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Cine Republic || il blog collettivo di FILM.TV


I bambini (?) li guardano.

autore: Immorale      
4 novembre 2011 | Homevideo, VarieStorie

PRESENTAZIONE

Tutto cambia e si trasforma, nel tempo, i corpi, le idee (a volte), i paesi, i siti internet…e i   bambini, nel frattempo, crescono. Si preparano ad abbandonare quel bozzolo dorato del quale tutti (più o meno) amano poi ricordare le felicità o le asprezze assimilate “senza filtro e senza barriere”, se non le spiegazioni più o meno convincenti ricevute dagli adulti (di allora o di oggi). La mia visione cinematografica comune con l’ex-bambina portante il mio stesso cognome può, insomma, dirsi conclusa per passaggio alla categoria “superiore”, per raggiunti limiti d’età. Gli ambiti di confronto si sono modificati radicalmente, lo scontro è aperto e a volte aspro, ma mai inutile. Per festeggiare la fine di un‘esperienza e la (spero) rinascita in altre “vesti” di una stimolante rubrica, ho provato a scrivere questo intervento/divertissement romanzato, ma comunque attingente a situazioni in buona parte ispirate a fatti/sentimenti reali.

 

"INSIEME A"

Intervengo da ospite in questo primo esperimento per lanciare ai vecchi e ai nuovi collaboratori lo stimolo a dare il via ad una nuova rubrica "allargata". Che siano bambini, adolescenti o eterni immaturi poco importa, l'importante è il tono estremamente personale con cui raccontare "visioni insieme a". Quando cioè il film che viene visto è un centro attorno a cui le storie, le relazioni e i rapporti personali nascono, crescono e si evolvono.

Ci vuole un nome, come sempre, ma anche un'identità più precisa.

Lo scopriremo solo vivendo.

Immorale inaugura. A voi/noi la palla.

End User

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Mattina presto, buio. Una figura caracollante avanza nell’oscurità della casa, con qualcosa in mano. Si odono i rumori di un armeggìo, seguiti da un rumore ovattato e, dopo una pausa di silenzio, il peso di un corpo che sprofonda in un letto.

 

Ci siamo, si ricomincia con la solita storia, ormai la percepisco a naso. Lo vedo dagli approcci di mio marito quando si accosta ad Asia: è arrivato il momento di guardare un film insieme. Spero che questa volta le cose vadano meglio, sono due testoni (il sangue abruzzese di I. non mente) e, dopo le scintille dell’ultima volta, non vorrei trovarmi di nuovo messa in mezzo.

 

Che film guardare questa volta ? Ogni volta devo fare una faticaccia alla Sisifo e penso a chi me lo faccia fare…forse dovrei fare mie le argomentazioni di Neve che Vola e lasciare che si scelga da sola le cose da guardare e tirarmi fuori da questa ca**o di rubrica, maledetta FilmTv !!!

 

Nooo !! Di nuovo ! nn c posso credere !! Cs mi farà vedere stavolta !! Qnd mi guarda così, vuol dire che dobbiamo ancora guardare un film. Speravo, dopo l’ultima volta, di averla sfangata definitivamente. Uffa !!!!

 

“Qualcuno ha visto la macchina fotografica ?” — Chiedo genericamente alla casa e mi arrivano le risposte in sequenza delle donzelle “Nooo !!” e penso: e ti pareva. Volevo approfittare del bel tempo per fare un po’ di foto al centro di Monza, domani mattina presto prima di iniziare a lavorare. Chissà dove sarà finita. Mi reco da Asia in camera sua, la trovo impegnata a smanettare con il suo portatile e le chiedo, sospettoso: “sei proprio sicura di non averla vista in giro ?”, “No papà, sono sicura” – Mi risponde pacatamente. Esco dalla stanza, chiudo la porta, mi viene in mente una cosa e rientro “Un’ultima cosa,  mi ricordo che ieri stavi facendo delle foto ai gatti, potresti averla lasciata in giro senza volerlo”, “No, sono più che sicura, l’ho rimessa al suo posto” – mi dice meno pacatamente e quindi decido di battere in ritirata. 

 

Ora cn questa macchina fotografica, che angoscia !! Xché, poi, dovrei essere sempre io quella che lascia in giro le cs ?  Lo ammetto, la mia stanza è un po’ incasinata (un eufemismo, n.d.r.) ma anche i suoi cd sono ovunque e la mamma ci riempie la casa di animali da curare. Ok, questo non è che mi dispiaccia, anzi mi diverte scoprire sempre nuovi animaletti, m poi sono io quella che viene sempre sgridata per ogni minima cosa.

 

Anche un quaglia con la zampa rotta, adesso. La cosa bella nel fare la volontaria per l’E.N.P.A. è che sicuramente non ci si annoia. Una quaglia non l’avevo mai vista, è un bell’uccello. Chissà le battute di I. sul mangiarla con la polenta quando la vedrà. Rientro in casa e lo trovo che legge sul divano, con l’immancabile musica di sottofondo, almeno nulla di disturbante; quando inizia con la sua musica “strana” mi viene il mal di testa. Per fortuna abbiamo raggiunto un equilibrio e le sue cose se le ascolta quando è solo in casa.  

 

“Una quaglia ? Preparo la polenta ?”, faccio la mia classica battuta riservata all’entrata di animali da allevamento sotto il nostro tetto, provocando il sorriso di circostanza di Y seguito da un “piantala”. Piccole abitudini familiari, dure a morire. Ma sto divagando, il film, il film, concentrati sul film. Esco di casa e faccio un salto al Blockbuster; porto il cane con me, gli faccio fare un giro al parco e poi lo lascio in macchina davanti al negozio, dicendogli, mentre chiudo la portiera cigolante della mia “carretta”, “Fa il bravo e fai la guardia, mi raccomando”. Mi guarda con poca convinzione attraverso il finestrino, mentre entro nella videoteca. All’interno, girovagando fra gli scaffali, mi arriva all’orecchio un discorso fra due tizi dall’aspetto avvinazzato che discutono, a voce mediamente alta, se  sia meglio “Le ali della Libertà” di Darabont o “Inception” di Nolan. “Quando è finito Inception sono rimasto mezz’ora con la bocca aperta”, afferma convinto il modernista etilico, mentre il classicista ribatte “E’ troppo contorto, vuoi mettere la bravura di Morgan Freeman e Tim Robbins”. Cerco di ignorare l’inquinamento acustico prodotto dal loro berciare strascicato e di concentrarmi sulla scelta. Ma non trovo nulla e mi avvio all’uscita, passando oltre il duo che adesso discute bonariamente, circondato da un olezzo di Tavernello, e subendo lo sguardo di rimprovero del “Blockbuster’s Boy” per non aver preso nulla. Il cane abbaia vedendomi, lo faccio scendere brevemente e gli pago il “fio” per l’attesa, sotto forma di un biscottino morbido e appetitoso; poi, dopo averlo fatto accomodare sul lato passeggero, facciamo mestamente ritorno a casa.

 

Ma dv sarà finita qst maledetta macchina fotografica ! L’ho cercata ovunque in cs, sotto il mio letto, in sala, in cucina, in bagno e perfino al suo posto. Niente. Dv assolutamente trovarla per provare di non essere stata io l’ultima ad usarla. Pensa, pensa…dove potrebbe essere…        

 

Ho deciso, guarderemo “Hollywood Party” di Blake Edwards. Ho bisogno di rinfrancarmi lo spirito e vedere l’indiano Hrundi V. Bakshi che “demolisce” il patinato mondo hollywoodiano anni 60 non potrà farmi che bene. Ok, ma piacerà ad Asia ? E a Yasmine ? Portiamoci avanti, intanto lo dirò a mia moglie. P.s.: diabolica FilmTv, mi fa venire pure i dubbi adesso !!

VIDEO: The Party, Peter Sellers RIFERIMENTI: http://www.youtube.com/watch?v=t_JWywDqgRs

I enjoyed myself, now it´s for you.


 

“Hollywood party ? Perché no…anche se io vorrei concludere la visione della quarta serie di the Unit..” – rispondo alla domanda di I. e lui “Dai, la guarderemo un’altra volta, mancano solamente quattro puntate e poi sarà finita, la serie è stata sospesa nonostante Mamet ne avesse pronta un’altra conclusiva”. Vabbè, me ne farò una ragione. Mi mancherà Dennis Haysbert… I. non ha mai amato molto “The Unit”, sostiene che sia troppo reazionaria, qualunque cosa voglia dire, la guarda principalmente per farmi piacere, gliene va dato atto.

 

 

Nte da fare, non la trovo da nessuna parte… Dv concentrarmi sui particolari, i particolari sono importantissimi…un momento…l’ho cercata in tutti i posti raggiungibili da me, mentre ce n’è uno in casa dove non posso arrivare. Ci vado e vedo la luce… Poco dopo arriva l’ora di guardare il film..il titolo nn mi è nuovo, speriamo bene…

 

 

Spettacolare come lo ricordavo, divertitamente complesso nella sua apparente semplicità, con un Peter Sellers in una delle sue migliori caratterizzazioni e una sceneggiatura a prova di bomba, che non sbaglia un passaggio. Bellissime donne hollywoodiane, attempate e non, insieme a granitici e rassicuranti uomini tutto d’un pezzo, colonnelli e registi vari, vengono travolti dal delirio “innocente” di un indiano dell’India, che li spazzerà via in un mare di schiuma, per darsi poi alla fuga con l’altra anima “candida” del gruppo di viziosi mestieranti hollywoodiani, “chanteuse” disillusa dal vil mondo dello spettacolo. Asia si è divertita tantissimo, non è riuscita a trattenere le risa parecchie volte, soprattutto alle goffe imprese dello spassoso cameriere-alcolizzato, oltre che del grande Hrundi.        

 

Sta mettendo via il DVD, è il momento..”Papà, ho trovato la macchina fotografica”, gli dico; si gira sorpreso “ah, dov’era ?”– mi chiede, “sulle mensole sospese dei libri in anticamera…dove l’avevi lasciata tu..”. “Io ?? Come fai a dirlo ?”, — “Solamente tu riesci a prendere qualcosa da li senza usare la scala…”. “Potresti averla usata tu…” – ribatte, un po’ confuso, “No, e ti spiego perché: ieri la fotocamera era al suo posto nella sua custodia e oggi non si trovava; ma oggi siamo rimasti insieme, in casa, quasi tutta la giornata, tranne quando sei andato al Block (ma era presente la mamma), mi hai visto usare la scala ?”. Silenzio.   

 

Cavolo…il suo ragionamento non fa un  grinza, che sia stato veramente io ? Non mi ricordo…mi starà venendo l’alzheimer. Bofonchio qualche scusa e mi ritiro disordinatamente in una riunione di “gabinetto” per pensare, lasciandola sola e trionfante. Effettivamente la sera scorsa mi sono alzato per andare in bagno (o era un sogno ?) ed ho preso un libro dalla libreria, probabilmente inconsciamente avrò trovato in giro la custodia e l’avrò lasciata sulla mensola. Non ammetterò mai apertamente la colpa, ma tra noi è inutile, il nostro rapporto familiare è fatto anche di silenzi carichi di significato.  Asia mi ha sistemato ben bene, gli va riconosciuto…forse gli ho fatto vedere troppi polizieschi…

Commenti

  1. cantautoredelnulla

    4 novembre 2011, 23:30 Mi sembra una buona idea quella di allargare l'orizzonte. Tante volte ho pensato che la rubrica vecchia potesse e dovesse andare oltre la sola visione del film. L'idea di condividere un film che fa parte di una crescita o è parte di una relazione tra due o più persone o che fa da sfondo a un aneddoto o a una storia mi sembra buona. Però dovremmo cambiare nome alla rubrica, siete d'accordo? End User non aveva parlato di recente di ConDiVisions? Potremmo estenderlo anche in questo ambito o pensavate a qualcosa di diverso? Proprio ieri ho parlato con degli amici di Hollywood Party, è un caso curioso che oggi abbia letto questo pezzo. Mi colpisce come spesso le cose si ripetono intorno a me, più rimandi alla stessa cosa che provengono da più parti... sapete che non l'ho mai visto Hollywood Party? Dovrò recuperare...

  2. Immorale

    5 novembre 2011, 09:35 Ciao cantautore, dovrai recuperare senz'altro ! anch'io non lo vedevo da anni e pensavo di (ri)trovarlo un pò datato; invece, a mio avviso, non ha perso un grammo della sua divertente follia.
    Il nome "ConDiVisons" non mi pare male, anch'io avevo pensato a qualcosa del genere (tipo Visioni (Con)divise), ma speriamo in altri suggerimenti per ampliare la scelta.

  3. yume

    5 novembre 2011, 12:04 e Visioni condite? nel senso che, se proponessi a qualcuno cose tipo Satantango, sarebbero condite di non so quanti epiteti! ahaha. Anche ConDVDvisioni, o Visioni e Divisioni, visto che di dibattiti il cinema ne scatena sempre, o il sempre buono Veni,Vidi,Vici (nel senso che riusciremmo a far piacere tutto a tutti, chi potrebbe contraddirci? come accadde all'emerito Iulius Caesar). Bravo Immorale, The party è in testa alla mia top list insieme a La strada, un po' si ride e un po' si piange, in giusto equilibrio.

  4. panflo

    5 novembre 2011, 15:20 Io comunque direi che sarebbe utile circoscrivere il tema, cioè cosa è incluso e cosa no; ci deve essere per forza un adolescente o si può spaziare con personaggi senza età ? Ne "I bambini li guardano" il tema era molto chiaro, ancora di più ne "il vocabolario dei sentimenti".

  5. Immorale

    5 novembre 2011, 17:21 Buona idea Panflo, sarebbe molto più stimolante vedere film con chiunque e poi parlarne (tipo uno stimolante intervento di Bradipo68 di qualche tempo fa intitolato "I cavalli ubriachi contro Transformers 3). @yume: meglio visioni condite che sciape...;-)

  6. Neve Che Vola

    10 novembre 2011, 10:57 @Immorale. Ottimo post!
    Quello che intedevo dire è che tu debba dare l'impressione alla figlia che il film l'abbia scelto lei, quando invece sei stato tu ad apparecchiare la tavola, mettendo le portate che speri che scelga bene in vista.
    Poi, operare d'astuzia (non nascondo di essere un vecchio volpone, sebbene il trucco sia qui piuttosto scontato): se si tratta di una bambina/o, farle ben vedere le portate cui si desidera si interessi, eppoi mangiarle senza dirle niente. Sarà lei, probabilmente, a chiedere

    "E' buono?"

    e tu gli risponderai qualcosa del tipo

    "abbastanza,[ma è roba per grandi], non credo che ti piacerebbe".

    "Porre le cose in alto",

    ecco il motto di chi, astuto come una volpe, cerca di stimolare la curiosità delle piccole iene.
    In cima all'armadio, dove arrivano solo gli adulti, ma prendendo spesso l'oggetto e mettendolo in bella mostra - accarezzandolo in silenzio e con soddisfazione, e poi rimettendolo a posto come se il dovere chiamasse - senza essere i primi

    (break: ballo sulle note di una canzone di Akiko Wada, fine break)

    senza essere i primi, dicevo, a parlare di quell'oggetto.

    Tuttavia, questa è la fase I, il piano A, da attuarsi finchè le belve sono piccole.
    Se non riesce, si passa alla fase II, il piano B, suggeritomi dal Dalai Lama, il quale dice

    "alle volte, l'unico mezzo è il bastone".

    Confesso un certo fastidio nel constatare che una figlia trovi "chiederle troppo" (questa è una mia impressione) di vedere un film con il padre e la madre.
    Ci possono essere dei motivi validi - io li ritengo tali - per esempio un fastidio emotivo nel vedere un certo tipo di film con i genitori o una persona particolare.
    Mio padre, per esempio, è psicologicamente fastidioso, quindi non vedo più film con lui.
    Trovo oltre il lecito però che il fastidio sia rivolto verso un film, solo perchè di genere "probabilmente noioso", al quale sostituire una scelta "adolescenziale".
    Qui - sarò franco - secondo me la colpa è dei genitori (come quasi sempre), i quali non possono tutto, siamo d'accordo, ma non possono neanche far crescere un figlio secondo la morale adolescenziale vomitevole dello spirito di gruppo.

    La butto lì: è lo spirito del rock, rivoluzionario senza una causa. A guardar bene la causa c'è: uno dei punti fondamentali, secondo me, nel rapporto padri/madri e figli è riuscire a raggiungere un certo equilibrio nella distribuzione del potere.
    Esiste anche potere/dominio a livello psicologico, come a livello fisico, e non è necessario usarlo con intenzione o esserne coscienti.
    Anzi, se ci fai caso, moltissime persone sono incoscienti al riguardo: camminano in strada come se fosse la loro, senza malignità, come se gli altri passanti non li riguardassero; ci sono molti modi in cui le persone si impongono automaticamente agli altri, ed il motivo è sempre lo stesso: chi è più grosso dei due.
    E' un automatismo: la donna minuta che si scosta all'arrivo del grosso tipaccio.
    Psicologicamente le cose stanno allo stesso modo.
    In quanti guardano per terra allo scopo di evitare di schiacciare un minuscolo insetto sul terreno?
    Mica diciamo che sono dei violenti, sono un pò così, grezzotti, normali.

    La maggior parte delle comunicazioni non ha vero contenuto, il contenuto è usato per definire il rapporto, cioè la ripartizione del potere.
    Questo - l'attenzione al modo in cui il potere/dominio viene esercitato con la comunicazione, dovrebbe essere l'insegnamento base in una scuola che fosse seria; ma visto che alunni e insegnanti sono essi stessi il prodotto sociale di questa mancanza di serietà, niente interrompe il circolo vizioso.
    Eppoi ci sono tanti trucchi, per esempio dire "sto scherzando", mentre si dice una malignità.
    Insomma, ma se io sparassi a qualcuno, basterebbe a rendere le pallottole innocue, il fatto che io dicessi "sparo per scherzo"?
    Scherza sulle cose che si prestano allo scherzo, che non hanno sfumature di potere/dominio. Se scherzi sulle altre, è tempo di chiederti come mai proprio su quelle.
    L'aggressività che non trova sbocchi a causa dell'idea cristiana che dobbiamo essere delle brave persone che porgono l'altra guancia? L'aggressività permane, e cerca sbocchi. Spesso la persona non si rende conto di "fare attentati" (come li chiama Sri Aurobindo) psicologici solo aprendo la boccaccia. I figli ne fanno le spese.

    Ci fu un periodo in cui mi credetti furbo (noi vecchi volponi siam fatti così) a esercitare l'attenzione sulle comunicazioni degli altri, ed uno dei miei divertimenti fu quello di chiedere

    "che cos'è, un ordine o un consiglio?"

    a certe comunicazione, ispiratomi da Gillespie in "La calda notte dell'ispettore Tibbs", in tono allegro, recitando, come se il volpone avesse scherzato.
    Ma il vecchio volpone non dice mai niente per scherzo!
    Prova ne fu, che poi mi esclusero dal gruppo (quello col quale vedevo i film e che oggi conta, quando sono presente io, solo due altri superstiti), i mafiosi. Questa, quantomeno, fu la mia interpretazione. In quanto mia, impeccabile. Come dettata da Dio a Mosè.

    Mio padre non sa star zitto un secondo, se vede che l'altro non risponde, allora è sintomo che qualcosa non và, altrimenti risponderebbe. La sua insistenza è violenza, ed a nulla varrebbe dirgli qualcosa (lo so per esperienza).
    Hanno un animo violento, senza esserne coscienti, e spesso si giudicano delle bravissime persone, senza mai sospettare di se stessi.

    Bisogna dirlo chiaro: uno dei compiti fondamentali, nella vita, è mettere al vaglio ogni singola comunicazione, allo scopo di individuarne il potenziale distruttivo ma invisibile ad occhio nudo.
    Quel mio amico psicologo, di cui parlai a cantautoredelnulla mi disse una volta

    "essere troppo repressivi, o troppo accondiscendenti, portano allo stesso risultato di ribellione"

    Quando si nota che un figlio tende a fare una questione di principio nell'impuntarsi anche nelle piccole cose, probabilmente sarebbe bene interrogarsi sui giochi di potere in atto, in quale modo accadano.
    I giochi di potere sono la base di tutto, l'umiliazione e l'offesa sono in agguato, soprattutto nelle piccole cose.
    Proprio perchè sono piccole, l'autodifesa diventa difficile se non si è accorti. Ne segue, oltrepassato un certo limite di accumulo, la vendetta.

    Il sedimentarsi, per accumulo, di queste offese, porta alla ribellione contro qualsiasi avvenimento che abbia il carattere di costrizione. Alla fine, si diventa incapaci anche di imporsi qualcosa da soli.
    Il disastro più grande che causiamo agli altri, a mio avviso, è privarli della quantità di potere necessario alla sopravvivenza psicologica. Per evitarlo, bisogna innanzitutto riconoscere che le cose stanno così, e vedere in quale modo opera il "potere dominio" nei rapporti.


    Noi vecchi volponi balliamo sempre sulle note di questa canzone di Akiko Wada

    http://www.youtube.com/watch?v=s9Sdy_3HFHY&feature=related

    che l'uploadatore ha messa in linea apposta per me.


    Non è senza motivo, se mi firmo:
    Il vecchio volpone.

  7. Immorale

    10 novembre 2011, 14:07 Ah Neve, è sempre un grande piacere leggerti e riflettere sugli spunti da te suggeriti, i quali non fanno che dimostrare la mia a volte palese inadeguatezza psicologica nel trattare con mia figlia. Farà bene, probabilmente, a gettarmi in un ospizio-lager quando sarò decrepito...Mi sono permesso di citarti nel post per dare un sacrosanto tocco orientale al tutto. Lunga vita al vecchio volpone !

  8. Neve Che Vola

    10 novembre 2011, 20:41 Ha capito tutto Dostoievsky nel suo inestimabile "Ricordi dal sottosuolo" (tradotto da T.Landolfi come "ricordi" e non "memorie"), tutta la storia umana si riduce a dimostrare a se stessi di non essere un tasto d'organo che tutti suonano, ma essere noi gli organisti.
    Secondo me non c'è altro da sapere nella vita, il resto sono quasi tutte cosette senza significato al confronto.

    Spesso ho riflettuto sulle passioni che gli Incredibili (chiamo così il mio prossimo) nutrono, per esempio andare a cercar funghi. Anch'io spesso l'ho fatto, ed ho riflettuto su quale fosse la molla.

    Ipotizzo (e le mie ipotesi sono di inestimabile valore per la scienza) che l'andare a cercar funghi altri non sia se non un modo per dimostrare a se stessi di essere i suonatori, e non i "suonati". Cioè: in qualche modo, andare per funghi - cosa di per se stessa insignificante a parte l'aria buona del bosco, e di nuovo Dostoievsky ci soccorre in quel capolavoro ricordandoci di quel tale che si intendeva di vini, e che per tutta la vita inorgoglì di esserlo senza mai sospettare di sè e del valore della sua competenza di intenditore di vini - preserva la nostra personalità.

    Dobbiamo avere l'idea di essere stati noi a decidere. E meno male che la musica non è insegnata nelle scuole... Dio, se esistessi, ti ringrazierei, almeno quella lasciala al sicuro.

    L'aria che spira in un rapporto, esce in forma di vano fiato dalle bocche dei due che si relazionano, e la questione è "chi comanda", non cosa sia importante.
    Facci caso se già non ci hai portato attenzione: tutti tentano di essere loro a dare il "la", vogliono che si suoni la loro goffa sinfonia, la loro canzonetta da tre soldi, ignari che si tratti di canzonetta, ed anzi menando gran vanto e sicumera di essere nel giusto.

    Certi idioti si sentono sicuri di sè, guarda per esempio Eros Ramazzotti che sta sul palco invece di fuggire per la vergogna.
    Certi tipi, sono stati i genitori a convincerli di loro stessi e della loro bontà, e non hanno fatto altro che questo disgraziato lavoro: aver reso quegli avanzi di galera sicuri di sè, senza mai badare al contenuto che sostiene quella sicurezza.
    Li hanno educati alla sicurezza priva di contenuto, e nessuno gliela toglie, come nessuno o con difficoltà toglie dalla testa di una ragazza che si vede brutta di esserlo per davvero.
    Convinzioni che qualcuno gli ha messo in testa, nel bene o nel male.

    Ora, non puoi prendere di petto le persone - alcune non le smuove neppure il Dalai Lama tanto sono radicate nella loro forma di pensiero - ma se riesci a fargli sentire che loro, e non tu, sono i burattinai, allora potrai riuscire - in questa forma priva di contenuto - a mettere il contenuto da te desiderato, per esempio Beethoven al posto del "Blasco".

    Sono convinto che se oggi neanche Dio riuscirebbe a farmi passare la passione per la musica dei grandi autori, non è tutto per un pò di talento e predisposizione, quanto per il fatto che sono stato costretto a fondare la mia identità sopra quella musica, essendo stato attorniato da gente che spesso ha disprezzato la mia passione per essa.

    Bisogna togliere il carattere di costrizione con sapiente dosaggio (facile a dirsi), e riuscire a capire che se l'altro va per funghi ci va volentieri perchè lui l'ha voluto, perchè quel gesto sostiene la sua identità, e che probabilmente neppure esiste un motivo per andare a cercare funghi svegliandosi alle tre del mattino e patendo l'insonnia, a parte quello.

    L'operazione fondamentale consiste nel far credere ad una persona che sia stata lei l'artefice della scelta. Non c'è niente di poco morale in questo giochetto, se è fatto a fin di bene, mica sempre, ogni tanto.

    Mi firmo ancora:
    Il vecchio volpone

  9. Neve Che Vola

    11 novembre 2011, 10:07 Il quantum satis di potere di ciascuno deve essere rispettato, ecco tutto.
    Se hai a che fare con una formica, non devi farle pesare che dipende da te se vive o se muore. Quindi, nel linguaggio bisogna eliminare ogni possibile sfumatura che tenda a far trapelare il tuo potere, a meno che si tratti non di una formica, ma di un grezzo che non è interessato a queste questioni, e ti cannoneggia come niente fosse.
    Quelli capiscono solo il bastone, ed io sono un sostenitore del bastone, anche se sorge la domanda "chi ti dà il diritto di credere di poterlo usare tu?"

    Ieri parlavo con un tale, aveva da ridire sul Dalai Lama, dicendo che non ha il diritto di presumere di poter insegnare qualcosa. A parte il fatto che insegna solo su richiesta, e non certo in maniera invasiva, se proprio esiste una persona che ha qualcosa da insegnare è lui.

    Quando è venuto in Italia, e alcuni gli hanno chiesto di essere benedetti da lui, ha risposto "io non so niente di benedizioni".
    Se ti metti a discutere anche su argomenti del tipo "chi da il diritto al Dalai Lama" non c'è niente da fare, l'insegnamento inizia quando non ti poni quella domanda, perchè per potersela porre bisogna essere persone di un certo livello, non chiunque. Solo che oggi chiunque se la può porre, non è difficile farlo. Ma la risposta è così importante che solo se non sei una cane puoi azzardarla. E' il male della democrazia malintesa, che pone le persone di qualunque preparazione sullo stesso piano, che livella insegnanti e allievi, che permette ai cantanti di musica leggera di "ribellarsi" e ritenere inutile la conoscenza della storia della musica proponendosi come alternativa a Shostakovich.

  10. Immorale

    11 novembre 2011, 12:57 Le tue considerazioni, che leggo molto volentieri (in casa mia si "respira" aria buddista), cadono a fagiolo: sto per andare ad un colloquio con le insegnanti di mia figlia....

  11. Neve Che Vola

    12 novembre 2011, 11:02 Eccomi di ritorno da un giro di conferenze nei circoli scientifici, dove ero stato richiesto di ipotizzare il più possibile, per il bene comune.
    Dopo che mi è sembrato di aver ipotizzato abbastanza ed aver fornito sufficiente materiale di lavoro per i prossimi tre mesi di progresso, eccomi finalmente libero di porre una nuova domanda, che non a tutti sarebbe potuta venire in mente: com'è andato il colloquio? Usi la tattica che usava mia madre di dar sempre ragione ai professori, o quale altra?

  12. Neve Che Vola

    12 novembre 2011, 11:15 L'attitudine al rigore scientifico l'ho ereditata da mia nonna. Ella era solita affermare che sparsi per tutta la Russia esistessero club del Genoa. Che in Uruguay gioissero (seppur raramente) per ogni vittoria del grifone. Giurava che un arbitro, genoano, avesse dichiarato, dopo essersi fatto male ed aver insistito a proseguire l'arbitraggio, che aveva voluto far vincere il Genoa.
    Giurava anche che il Genoa avesse vinto, ai suoi tempi, molte coppe dei campioni, e a nulla valse dirle che non esisteva la coppa dei campioni quando lei diceva che l'avesse vinte il Genoa. Fu testimone oculare.

    Ma un giorno mi stupì.

    "La gente crede che i gatti siano anime, ma non è vero".

    Non mi diede neanche il tempo di riprendermi dal colpo, quando aggiunse

    "I rospi, loro sì che sono anime".

    E spiegò il tutto in questo modo:

    "Vidi un rospo cadere in un buco dal quale era impossibile ritornare, eppure il giorno dopo lo rividi. Come avrebbe potuto riuscire nell'impresa, se non fosse stata un'anima?"

  13. Immorale

    12 novembre 2011, 12:20 Grande tua nonna ! Il colloquio è andato così così, la donzella fa un pò la furbetta e "ci marcia", come si dice a Roma. Ho adottato l'atteggiamento attendista perché, come dicevi giustamente tu, io ho il massimo rispetto per una persona che, fino a prova contraria, dovrebbe essere più competente di me e, in questo caso, l'impressione pratica è stata quella. E' un mio "modus vivendi", cerco di non parlare a caso di argomenti che non conosco e rispetto le persone competenti, cercando di acquisire il più possibile da loro. Divento meno rispettoso (sempre verbalmente, sia chiaro) quando comprendo di aver davanti uno che, palesemente, spara una marea di castronerie (ne è pieno il mondo).

  14. Neve Che Vola

    12 novembre 2011, 18:07 Sospettavo che Asia ci marciasse fin da prima che ci marciasse.
    D'altronde, solo le persone di scarso comprendonio prendono la scuola sul serio, e quindi posso capirla. Noi vecchi volponi - o giovani volpi - non a caso siamo tali.
    Vecchi volponi si diventa - se non si nasce tali come me - esercitandosi fin da giovanissimi ad essere più astuti dei più astuti, più scaltri dei più scaltri, più avveduti dei più avveduti.

    Quando guardo a come sono diventati grandi registi i grandi registi, noto che spesso non hanno fatto alcuna scuola. E l'occasione capitava per caso:

    "Girami un assalto a Fort Apache"

    diceva il produttore, sconfortato per l'assenza forzata del regista e dai soldi che perdeva prolungando i tempi di produzione, e l'allora giovane vecchio volpone Jack Ford imparava l'arte di chiamarsi Ford e fare western e magari era l'addetto alle luci!

    Certo dipende dalle discipline, solitamente i grandi pianisti hanno avuto una grande scuola alle spalle, per esempio. Ma lì c'è un rapporto più diretto con l'insegnante, è come una specie di bottega di artigiano.

    Non è sempre facile riuscire a capire dove termina la nostra, ed inizia l'altrui competenza.
    Molto spesso ho riposto fiducia eccessiva in chi, in teoria, avrebbe dovuto essere competente. Gli davo fiducia per il solo fatto che socialmente quella persona godeva di fiducia e rivestiva un ruolo.

    Spesso ero arrogante, altre volte troppo sottomesso, dipendeva dalla fiducia che riponevo nelle persone.


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