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Il sentiero - recensione di leporello

autore: leporello      
29 gennaio 2012 | InSala, Homevideo

Il voto di leporello: leporello ha votato Il sentiero buono stelle

Il sentiero

(Bosnia Herzegovina/Austria/Germania, 2010)

Titolo originale: Na putu

di Jasmila Zbanic con Zrinka Cvitesic, Leon Lucev, Ermin Bravo, Mirjana Karanovic, Jasna Beri, Nina Violic, Mirvad Kuric, Sebastian Cavazza, Vanessa Glodjo
voto mediocre


Dopo essersi meritatamente guadagnato l'Orso d'Oro al Festival di Berlino di qualche anno fa, nella stessa sede Jasmila Zbanic riporta il cinema bosniaco all'attenzione del pubblico. Inseguendo il corso del tempo, così come il dramma della guerra civile che sconvolse i Balcani va progressivamente smaltendosi nelle vite di coloro che la vissero, anche nel percorso dell'autrice le tracce di questa si fanno più deboli e sbiadite, e se ne "Il Segreto di Esma" gli orrori della guerra erano gli artefici nascosti dentro l'animo dilaniato della protagonista, in questo nuovo "Il Sentiero" restano solo sullo sfondo, appesi al rapporto di ex commilitoni che lega Amar con Bahrija, l'inquietante musulmano wahabita. Dunque l'attenzione di Zbanic si sposta su tematiche differenti, affrontando, col solito occhio squisitamente femminile (la locandina lo conferma sopra ogni cosa), l'insinuarsi di nuovi pericolosi fondamentalismi in quella che è una società pacificata sì, ma non certo risanata ancora da tutte le lacerazioni recenti, e pertanto particolarmente indifesa ancor più di quanto non siano le società civili circostanti, nostra italiana compresa. Anche "Il Sentiero" è un film estremamente asciutto, scarno ed essenziale come fu già "Esma" (all’attrice Mirjana Karanovic che la impersonava, la regista riserva qui il ruolo della moglie “ninja” di Bahrija). Ma rispetto al primo film è un po' meno convincente: ho trovato eccessivamente prolissa l'introduzione al ménage familiare dei due protagonisti (entrambe molto bravi), una sceneggiatura un po' "telefonata", fortunatamente chiusa con l'unico finale accettabile dal buon senso, buon senso che la regista profonde a piene mani alla protagonista femminile Luna, in contrapposizione a ciò che opera nei confronti del marito, uomo debole e insicuro, e pertanto vulnerabile nei confronti degli attacchi subdoli della finta verità che lo aggredisce. Da notare come i due film si chiudono entrambi con un saluto, tra Esma e sua figlia Sara sul pullman in partenza per la gita scolastica, e della sola Luna ad un indefinito interlocutore lassù, lontano, invisibile, ormai solo sognato e atteso per un ritorno che il film lascia sospeso come una domanda aperta. Un film comunque interessante.

 

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