Come sapete e come vi abbiamo, in più circostanze, illustrato, sono uscite le nominations agli Oscar.
Le categorie verso cui si proiettano le maggiori "attenzioni" del pubblico, e quelle che rivestono indubbiamente più fascino, sono quelle per i migliori attori.
"Scrutiamo" un po' da vicino i candidati di quest'anno, andando a "scovare" nel loro passato.
Categoria "Attore protagonista"
Javier Bardem, per Biutiful: paiono ormai lontani i Tempi delle commedie "piccantelle" in quel della sua natìa Spagna. Il grande uomo dalle uova d'oro è uno degli attori più contesi del Cinema con la C maiuscola.
Lo vedremo in un "nuovo" Malick, un seduttore dal carisma immediato, che ha conquistato strada facendo anche la restia e "pudica" Penélope Cruz.
Jeff Bridges, per Il grinta: torna fra i nominati dopo la vittoria lo scorso anno, con questo western "patibolare", una storia di vendetta vista attraverso gli occhi "innocenti" di una bambina. Un veterano degli Oscar, che ci fa sempre piacere sia contemplato al ruolo di "Miglior Attore".
Un altro personaggio "lebowskiano", (s)tinto nelle fosche malinconie di un film di "brutti, sporchi e cattivi", con tramonti rosseggianti, grandi praterie, texas rangers e uno "sfregiato" assassino che "guazza" e semina panico in libertà.
Uno dei grandi outsiders di Hollywood finalmente apprezzato, stando a quel che sta accadendo negli ultimi anni, anche dai membri dell'Academy. Potrebbe trionfare bissando la statuetta come accadde negli anni '90 per Tom Hanks?
Jesse Eisenberg, per The Social Network: nel film che ritrae al "meglio" la gioventù di Facebook, la nuova generazione di "uomini-profilo", ecco che spunta un nerd, con tutti i crismi dello "sfigato" geniale, mago del computer con un'idea che "rivoluzionerà" la società globalizzata del Nuovo Millennio.
Poche chances di vincere, però.
Colin Firth, per Il discorso del Re: è da anni che la sua faccia ci è familiare, eppure molti faticano tutt'ora ad accostarlo a un film, gli "smemorati" non potranno però dimenticarsi della sua performance.
Attore sobrio, elegante, di pimpante e ribalda naturalezza, anche lui si ripresenta agli Oscar, questa volta da favorito assoluto. L'uomo da battere.
James Franco, per 127 Hours: si affacciò alla ribalta con un biopic per la Tv su James Dean, e qualcuno, perlomeno io, se lo ricorda figlio "naufrago" alla deriva esistenziale in una malinconica storia di padri assenti e bang nella notte, una città accanto al mare di Michael Caton-Jones. Da allora è una delle "giovani" facce più richieste, amante omosessuale per Sean Penn-Milk, oggi è un "avventuriero" incastrato tra le rocce, in una prova attoriale d'intensa partecipazione, durissima, fisica, "allo stremo delle forze".
Categoria "Attrice protagonista"
Annette Bening, per I ragazzi stanno bene: prima di tutto vince la concorrenza con l'altra attrice "rivale" del suo film, Julianne Moore. Un'attrice famosa più per essere la moglie di Warren Beatty che per le sue "incursioni" cinematografiche.
"Compare" poco, ma questa volta pare valga tutto il prezzo del biglietto.
Nicole Kidman, per Rabbit Hole: continua ad inanellare nominations tanto che fra un po' farà concorrenza alla regina Meryl Streep. Quasi sempre garanzia di qualità o di progetti non banali, ultimamente l'avevamo ""persa di vista".
Jennifer Lawrence, per Winter's Bone: quasi agli "esordi", quasi "minorenne", praticamente "sconosciuta". Il "suo" film è piaciuto tantissimo in America, aspettiamo i "nostri" responsi.
Natalie Portman, per Cigno nero: la ragazza prodigio è diventata "donna". Oscar quasi sicuro, nel film di Aronofsky balla, "recita", si raschia la pelle, si ubriaca, fa sesso lesbo, ha una madre "incestuosa", cerca la "perfezione".
Michelle Williams, per Blue Valentine: ex compagna del compianto "Joker" Heath Ledger, fulcro delle ossessioni del marito Di Caprio in Shutter Island, sarà prossimamente Marilyn Monroe.
(Stefano Falotico)
















































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