Dopo la sfida del western contemporaneo, stravinta con No Country for Old Men, i fratelloni del Minnesota decidono di sfidare nuovamente il genere, fronteggiando il colosso “western classico”. Lo affrontano con la loro fedele arma dell’ironia nera, ottenendo una totale demitizzazione del genere mitico per eccellenza.
L’avventura vissuta dalla giovane e verbosa Mattie Ross diventa quasi “quotidiana”, il mitico Grinta muta in un Jeff Bridges stanco, sporco e disilluso che tra una “confisca” di alcolici e l’altra trova il tempo di compiere un’impresa eroica. Anche le tipiche e sporadiche esplosioni di violenza coeniane sono gestite dai personaggi con errori ed omissioni, in un realismo tutt’altro che epico. Nemmeno la lingua maciullata impedisce a Matt Damon, un Texas Ranger fumettistico, di sproloquiare pomposamente sul dovere e l’onore, nonostante i paradossali scivoloni assolutamente antieroici; intanto l’introvabile antagonista, un loser con il volto di Josh Brolin, si fa sparare da una ragazzina che, in odore di Oscar, rischia pure di portarselo a casa.
Come da tradizione del duo, uno stile impeccabile, una confezione perfetta, che, per trascendere il classico, rischia probabilmente di farsi ancora più classica.


















































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