Ringrazio innanzitutto, doverosamente, Spaggy per la sempre cortese disponibilità che ci ha permesso di scrivere questo post a due mani.
Spaggy, in fondo, è molto simile a me, diciamo che siamo accomunati da molti tratti cinefili. Entrambi non "sparliamo" mai di un film prima d'averlo vista e non ne partiamo prevenuti, lasciando che il giudizio si deriga dopo la visione, e rivedendolo se opportuno. Ogni film è suscettibile di rivalutazioni, le generiche catalogazioni, in fondo, ci disturbano e siamo molto accorti a non lasciarci depistare da quel che leggiamo in giro. Entrambi cinematograficamente "turbolenti", veniamo assaliti da irreprimibili "nevrosi" che nascono dalla fremente curiosità, dalla fame divoratrice di celluloide, che spesso, (non) collima con la vita vera. Anzi, a dirla tutta, equipariamo la vita vera alla finzione, non ne sappiam scindere le due parti, essendo tutt'uno col nostro sguardo digitale, abrasivo, puntiglioso, polemico, chirurgico, alterandoci in quel che vediamo, incarnandone fisiognomicamente, quasi lombrosiani, modi d'essere, "pose", caratteri e umori, riflettendoci e amalgamandoci in corpi e sguardi altrui, nelle delicatezze di virulente, prodigiosa femminilità di, che ne so, un'Uma Thurman sgambatissima e disinvolta di contagioso umorismo al "Jimmy Fallon Show" (veramente da perder la vista prima della testa per un'Uma di tale vanitosa grazia, erotismo e insuperabile sex appeal), e poi laconici Daniel Day-Lewis dietro una scrivania-eremita a "pensarci" su, a ponderare, a far sì che il banale non renda giustizia alla complessità delle nostre anime, alla storia che abbiamo indossato e indosseremo.
Gli avevo chiesto se gli andava di buttar giù qualche riga su Rutger Hauer, e, naturalmente, ha subito gradito la proposta.
Ecco qui la breve parentesi biografica su Rutger (tra l'altro, ho anche visto Hobo...): "Ha visto cose che noi umani difficilmente potremmo immaginare. E la spiegazione, sorvolando sul daltonismo che lo contraddistingue fin dall’infanzia, potrebbe essere semplice: si è sempre fidato della maestria e dell’Arte dei registi che su di lui hanno puntato, primo tra tutti quel Paul Verhoeven, suo connazionale, figlio dei tulipani, che lo scopre all’inizio degli Anni Settanta dalle immagini di una serie televisiva che rifaceva il verso ai poemi cavallereschi. Verhoeven lo vuole come protagonista di Fiore di carne, nel ruolo dello scultore Eric Vonk, destinato a un destino crudele per una delle love story più infelici del mondo del cinema. Quello con Verhoeven è un sodalizio destinato a continuare nel tempo, si fidano l’uno dell’altro: il regista pone la sua visionarietà e le sue spettacolari scene d’azione ante litteram al servizio dell’attore, e Rutger Hauer presta la sua statuaria Bellezza teutonica ai diversi ruoli che è chiamato a ricoprire. Non tutti sembrano all’altezza delle sue doti interpretative, non tutti sembrano così facili da affrontare, ma i due sfiorano il capolavoro con Soldato d’Orange, film che apre la strada a entrambi per il firmamento di Hollywood. Grazie all’esordio a stelle e strisce nel film destinato al grande pubblico, I falchi della notte, a fianco del mitico Sly Stallone, Hauer viene scelto per il ruolo che lo tramanderà ai libri di storia del Cinema: il replicante Roy Batty di Blade Runner, ruolo che permette all’attore dagli occhi cerulei di oscurare anche il più famoso e lanciato Harrison Ford. Gli Anni Ottanta lo vedono protagonista di altre interessanti pellicole amate sia dalla critica sia dal pubblico: Osterman Weekend, Ladyhawke, La leggenda del santo bevitore, Furia cieca, The Hitcher. Le richieste fioccano da tutte le parti tanto che il nostro olandese è costretto a rifiutare le parti proposte per Robocop o Intervista con il vampiro. Ma così come ti crea così Hollywood ti distrugge. Basta un fiasco commerciale, rimediato con Giochi di morte, per far cascare le fortune dell’attore. Dopo aver lavorato con Ridley Scott, Ermanno Olmi, Lina Wertmüller, Phillip Noyce, Nichlas Roeg, Sam Peckinpah e Jack Gold, il suo nome è associato per una decina d’anni a pellicole di serie B, prodotti che potremmo definire alimentari. Lo stereotipo era quasi sempre lo stesso: l’algida origine germanica ben si confaceva al ruolo del violento assassino, difficilmente lo si chiamava per un ruolo da eroe buono. Bastava mettergli un fucile in mano e i suoi personaggi folli pur non dotati di profonde psicologie prendevano vita e assumevano sapore. Toccherà a George Clooney riportare Rutger nel circuito dei grandi nomi. Lo chiama e lo vuole con sé nel cast di Confessioni di una mente pericolosa. È il 2002, è l’inizio di una nuova fase ascendente per l’attore: arriveranno presto le parti per il Batman Begins di Nolan, per il Sin City di Rodriguez e per i blockbuster . Dura poco anche questa fase della carriera: tornano i film alimentari, compreso l’italiano Barbarossa, e torna l’oblio. Almeno fino al recente Sundance Festival quando invecchiato lo ritroviamo nel ruolo più incisivo della sua carriera dai tempi di Blade Runner: il vecchio vagabondo dotato di fucile, protagonista del divertente e piacevolmente peccaminoso Hobo with a Shotgun. In questi giorni, poi, è facile anche avvistarlo in Italia: sta ultimando le riprese dell’ultimo film di Ermanno Olmi, Il villaggio di cartone. Una cosa con il tempo è rimasta immutata: lo sguardo fiero… Bentornato Rutger!"
Che dire ha già detto tutto Spaggy, posso solo sottoscrivere la sua lucida, inappuntabile monografia, "stringata" ma efficacissima nel delineare il quadro dell'attore Hauer.
Non mi resta altro che ricordarvi che sarà Van Helsing per il Dracula 3D di Dario Argento... voglio congedarmi così, con la sua monumentale:
"I've seen things you people wouldn't believe. Attack ships on fire off the shoulder of Orion. I watched c-beams glitter in the dark near the Tannhauser Gate. All those... moments will be lost... in time, like tears... in rain. Time to die.
Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire".
Rutger è unrated e anche "per tutti..."
(Stefano Falotico & Pietro Cerniglia)

















































Commenti
9 aprile 2011, 13:36 ...Travis, no, il merito dell'attenzione su Rutger è tua... Anzi, mi hai dato l'occasione di recuperare "Hobo with a shotgun", sulla cui recensione sto lavorando: piccolo gioiellino per gli amanti dell'exploitation Anni 70...
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