì.
    Sono molto interessato alla rubrica, non tanto per i bambini (che, se non sono ragazzine carine, poco loquaci e propense a dire che ho ragione, mal sopporto come ben sai) quanto perchè ho spesso riflettuto sulla mia propria infanzia.

  4. GIANNISV66

    6 ottobre 2011, 15:37 E' sempre bello condividere l'emozione di una visione insieme ai propri figli. Porto spesso mio figlio al cinema, i titoli li sceglie lui, ovviamente, poi commentiamo insieme.
    Da genitore so che che è difficile per un adulto stabilire cosa faccia veramente paura ad un bambino, un pio di anni fa, su sua richiesta, lo portai a vedere A Christmas Carol. Bel film (uno dei pochi 3D davvero autentici) ma certe scene temevo potessero essere spaventose per un bambino, allora, di nove anni e mezzo.
    E invece lui si è divertito come un pazzo e non ha avuto affatto paura.
    Da grande appassionato di horror mi sono (un pò presuntuosamente, lo ammetto) convinto di avergli trasmsso il DNA della passione per il cinema "di paura". In effetti quando andiamo a scegliere un DVD da vedere mi propone sempre film horror, e io lì a spiegare che è meglio aspettare ancora qualche anno (ma sotto sotto scatta l'orgoglio paterno).
    Ciao @cantautore, un saluto e un abbraccio al tuo piccolo

  5. Immorale

    6 ottobre 2011, 16:03 Povero Niccolò, barcamenarsi tra squali e dinosauri non dev'essere facile, alla sua età mi spaventavo per film come "Gorgo"...andrà a finire che noi, sedicenti genitori audaci, saremo la causa di un innalzamento delle chiamate al telefono azzurro ;-)

  6. cantautoredelnulla

    6 ottobre 2011, 21:03 Scusate il ritardo con cui vi rispondo, è stata una giornata piena! @na:mi piace l'idea che il nostro modo di vedere i film potesse considerarsi in un certo senso "vergine" come quello di Niccolò. Ora si è sempre più abituati a vedersi proporre film con sequenze serrate, 3D e incredibili effetti; ma per fortuna molti di questi film non sono visibili dai bambini. Così all'età di Niccolò si finisce con l'avere un incredibile vantaggio: quello di non avere ancora "subito" le proposte del mercato e di accettare ed entusiasmarsi per tutto, da Luci della città a Peter Pan. Jurassic Park ai tempi della sua uscita fu un tripudio di effetti speciali e fu gustato da gran parte del pubblico. Io avevo letto il libro e il film non mi soddisfece per niente, l'avevo immaginato più bello tra le righe del libro. Per questo credo che il mio ricordo fosse alterato, perché non avevo avuto un grande entusiasmo, ma l'avevo visto come un film di routine. Avevo però 15 anni. Purtroppo è un errore che mi capita spesso, quello di dimenticarmi i film e di non prevederne gli impatti. Ho visto l'altro giorno con Niccolò i Ghostbusters (prometto che non scriverò un post su questo!) e a un certo punto ero imbarazzatissimo per la sceneggiatura a sfondo erotico/sessuale che si svolgeva nelle battute di Bill Murray. D'altro canto penso che non ho il tempo per pre-visionare i film che propongo a Niccolò.

  7. cantautoredelnulla

    6 ottobre 2011, 21:07 @dedo: secondo me cogli nel segno quando dici che Niccolò ha compreso che i modellini con cui giocava erano ben diversi dalla realtà e credo che questo film l'abbia aiutato tantissimo a capire che non sempre ciò che ai suoi occhi appare buono lo è. Poi questo film è diventato uno spasso per certi versi. Al mare, davanti a un mago che gli ha chiesto cosa volesse fare da grande, lui ha risposto: il cacciatore. E quello, che aveva una colomba con cui aveva fatto un numero, gli risponde: allora tolgo il mio uccello prima che gli spari. E Niccolò ribatte: no, io farò il cacciatore di T-REX! E quest'idea balzana che non aveva mai tirato fuori prima gli era venuta dalla visione di Jurassic Park 2, si sentiva come il Marlboro Man. Alla fine ha reagito molto bene e se penso che io ho avuto paura dell'uomo ombra (ai confini della realtà, giusto?) per 3 anni di seguito e lui del T-Rex per una notte sola, beh, forse lui è decisamente più sveglio di me!

  8. cantautoredelnulla

    6 ottobre 2011, 21:10 @neve:condivido ciò che dici non per compiacerti, ma perché le tue considerazioni sono corrette. Quando ho deciso di scrivere questo post la mia intenzione non era di vantare la scelta, anzi di condannarla. Probabilmente non l'ho saputo trasmettere bene perché poi nel bene e nel male la visione di Jurassic Park è servita a Niccolò, ma per ben due volte dico di avere sottovalutato il film e la violenza che lo contraddistingue. Un errore simile l'ho rischiato quando volevo fare vedere a Niccolò Dracula, allora fu Cristina a ricordarmi l'orgia che io avevo rimosso. Non lo faccio apposta e ti assicuro che se avessi avuto un ricordo minimo di terrore per questo film non gliel'avrei fatto vedere! Più che altro l'idea del post era quella di dire che Jurassic Park è per i bambini più grandi, ma che una volta fatto il danno può essere d'aiuto stare vicino alla paura del bambino e portarlo al sicuro con argomenti per lui credibili... anche se poi magari non funzionano!

  9. cantautoredelnulla

    6 ottobre 2011, 21:16 @giannisv:il problema di cui parli è vero, sapere in anticipo cosa può fare paura a un bambino e cosa no è imprevedibile. Dovremmo fidarci del nostro istinto e dovremmo avere il tempo di rispolverare un film prima di scegliere. L'ho fatto per esempio per Alice in wonderland e dopo averlo visto ho portato Niccolò al cinema, avendo valutato che avrebbe potuto seguirlo senza paure. Poi una sera abbiamo visto insieme Ratatouille e la notte Niccolò si è alzato, è venuto da me e mi ha detto: - Papà, devi smetterla di farmi vedere i film per gli adulti che poi mi viene paura. E io gli chiedo: - ma cos'è che abbiamo visto che ti ha fatto paura? E lui mi risponde: Ratatouille! Ho paura dello chef cattivo, mi ha fatto tanta paura! E per chi ha visto Ratatouille sfido a dire in anticipo che quello chef possa far paura a un bambino. Il problema è che non possiamo slegarci dalla proiezione delle nostre paure e non possiamo conoscere fino in fondo le paure razionali dei nostri figli... perché la paura non è razionale! Grazie per l'abbraccio a Niccolò

  10. cantautoredelnulla

    6 ottobre 2011, 21:19 @Immorale: l'ordine con cui li ha visti è stato: dinosauri, squali e vampiri, una minaccia dietro l'altra! Per fortuna a parte il primo, gli altri non gli hanno fatto paura! Qualche amico comunque mi ha detto che avrebbe chiamato il telefono azzurro... e forse la notte dopo la prima visione di Jurassic Park l'ho pensato anch'io :D

  11. panflo

    7 ottobre 2011, 11:26 Sono pienamente d'accordo con @ Neve che vola ; bisogna stare attenti a cosa proponiamo a questi esserini candidi , tabule rase su cui la vita inizia a lasciare i primi segni. Siamo noi adulti che dobbiamo assolutamente curare che questi segni non siano traumatici; ne avranno di tempo per traumatizzarsi 'sti bambini. Ciao.

  12. maurri 63

    7 ottobre 2011, 12:50 Avevo 5 anni, la prima volta, e certo non erano i tempi di Spielberg. Ma l'impatto con i dinosauri fu devastante: per un lunghissimo decennio ho avuto incubi notturni. E io spero vivamente che tu sappia dare a Nicolò il sostegno che in futuro gli occorrerà, anzi ne sono certo. I miei genitori erano latitanti, perciò me la sono dovuta cavare da solo. E non è stato bello. All'università, ne ho fatto la pace, certo, ma l'esame di Paleontologia mi ha fatto comprendere come i terribili sauri siano pressochè inutili nella ricostruzione fossilifera di un giacimento e come la loro scoperta sia stata sopravvalutata: il mondo scientifico non ha urlato abbastanza contro lo scempio di quel deficiente di Steven, cui (faccio cinema da un bel pò ) ho detto quanto era stato sciocco proporre un simile lavoro: due anni dopo, mi ha scritto, scusandosi. E' vero, con tutti i suoi mezzi ha provato a impedire certe visioni sotto, diciamo, i dodici-tredici anni, ma non c'è riuscito. E ha rafforzato stupidaggini (ma quando mai un animale di quella levatura poteva muoversi con quella velocità?, non sappiamo ancora bene come comunicavano, quali suoni emettevano ma, per analogia con i coccodrilli, erano "quasi" muti....bah! E sta parlano di mesozoico o giurassico - confondere terapsidi e sfenacodonti è da folli!, potrei continuare per ore) che hanno permeato la cultura in genere: una mia amica docente di matematica (!), infatti, un giorno mi chiese "ma perchè, non c'è stato un periodo in cui 'sti bestioni hanno vissuto in un sistema con i primi uomini". Roba da internamento! Scusa lo sfogo, Cantautore: ho avversato questo genere di cinema, da sempre, ma ha trovato uno stucchevole successo. Faccio la guerra a Spielberg da anni (e si è rafforzata con il "furto" del mio soggetto su Monaco '72), ma ogni volta che passa un suo film in tivù (ma si possono fare tante cacate come "La guerra dei mondi", "Salvate il soldato Ryan" - ed i critici si sono fatti pure infinocchiare, mettendo in ombra nello stesso anno "La sottile linea rossa", "Lo squalo", i vari "Jurassik", "The terminal", blablabla - ? Attento, Steven, ti tengo d'occhio, e tu lo sai: non conto nulla, è vero. Ma sarò sempre in prima fila alle tue prime. Anzi, sai che ti dico? Faccio a breve un post su dite. Ecco che succede quando si lascia giocare al cinema un diciottenne che non aveva nulla da dire...

  13. maurri 63

    7 ottobre 2011, 12:55 Scusa lo slancio, ho scritto velocemente, mi è saltato un pezzo :al rigo 13 leggi "nell'ambito del Mesozoico, parla del Giurassico sensu strictu o arriva al Cretacico?"
    Un saluto, cantautore. M

  14. cantautoredelnulla

    7 ottobre 2011, 22:19 Mi fa davvero molto piacere questo dibattito perché quando ho scritto e deciso di pubblicare questo post lo cercavo in fondo, come lo cerco coi miei amici! @panflo: è vero, di traumi ne arrivano tanti col tempo ed è più che giusto dire: fate attenzione a ciò che scegliete e questo non vale solo per i film che possono spaventare, ho più paura dei film-commedia in cui si vedono innocue scene sessuali che possono traumatizzare diversamente - e più gravemente - un bambino! Nella mia leggerezza sono stato, per puro caso, davvero fortunato perché a conti fatti e per come è andata posso dire che neanche mi tormento... o meglio, un po' sì, sennò sarei idiota a parlarne e a esternare il mio rammarico nel non avere valutato prima gli effetti che il film avrebbe potuto avere; però non me ne faccio una malattia perché Niccolò ha visto gli altri due Jurassic Park senza alcun effetto collaterale, ma vivendo con sempre più entusiasmo la sua passione/paura per il T-Rex. Ha voluto anche il poster del T-Rex in camera che lo guarda mentre dorme nel letto: direi che più di esorcizzare così le proprie paure, io stesso per me non saprei cosa fare! E' bello vedere che lui ha superato quella paura! Credo di avere iniettato, involontariamente, in lui il desiderio di misurare la sua paura. Non manifesta terrori di alcun genere se si parla di dinosauri e ieri, vedendo su sua richiesta Jurassic Park 3, mi diceva: "certo che me la faccio sotto quando vedo il T-Rex, quell'uomo è così stupido che si è fatto subito mangiare!"...

  15. cantautoredelnulla

    7 ottobre 2011, 22:34 @maurri: il valore divulgativo di Jurassic Park lo trovo ininfluente per chi, come te e come cerco di fare io, trova solo uno stimolo per approfondire e scoprire la verità. E' una deformazione cinematografica - anzi no, dell'arte in genere - quella di modificare ai fini dello spettacolo la realtà e il problema non riguarda solo Jurassic Park e Lo squalo, ma anche i film con ambizioni documentaristiche. Se ci si propone di divulgare un'informazione con un film, quanto è lecito interferire sul contenuto reale aggiungendo dati inattendibili? Perché cercare di trasmettere un'emozione lavorando di fantasia? Per il successo? Alla fine è importante mettere sempre in dubbio tutto, vedere un film "ispirato a una storia vera" o un film di fantascienza che si basa su nozioni teoricamente reali e finita la visione andare in biblioteca o cercare nello scibile umano una conferma alla teoria. All'età di Niccolò non è possibile, se non per mezzo dei genitori che vedono con te il film e poi lo insultano per l'infondatezza delle cose che ti mostra. Ma se Niccolò a 8 o 10 anni vorrà approfondire e capire, allora Spielberg (e soprattutto Crichton che scrisse la storia) avrà il merito di avere suscitato in lui l'interesse e di averlo spinto a conoscere la verità. Mi ha incuriosito quanto dici su Steven che ha chiesto scusa nel privato, ma le sue sembrano tanto lacrime di coccodrillo perché non si è fatto poi scrupoli a produrre gli altri due film... Sono d'accordo sulla scarsa importanza cinematografica di Lo squalo e di Jurassic Park, diverso è se parliamo di Duel dove non potrei condividere un giudizio così severo nei confronti dell'autore. Trovo Spielberg sopravvalutato, in genere, tranne che per quel film. Grazie per avermi permesso di condividere anche questo mio punto di vista!

  16. Neve Che Vola

    8 ottobre 2011, 02:21 Io mi riferivo non solo al contenuto del film, ma soprattutto all'epoca.
    I film "di una volta" ('30-'40-'50), a mio parere, avevano uno sfondo biofilo che contrastava il carattere necrofilo e distruttivo del contenuto qualora presente.

    Prendi un western come "Là dove scende il fiume" o "Lo sperone nudo": sono film con una certa dose di violenza, ma lo sfondo - rimaniamo al paesaggio - è biofilo.
    Io temo il potenziale distruttivo di quei film che avvalorano la distruttività espressa non solo con le azioni umane violente, ma con la cornice - colori, paesaggio, premesse inespresse etc. E' una idea terra terra, semplicissima.

    Ho citato Kill Bill apposta, perchè lì, a mio giudizio, tutto è distruttivo. Ripeto: l'asetticità della tuta de "La sposa", il casco da motociclista, l'orrendo macello sadicamente perpetrato.

    Si può obiettare: il duello fra Lucy Liu e Uma Thurman è ambientato in un tipico paesaggio giapponese che non sembra distruttivo. E' vero, ma la violenza e il sadismo che l'hanno preceduto, sono così forti da permeare il resto del film.
    L'impianto di fondo, secondo me, è "sbagliato".
    Scene a confronto, Kill Bill vs The Lady Hermit: Uma Thurman disarma un avversario. Piccola pausa, gli taglia la testa. Cheng Pei-Pei dice a tre avversari:

    "Da te voglio la testa, da te un braccio, da te una gamba"

    Rotolano sul terreno prima il braccio, poi la gamba, poi la testa.
    Scena violenta, ma secondo me c'è una differenza fondamentale: il vento che spira e che tende a passare inosservato, ovverosia la cornice.

    Le motivazioni del gesto di Uma Thurman sono incomprensibili (almeno per me), se collocati fuori da un contesto di sadismo. L'idea di "iperrealismo" che collocherebbe le scene su un piano diverso francamente mi fa ridere, un pò come quando un rockettaro mi parla dei Pink Floyd come se fossero Schumann. Lecitissimo, altrettanto lecito che la pensi così di me, ma la soluzione è semplice: un muro di separazione, "amigo, stammi lontano almeno un palmo", per intenderci.
    Mica ci si spara: ci si evita.

    Le motivazioni del gesto di Cheng Pei-Pei sono chiare: un dolore atroce la spinge al gesto, tutto il film però ha una impronta - sempre a mio giudizio - biofila.
    Si è come in uno stagno, si vedono le increspature. Diverso è quando tutto è increspato e in tempesta.

    Cheng Pei-Pei non è pazza, agisce in base al dolore. Uma Thurman confessa alla fine del secondo volume, sotto il torchio dell'alter ego del regista, di aver goduto di ogni singola uccisione - cosa già evidente. Cioè: è pazza, distaccata dalla realtà profonda di se stessa.

    Tutti e due, La Sposa e Bill sono alter ego del regista, altrimenti non riuscirei a spiegarmi frasi del tipo "Sei la persona che preferisco" (Bill a Beatrix).

    Se penso al ritmo frenetico di molti film odierni, mi viene in mente la musica seriale dodecafonica: spiega bene Baricco, essa tentò di spacciarsi come una naturale evoluzione del linguaggio musicale, ma proprio nell'aver tentato di darle il carattere di evoluzione, che poteva essere applicato a Beethoven, Schubert, Schumann etc., commisero il più grande sbaglio. Non fu una "naturale evoluzione", bensì la formulazione di una teoria che a livello astratto sembra funzionare.

    Ecco, non vedo i film odierni - vado poco al cinema, ma se ci vado poco, un motivo magari c'è - proprio per questo carattere di distacco teorico.
    La musica dodecafonica sbagliò in pieno - mio giudizio soggettivo - nel proiettare nel piano mentale e teorico un "prodotto" che senti con tutto il corpo. Non siamo sola testa.
    Io per esempio, quando vedo "Odissea nello spazio", rimango indifferente a quello che accade. Hai voglia di spiegarmi cosa accade: il mio corpo non vibra, mi fa ridere il clamore per il balzo temporale dalla scimmia allo spazio, se tanto il mio corpo non vibra. Mi sembra puro cervello che pretende di essere invece corpo e cervello: in questo scorgo della presunzione. Forse lo sarà, corpo e cervello, ma su di me non fa quell'effetto. "Il cervello del cuore" latita, così mi sembra.

    Hai voglia di spiegarmi l'illuminazione caravaggesca di Barry Lyndon. Solo Kubrick la ottenne. Chissenefrega.
    Non siamo solo testa (la mia esperienza con Kubrick è soggettiva, si intende).

    Sono un pò ostile al cinema attuale, credo che non sappia dove andare a parare allo stesso modo dell'epoca stessa (mi fa ridere l'idea che diciamo le stesse cose dei nostri vecchi secondo un regolare ricorso).
    Ecco perchè rimango stupito delle scelte in questo senso: perchè non mostrare ai figli quei film sui quali siamo ragionevolmente sicuri?

    Con questo, non credo ci sia niente di certo: un bimbo può vedere classici da bambino e poi lasciarli perdere, e viceversa.
    Ravviso, nella tua scelta, una predilezione per le epoche moderne che io non condivido.
    Mi scandalizza quasi Tim Burton (che detesto) e non John Ford, Spielberg e non Frank Capra.
    Mio parere opinabile che si basa sui miei gusti, naturalmente.

    Maurri spiega di non aver potuto contare sull'appoggio dei genitori. E' la cornice, mi pare. Se il padre comunica un senso di sicurezza (un elemento della cornice), è facile che il bimbo - almeno credo - possa superare facilmente il terrore. L'evento si colloca in quella cornice. Se già vive in un clima di paura o tensione psicologica cui non riesce a dare un volto - il semplice contesto di comunicazione impazzita crea i mostri dell'inconscio -, il dinosauro diventa un evento catastrofico ma non solo catastrofico.

    Per me alcuni film furono eventi traumatici, ma alla fine era solo con loro che avevo un dialogo vero - coi film. Mi terrorizzavano, è vero, ma allo stesso tempo li ricercavo. Mi aiutarono a dare un corpo alle paure. Meglio temere rannicchiati la mummia o l'uomo lupo, che vivere nel terrore senza potergli dare un volto.

    Da un certo punto di vista, oggi sono grato alla mummia e all'uomo lupo. Mi presero per mano, ma da bambino non potevo capirlo, e credetti al loro aspetto, più che alle loro intenzioni.

  17. Neve Che Vola

    8 ottobre 2011, 02:54 Dimenticavo: anche a me piace moltissimo "Duel", un film che ha occupato i miei pensieri molto a lungo e condotto ad una gioia estrema.

  18. na

    8 ottobre 2011, 08:48 So già che questo mio commento sarà controcorrente ma la discussione è interessante e vorrei portare un altro punto di vista.
    Io non sono d'accordo sul fatto che certe cose non vadano mostrate ai bambini, che vadano per forza preservati dalla visione di ciò che li spaventa, anzi. Secondo me affrontare la paura serve ad esorcizzarla e non a generarne di più grandi. La paura è una delle pulsioni naturali dell'animo umano e non è, di per sé, negativa. In molti casi la paura serve a preservarci, ad allontanarci dal pericolo. E' un segnale d'allarme che il nostro inconscio ci lancia per preservarci dal fare quelle azioni che possono portarci alla distruzione.
    E, quindi, secondo me, è bene che un bambino sia messo di fronte alle proprie paure così come un adulto. La cosa fondamentale è che in questo percorso sia guidato da chi gli sta vicino e che questa persona gli insegni il giusto modo di affrontare questo sentimento. Le paure irrazionali ed immotivate sono solo dannose e limitano la libertà dell'individuo e se le si affronta si crescerà più forti, più consapevoli. Ed è giusto che un adulto insegni al bambino ad affrontare queste paure che fanno inevitabilmente parte dell'infanzia, così come ha fatto cantautoredelnulla con Niccolò che, comunque, mi sembra aver superato benissimo la cosa.
    Le paure che vanno coltivate, invece, sono quelle sane, quelle che impediscono al bambino di mettersi in pericolo (stile non accettare le caramelle dagli sconosciuti, ad esempio) e lo aiutano a consapevolizzarsi della realtà che lo circonda. Anche lì senza esagerare, però.

  19. cantautoredelnulla

    8 ottobre 2011, 09:07 Condivido la tua analisi su Kill Bill che poi esterna la ragione per cui a me quel film non entusiasma: il sadismo fine a se stesso per la spettacolarizzazione del prodotto cinematografico mi spaventa e mi disgusta. Potremmo ricollegarci al discorso fatto tempi fa su quanto ci racconta Assaggioli. Per quanto riguarda la musica dodecafonica sono d'accordo in parte, cioè sull'intellettualismo che sottende alla composizione di tale musica. E' vero che se la musica non fa vibrare il corpo perde efficacia e scopo, ma è anche vero che a volte ci sono studi ed esperimenti che possono piacere meno, ma che poi si rivelano utili per gli effetti che hanno su ciò che li seguirà. La musica dodecafonica e quella contemporanea si sono spinte sempre più sulla ricerca timbrica e hanno introdotto "rumori musicali", che è una contraddizione in termini, che potranno portare a nuove espressioni. Io credo che i migliori risultati si ottengono quando la musica classica e quella contemporanea si fondono in un'unica composizione e l'abilità dell'autore dovrebbe essere quella di sapere dosare due stili tanto diversi per far progredire il discorso musicale che non si chiude più nelle note frequenze e su vibrazioni regolari, ma si spinge a dominare le vibrazioni irregolari collocandole all'interno di uno schema più ampio e più espressivo (ovvio che questa è l'idea che mi sono fatto io sulla musica dodecafonica e contemporanea). Sulla predilezione nelle mie scelte di film recenti, è un caso. I prossimi titoli che visto con Niccolò sono Dracula di Murnau e Luci della città di Chaplin... diciamo che magari passo dal cinema muto al cinema più recente saltando quello che c'è in mezzo! Ma giuro che non lo faccio apposta, dipende da dove nasce l'idea. Se l'idea è mostrare a Niccolò un film coi dinosauri, non avendo io una conoscenza assoluta del cinema, scelgo un film che conosco come in questo caso. Lo stesso vale per Dracula, ma lì conoscevo titoli più vecchi e gli ho mostrato quelli. Con Billy Elliott la scelta fu uguale: il mio limite era che non conoscevo un altro film che parlasse di un bambino che voleva ballare. Burton mi è stato utile per per dire a Niccolò che deve imparare a dubitare di quanto gli dico, perché il ricordo è sempre colorato e arricchito dalla mente. Moby Dick e Che cosa sono le nuvole invece guardano a un'altra epoca molto vicina a quella che citi tu. Davvero è stato un caso e anzi mi incuriosisce sapere se ci sono film coi dinosauri di altre epoche perché glieli mostrerei volentieri. E' come quando vediamo Pinocchio: Niccolò conosce quello di Comencini, quello della Disney, quello che ha visto al teatro Colla di Milano con le marionette e quello di Benigni e ogni volta accoglie con entusiasmo la visione criticando nel bene o nel male le dimensioni e la visibilità del pescecane! Quando di recente ha visto il film di Benigni ha detto: Oh! Questo sì che è un vero pescecane! Guarda come si è visto bene! E' utile secondo me mostrare lo stesso soggetto realizzato in epoche diverse perché si può vedere quali risultati abbia saputo trarre l'uomo dalla propria fantasia e coi mezzi che aveva a disposizione. Per fare un bel film, prima che i soldi, servono le idee!

  20. cantautoredelnulla

    8 ottobre 2011, 09:20 Ovviamente sono d'accordo con te, Na! Ammetto di peccare di presunzione perché di certo non mi sono fatto problemi a mostrare Dracula a Niccolò, convinto che l'avrei saputo aiutare a superare la paura se ci fosse stata. Ma anche in quel caso la paura non c'è stata. A ogni modo se penso alla mia infanzia, penso che le più grandi paure - quelle del buio, dell'uomo ombra, degli assassini - ho fatto molta fatica a superarle perché ho fatto fatica a parlarne. Ma se Niccolò una sera si spaventa e vedo che è nervoso o si sveglia di notte piangendo - o non si addormenta piangendo - di certo non vado lì a rimproverarlo, ma cerco di farmi spiegare e di aiutarlo a superare questa paura. La paura del buio, per esempio: è arrivata presto, a due anni Niccolò aveva paura di andare nell'altra stanza perché aveva paura che ci fosse qualcuno (il baubau?). Lo seguivamo e andavamo al buio nell'altra stanza. Io non credo che non si debba avere paura nella vita, ma che si debba imparare a superarla. I coraggiosi, come ci insegnano tantissimi film, non sono quelli che non hanno paura, ma quelli che la sanno dominare. Ma se non impariamo a vincerla e a contrastarla, la paura ci vince e ci blocca! Nel libro l'eleganza del riccio, che non mi ha entusiasmato molto, veniva rispolverata questa teoria, che davanti alla paura ci sono tre reazioni: freeze, flight o fight. Forse quello che vorrei fare io, da genitore, è aiutare Niccolò a dominare le piccole paure - quelle enormi non le saprei dominare neanch'io - a non irrigidirsi immobile, ma ad affrontarle o a creare le condizioni perché svanisca la paura. Grazie na, che hai ricondotto la discussione sul tema: paura... cominciavo a divagare con neve che mi dà sempre mille spunti e mi aiuta a sondare mille argomenti insieme!

  21. Neve Che Vola

    8 ottobre 2011, 13:28 Non sono assolutamente d'accordo con na, nonostante io abbia anticipato la sua posizione, dietro ci scorgo l'idea che tutto sia possibile fare con un bambino secondo le nostre intenzioni. A priori, non si può avere alcuna idea dell'effetto che farà un avvenimento spaventoso su un bambino, nè che il genitore sarà in un secondo tempo in grado di elaborarne il vissuto. I genitori non sono fini psicologi, però sembra che si ritengano abili proprio in tal campo. E' un rischio, e credo sia da irresponsabili farlo correre al proprio figlio con le proprie mani. Come ha detto @panflo, ci pensa già la vita a farsi sentire.

    "Secondo me affrontare la paura serve ad esorcizzarla e non a generarne di più grandi."

    Dipende dall'intensità della paura, dalla sensibilità del bambino, ci sono troppi fattori incontrollabili, tra i quali la competenza del genitore. Ho conosciuto uno psicologo che diceva "alle volte vado a tentoni, provo, non so neanche io che effetto farà su un paziente una mia idea."

    Ora esce fuori che i genitori sono abili psicologi capaci di produrre, per poi curarle, paure nei bambini?
    La paura è uno degli ostacoli sul cammino delle persone, ci sono paure, appunto, sane, per esempio di buttarsi nel vuoto qualora si fosse sul ciglio di un burrone.
    Un conto è aiutare un bambino impaurito, un conto è produrre noi quella paura evitabile. Fosse una operazione matematica, sarei d'accordo: gli fai vedere l'uomo lupo, poi, secondo la matematica, gli dici, infallibilmente

    "l'uomo lupo non esiste"

    I miei genitori provarono a farmi passare molte paure, ma non ci riuscirono mai, semplicemente non ci capivano niente. Mica mi sentivi piangere alla notte, stavo in silenzio assoluto affinchè neanche il respiro potesse tradire la mia presenza.
    In compenso, imparai a fare un tal caso al minimo rumore, da essere diventato abbastanza sensibile ad aspetti della musica che spesso passano inosservati.
    Il giorno dopo ero normalissimo, alla luce del sole.
    Quando mio padre mi accompagnava a vedere che nel ripostiglio non c'era alcuna mummia, pensavo, senza dirlo per paura che la mummia mi sentisse

    "ora la mummia non c'è, attende che io mi trovi da solo".

    Anche qui:

    "affrontare queste paure che fanno inevitabilmente parte dell'infanzia, così come ha fatto cantautoredelnulla con Niccolò che, comunque, mi sembra aver superato benissimo la cosa."

    Insomma, la paura del dinosauro non è inevitabile, basta non farglielo vedere. Inoltre, non si può giudicare la faccenda nel breve termine di pochi giorni o un mese. Ci sono cose che lavorano a livelli profondi e che aspettano l'occasione giusta per mostrarsi.

    I genitori sono spesso impotenti, non hanno la bacchetta magica, come non ce l'hanno gli psicologi. Non sono sicuro che la visione di Jurassic Park possa far male, ma trovo alquanto dubbio far correre dei rischi ai figli.

    Sulla dodecafonia è chiaro che possiamo fare solo ipotesi, nessuno sa che effetto avrà in futuro. In quanto tale, però, sembra aver fallito perchè è di natura caotica, a meno che - come osserva Baricco - tu non ti faccia dare da ogni compositore una mappa per capirne la struttura.
    La musica tonale, che gravità intorno ad un centro di riferimento, che varia con le modulazioni, cambiando semplicemente la posizione di questo centro, pare assai più corrispondere all'interiorità umana che non l'introduzione di un caos.
    Secondo me moltissimi compositori hanno trovato il modo di essere autori senza essere dei grandi compositori, sfruttando l'annosa tiritera dell'ignoranza del pubblico. Il pubblico comune non fa testo, ma moltissimi grandi strumentisti la evitano.

  22. Neve Che Vola

    8 ottobre 2011, 14:08 In quanto a periodi cinematografici (non per tutti ha senso parlare di "periodi", chiaramente, e in assoluto non ne ha), non ci incontriamo.
    Io considero il cinema muto come un semplice periodo di sperimentazione, ho tentato di vedere Nosferatu di Murnau - l'ho visto quattro volte - ma alla fine ho regalato la vhs augurandomi di non incontrarlo mai più.
    Non sono neanche d'accordo con chi sostiene che quello sia il "puro" cinema. E' chiaro che avesse dovuto arrivare al massimo possibile di espressione con le immagini, non aveva il sonoro che lo sostenesse.

    Non credo - non lo so - che in seguito abbiano continuato a lavorare con il muto. So di qualche caso, un regista giapponese, mi pare, che l'ha fatto. Non ho visto i suoi film, ma mi pare possibile che potesse semplicemente trovarsi a disagio col sonoro. Qui ci vorrebbe uno storico del cinema.

    Dal sonoro alla fine dei '50 - io viaggio, attualmente, con una media di 100-130 film all'anno non di più - mi pare di aver visto la maggioranza dei film della mia vita. Io sono del 1970, non dell'epoca di mio nonno. Li trovo fatti meglio, non ci sono se o ma per quel che mi riguarda se ci si attiene alla media.

    I film sono fatti per ottenere un effetto sullo spettatore. I registi devono conoscere il modo di ottenere l'effetto desiderato (la reazione dello spettatore naturalmente dipende dalla sua intelligenza, capacità etc. e non solo dal regista), come il compositore deve conoscere i suoi mezzi.
    Il compositore può benissimo non aver conosciuto il dolore di cui parla in maniera convincente, i Kindertotenlieder (Canti dei bambini morti) di Mahler, tanto per farci entrare i bambini, li compose senza che avesse mai perduto un figlio, ascoltane uno e forse ti convinci che difficilmente sarebbe possibile fare di meglio

    http://www.youtube.com/watch?v=OHZhkvu1ojk

    Quando perse un figlio, disse che non avrebbe potuto scrivere quella musica.
    Mahler su di me ottiene l'effetto desiderato. Kubrick non c'è riuscito (parlo per me).

    Scrivendo questa musica, Mahler non si è rivolto ai compositori, ma alla gente.

    Ripeto che ci vorrebbe uno storico del cinema, a livello di impressione sostengo che molto probabilmente registi come Ford abbiano imparato la loro arte sul campo, quando un produttore gli diceva "fammi un western con semplici sparatorie", non una riflessione sul destino del mondo.
    In tal modo - questa è la mia idea - Ford ha imparato ad essere un grande artigiano, per poi diventare l'autore di "Sentieri Selvaggi" o "L'uomo che uccise Liberty Valance".

    Alle volte ho visto degli short girati oggi che tentavano di riassumere in tre minuti tutto lo scibile umano, finendo - questa è la mia impressione - per restare vittima della paralisi che consegue un simile atto di presunzione.
    Oggi - sempre mia impressione sulla quale deve intervenire uno dell'ambiente - si sentono artisti impegnati saltando l'apprendimento dell'artigianato che mi immagino lungo come per un pianista apprendere la tecnica pianistica.
    Sarebbe molto meglio se avessero meno libertà e girassero un compito assegnatogli dal produttore ed in serie, come ai tempi del muto. Forse lo farebbero in maniera impersonale, ma fanne uno, dieci, cento, alla fine qualcosa imparerai.

    Non si può generalizzare per epoche, ma fatto sta che non sono d'accordo con Woody Allen, Scorsese, Burton, Eastwood. Fanno dei discorsi che non mi interessano affatto. Ho letto tutte le opinioni del sito e non solo del sito su "Odissea nello spazio", molte su "Taxi Driver", sull'altra pippa assoluta, "Blade Runner". E' un cinema che non mi interessa.

    Ci sono dei compositori che non hanno detto "la musica sta andando di là" per accodarsi, ma hanno coltivato il loro mondo. Naturalmente, li hanno massacrati, c'è un critico che sostiene - lo ha detto a me - che Rachmaninoff sia stato il Giovanni Allevi dei suoi tempi. Come si fa a dire una cosa del genere!
    Perchè lui è sempre affamato di novità, e , bada bene, non sa niente dei pezzi dei quali parla, non ricorda i temi, niente di niente.

    Me ne frego se Peckinpah ha fatto il "Mucchio Selvaggio" o "Pat Garrett e Billy the Kid", non sono d'accordo con lui e segua la sua strada, lontano almeno un palmo.

    Zhang Yimou ha fatto due film a mio avviso straordinari (La triade di Shanghai e Hero), li hanno massacrati. Stanze separate!

  23. cantautoredelnulla

    8 ottobre 2011, 15:17 Il discorso si fa complicato e le posizioni sono evidentemente contrastanti. Na ha espresso un'opinione che probabilmente ha riassunto in poche righe risultando magari perentoria, ma continuo a condividere ciò che ha detto che non è che un genitore deve mettere paura a un figlio per il suo bene, ma che un genitore non deve tenere i figli sotto la campana di vetro cercando di non far conoscere ai figli la paura, perché questo comportamento può risultare altrettanto de­leterio. La paura è un sentimento che appartiene all'uomo sin dalla nascita. Perché non affrontarla, perché decidere di evitarla e di preservare i figli da tutto questo? Le fiabe i bambini se le fanno raccontare di continuo perché devono superare la paura che le fiabe gli trasmettono. Un film cos'è se non una fiaba animata su un televisore? Non ho sottoposto Niccolò alla visione di un film sadico o splatter, ma semplicemente a dei film di avventura che lui ha guardato in quest'ottica. Proprio stamattina mi ha detto che lui non ha paura dei dinosauri, dei vampiri e degli alieni perché alla fine sa che sono morti. E questo me l'ha detto perché gli ho chiesto perché non avesse più paura di Jurassic Park. Il punto è che Niccolò ha un suo ambiente e una sua realtà in cui cresce e nel suo contesto trova probabilmente il modo di superare le proprie paure. Ho dei colleghi che hanno figli di 5 anni che non vedono Nightmare before Christmas perché Jack Skeleton gli fa paura; Niccolò guarda quel cartone da quando aveva 2 anni e mezza ed è il suo cartone preferito. Alla fine è una questione caratteriale, io non inviterei mai un genitore a far vedere Jurassic Park, così come non direi mai a un genitore che non deve fare vedere Jurassic Park ai figli. Secondo me un genitore, su richiesta del figlio, può aiutarlo a vedere e comprendere anche cose più "audaci", cose che il bambino può capire. Per questo il sesso, il sadismo, gli splatter sono inappropriati, l'avventura può essere audace. Non credo che vedere ammazzare un uomo con una pistola sia meno violento che vedere un dinosauro che mangia un uomo. Sui gusti cinematografici, credo che non ci siano autori bravi in assoluto. Puoi disprezzare Kubrick e Allen e apprezzare Kurosawa perché Kubrick e Allen non ti trasmettono niente: che senso avrebbe affermare il contrario? Kubrick e Allen mi trasmettono grandi emozioni perché condivido lo stile, certe esperienze raccontate nei loro film, ma non per questo mi sognerei mai di dire che sono meglio di altri o che raccontano cose interessanti in assoluto o che dovrebbero essere apprezzati per forza. Se mai mi capitasse di mostrare un film di Allen o Kubrick a Niccolò, lui potrebbe entusiasmarsi come dirmi che gli fanno schifo, non mi sentirei offeso in questo caso. Ritengo solo che ogni autore, se viene apprezzato da qualcuno, ha diritto di essere seguito e ignorato, ma mai idolatrato. In fin dei conti parliamo di un essere umano che aggiunge con la sua arte qualcosa allo scibile umano.

  24. Neve Che Vola

    8 ottobre 2011, 16:41 Di fretta perchè tra un pò esco.
    Ho capito quello che ha detto na, per questo ho insistito ed insisto sulla mia posizione.
    Non si tratta di tenere i figli sotto una campana di vetro atteggiamento sicuramente altrettanto de­leterio - si tratta di non esagerare in esposizioni a situazioni più pesanti del dovuto e quando duipendono dalla nostra scelta.
    Un conto è tenere d'occhio tutti i movimenti di un figlio in maniera asfissiante, un altro è proporre noi stessi del materiale potenzialmente pauroso.
    E' questo che non capisco. Tu sei sicuro che a lungo termine tutto quello che proponi non avrà ripercussioni?

    Il discorso delle fiabe ci sta, anche se su queste ci sarebbe da discutere. Ora stiamo parlando di un potenziale ansiogeno molto pesante - estremi e via di mezzo - un conto è vedere "La vendetta di Gwangi" dove il dinosauro c'è ma ti puoi difendere con un bastone fra le navate di una chiesa. Un conto è Jurassic Park dove l'ansia può venire ad un ventenne ed ecco perchè ho parlato della cornice.
    Sto cercando di portare l'attenzione su una via di mezzo, è strachiaro e credevo fosse sottinteso che fare come una mia cugina che non permette neppure di mangiare un pezzo di salsiccia alla nipote di 12 anni perchè deve mangiare solo filetto di prima scelta, significa rovinarla.
    Ma in mezzo c'è la possibilità di non tenerla sotto una campana di vetro, come di non esagerare con prodotti ansiogeni.
    Una fiaba la puoi raccontare, un altro conto è dire al bambino "attento, c'è Satana che ti vede" per poi consolarlo.
    I dinosauri nel film di Spielberg sono assassini dai quali non c'è scampo, puoi fermarti immobile sperando che non ti veda. Non è Gwangi, oppure il King Kong del 1933.
    Mi sembrava abbastanza chiaro, dai miei precedenti interventi, che non facessi pubblicità alla campana di vetro.

    Quando dici

    "Proprio stamattina mi ha detto che lui non ha paura dei dinosauri, dei vampiri e degli alieni perché alla fine sa che sono morti."

    è un caso che potrebbe rientrare in quello che ho già citato, e cioè che non hai ancora un giudizio alla lunga, ma solo in tempo breve.
    Tutto è possibile, in precedenza ho scritto che non si può essere sicuri di niente, quando si ha a che fare con l'animo umano, citando la posizione di quel mio amico psicologo.

    Successivamente, ti ho illustrato i "motivi" soggettivi per i quali detesto i film moderni. Anzi, non li ho neanche illustrati, ti ho semplicemente detto che li detesto, al semplice scopo di renderti chiara la mia posizione anti cinema nuovo (parlo in termini di media percentuale).
    Voglio cioè che tu sappia con chi hai a che fare, mi conosci di persona e qundi forse grossomodo lo sai anche se di solito non mi spingo così avanti nel dire queste cose.

    Quando dici

    "Non credo che vedere ammazzare un uomo con una pistola sia meno violento che vedere un dinosauro che mangia un uomo."

    Dipende dalle modalità di entrambe, Gwangi che tiene in bocca un uomo è quasi da ridere, il tyrannosaurus di Spielberg è ben altra cosa.
    Uma Thurman o Cheng Pei-Pei sono due cose diverse, entrambe uccidono con la spada.
    John Wayne in "Romanzo nel West" del 1944 è diverso da "Missouri" o "Il giorno dei lunghi fucili".

    Più il tempo è passato, più si è permessa una esibizione esplicita della violenza. Basta vedere certi film giapponesi odierni per avere una idea di cosa sia consentito fare oggigiorno.
    c'è un lato positivo, hai un lato documentaristico che permette di capire con maggior chiarezza quali danni si possano arrecare con le armi, idea che non ti puoi fare con Romanzo nel West.

    Sulle motivazioni per cui veda di malocchio (affermandolo come una generalizzazione) il cinema moderno, non è qui il luogo per dibatterne. Richiederebbe una intera analisi dlle premesse etc. etc.

  25. Neve Che Vola

    8 ottobre 2011, 17:07 Ancora una cosa visto che il telefono non squilla.

    Intendo dire che maggiore è il numero di licenze che ci si possono prendere, tanto maggiore diventa la responsabilità di ogni singolo regista.
    Cioè, il potenziale nelle loro mani è oggi assai maggiore di una volta, esagerando: una bomba h contro delle bombe a mano.

    Mi chiedo: c'è da fidarsi di questi registi contemporanei che hanno a disposizione bombe h?

    Ecco il perchè ritengo più innocuo (da alcuni punti di vista) il cinema del passato.
    Andando a ritroso, secondo me, diventa più difficile trovare un potenziale dannoso.
    O comunque, non ebbero la possibilità di esprimerlo con altrettanta virulenza.

    Penso, ad esempio, al telefilm Miami Vice: a quel che pare, solo oggi Michael Mann si è potuto permettere simili livelli di violenza atroci con il film del 2006. Già aveva intenzione all'epoca, ma non potè andare oltre (mi pare fosse tra i produttori).

  26. cantautoredelnulla

    8 ottobre 2011, 20:17 Mi hai aiutato a capire meglio la tua posizione. Non conosco gli effetti che avrà la visione di Jurassic Park nel lungo termine, è vero e non posso garantire che non avrà ripercussioni nell'animo di Niccolò. Mi illudo e mi convinco che sarà così, se non sarà così... mi dai il numero del tuo amico psicologo?

  27. Neve Che Vola

    10 ottobre 2011, 14:03 Il grande pianista-insegnante Heinrich Neuhaus, maestro di Richter, Gilels, Wirssaladze, Vedernikov, Zak - ha scritto nel suo libro "L'arte del pianoforte":

    "Per un pianista è meglio avere buoni genitori, piuttosto che buoni insegnanti".

    Alla fine, probabilmente, il fattore decisivo è il senso di sicurezza che trasmettono i genitori.
    L'idea di iniettare un vaccino introducendo piccole quantità - tollerabili dalle difese immunitarie - di paura, ansia, è quasi certamente un buon modo per rinforzare le difese.

    Mi auguro di non doverti dare mai il nominativo di quello psicologo.

  28. Neve Che Vola

    10 ottobre 2011, 14:18 Heinrich Neuhaus, Bach: Preludio e fuga in sol minore, dal primo libro del "Clavicembalo ben temperato"

    http://www.youtube.com/watch?v=_UwQqePIpRA

    Skrjabin Sonata n.10 op.70

    http://www.youtube.com/watch?v=WGP4EjPW-Rw

  29. Neve Che Vola

    10 ottobre 2011, 17:21 Avevo originariamente avuto intenzione di riflettere su questa storiella, che lo psicologo James Hillman racconta all'inizio del suo libretto "Puer Aeternus", ma siccome temevo mi mettesse in difficoltà costringendomi a rileggerlo - potrei ricordare male - non l'ho fatto. Tuttavia la storiella può essere adatta alla discussione, anche se non proprio direttamente.
    Il tema centrale del libro è la domanda "quali sono gli effetti psicologici del tradimento"?
    Ecco di seguito, dal libro (Ed.Adelphi).


    C'è una storiella ebraica, una delle solite barzellette degli ebrei sugli ebrei, che dice:

    "Un padre, volendo insegnare al figlio ad essere meno pauroso, ad avere più coraggio, lo fa saltare dai gradini di una scala. Lo mette in piedi sul secondo gradino e gli dice:

    "Salta, che ti prendo".

    Il bambino salta. Poi lo piazza sul terzo gradino, dicendo:

    "Salta, che ti prendo".

    Il bambino ha paura ma, poichè si fida del padre, fa come questo gli dice e salta tra le sue braccia. Quindi il padre lo sistema sul quarto gradino, e poi sul quinto, dicendo ogni volta:

    "Salta, che ti prendo",

    e ogni volta il bambino salta e il padre lo afferra prontamente. Continuano così per un pò. A un certo punto il bambino è su un gradino molto in alto, ma salta ugualmente, come in precedenza; questa volta però il padre si tira indietro, e il bambino cade lungo e disteso. Mentre tutto sanguinante e piangente si rimette in piedi, il padre gli dice:

    "Così impari: mai fidarti di un ebreo, neanche se è tuo padre".

    Questa storiella contiene qualcosa che va al di là del suo apparente antisemitismo - tanto più che si tratta con ogni probabilità di unastoriella ebraica. Io credo che abbia ualcosa da dire riguardo al nostro tema: il tradimento. Per esempio: perchè bisogna insegnare a un ragazzino a non fidarsi? e a non fidarsi di un ebreo? A non fidarsi del suo stesso padre? Che cosa significa essere traditi dal proprio padre, o da una persona che ci è vicina? E per un padre, per un uomo, che cosa significa tradire qualcuno che si fida di lui? Che senso ha il tradimento nella vita psicologica? Queste saranno le nostre domande.


    ---------------------------------------------------------------


    C'è un telefilm inarrivabile, sul tema, della serie "Alfred Hitchcock presenta", che si intitola "Il giorno del destino", l'hai visto?

  30. cantautoredelnulla

    10 ottobre 2011, 20:18 Sublime interpretazione quella di Neuhaus, era quello che mi ci voleva dopo una giornata deprimente come questa: mi ha fatto tornare il sorriso! Io credo che un genitore non debba tradire un figlio, ma che un figlio si fidi di un genitore mettendone in dubbio le certezze perché un genitore, in quanto uomo, ha delle certezze che non sono mai tali, ma risultano vane speranze! L'incertezza è scomoda, ma è la relatività della nostra percezione della vita che non può darci altro. Non conosco il telefilm che citi, o meglio magari l'ho visto, ma non lo ricordo. Per caso hai la serie? :D

  31. Neve Che Vola

    11 ottobre 2011, 03:24 Sì, ne ho una parte. In Italia non è mai stata pubblicata intera, e forse neanche trasmessa (mi pare siano circa trecento episodi).

    Il giorno del destino (Day of the Bullet), coglie alcuni aspetti con estrema finezza. Inizia con un uomo che, passeggiando al mattino per le vie di New York, si ferma di colpo, leggendo la notizia di un giornale.
    Pensa, guardando il titolo e la foto che mostra un uomo colpito a morte e con la testa riversa all'indietro nella sua auto:

    "Ecco quale è stata la sua fine: è stata ucciso al volante della sua grossa macchina, il re dei racket! E' morto la scorsa notte, ma il destino aveva premuto il grilletto di quell'arma trentacinque anni fa. Accadde esattamente trentacinque anni fa, a Brooklyn. Io ero ancora un ragazzo..."

    Un altro episodio clamoroso, questo però della durata di 50 minuti, è "Vicino pericoloso", su un bambino feroce.

  32. Neve Che Vola

    11 ottobre 2011, 04:53 Per trascrivere le esatte parole del telefilm, ho messo su il dvd.
    Come al solito, ho dovuto rivedere gli ultimi due minuti almeno quindici volte.
    Lo trovo così perfetto, parole e musica...

    Se fossimo in un pazzo universo da me architettato, a scuola ci sarebbe "L'ora di Hitchcock" al posto dell'ora di latino.

    Sono incredulo quando vedo che in soli 24 minuti si possano dire - con tale ineguagliabile finezza - cose così vere in forma di un breve telefilm.
    In ventiquattro minuti è stato detto tutto quello che doveva essere detto.
    La prima volta che l'ho visto, sono andato a dormire che fremevo dalla gioia. Ed anche stasera, non è cambiato niente...


Lascia un commento

Per poter commentare occorre essere iscritti. Se non sei iscritto registrati, atrimenti fai login nel box in alto a destra


CINEREPUBLICÀ | I POST PIÙ COMMENTATI

  1. Cannes 2012, Cosmopolis: Clip video ad alto tasso erotico Cannes 2012, Cosmopolis: Clip video ad alto tasso erotico

    Di Cosmopolis di David Cronenberg sul web girano diversi estratti video... quello che arriva oggi è ad alto tasso erotico e vede protagonisti Robert Pattinson e Juliette Binoche,...di Spaggy

  2. Uomini "in giallo"...anni '60 e '70. I miei preferiti. Uomini `in giallo`...anni '60 e '70. I miei preferiti.

    Il viaggio prosegue nel giallo/horror anni '60, '70, questa volta voglio svelare i miei gusti da femminuccia, rivelando quelli che sono i miei protagonisti maschili preferiti nelle pellicole che...di maghella

  3. Cannes 2012, Amour: Trailer per Michael Haneke Cannes 2012, Amour: Trailer per Michael Haneke

    Continuano ad arrivare succulente immagini da Cannes. Oggi è il turno di uno dei film più attesi e segreti. Tanti gli elementi che lo rendono uno dei titoli papabili per la Palma...di Spaggy

  4. Viaggio in Paradiso - recensione di OGM Viaggio in Paradiso - recensione di OGM

    E Mel Gibson, al telefono, fa l’imitazione di Clint Eastwood. Questo thriller di ambientazione centramericana alterna accenti brillanti ed horror, mantenendosi costantemente sul filo...di OGM

  5. Tutti i nostri desideri - recensione di bradipo68 Tutti i nostri desideri - recensione di bradipo68

    A volte la sinossi di un film nasconde perfidi inganni. E' il caso di questo ultimo film di Lioret che in teoria racconta di Claire giovane giudice che sul lavoro prende a cuore il caso di Celine...di bradipo68

  6. Cannes 2012, Killing Them Softly: Prima clip con Brad Pitt Cannes 2012, Killing Them Softly: Prima clip con Brad Pitt

    Ne avevamo visto già una prima clip ed eravamo delusi dal non vedere Brad Pitt in azione. Ora, invece, siamo stati accontentati ed ecco arrivare i primi secondi di Killing Them Softly che...di Spaggy

  7. Cannes 2012, The Angels' Share: Trailer e clip per Ken Loach Cannes 2012, The Angels' Share: Trailer e clip per Ken Loach

    Per completare il Concorso, mancavano solo le immagini di The Angels' Share di Ken Loach. Sono arrivate anche quelle e mostrano chiaramente come la chiave scelta stavolta dal regista non sia il...di Spaggy

  8. Il richiamo - recensione di ROTOTOM Il richiamo - recensione di ROTOTOM

    La hostess Lucia (Sandra Ceccarelli) avviata alla mezza età, e Lea (Francesca Inaudi),  operaia trentenne si incontrano al tramonto delle rispettive storie sentimentali con uomini che non...di ROTOTOM

  9. Box Office Italia, weekend 11/13 maggio 2012: Ombre scure sul botteghino Box Office Italia, weekend 11/13 maggio 2012: Ombre scure sul botteghino

    Dark Shadows doveva essere e Dark Shadows è stato. Con 518 copie a disposizione, l'accoppiata Burton/Depp guadagna facilmente la prima posizione ma il dato non è quello che si...di Spaggy

  10. Festival di Cannes 2012 - Parte 1 Festival di Cannes 2012 - Parte 1

    Ieri, mercoledì 16 maggio, era molto facile imbattersi in assistenti sbadiglianti, standisti stiracchianti e spettatori dal passo lento. Ma dopo nemmeno 24 ore si può dire che il...di Tato88