Era ormai piena notte. La giornata era stata lunga. Lorenzo era partito in treno per Parma. Aida era di nuovo sola, in quel piccolo locale buio della stazione. A quell’ora le pareva un posto quasi abbandonato, dimenticato. O forse più semplicemente era lei a sentirsi ancora una volta abbandonata, dimenticata. Anche da Lorenzo, quel ragazzino affabile, timido e generoso che in tutti i modi aveva cercato di aiutarla, come sentendosi in colpa per l’atteggiamento arrogante ed ingannevole di suo fratello Marcello. Lorenzo, con i suoi modi gentili, impacciati e fanciulleschi, si era preso cura di lei, l’aveva fatta sentire una vera principessa. Le brillano ancora gli occhi a ripensare a quel fiabesco momento a casa del ragazzo. Appena uscita dal bagno, avvolta in un lussuoso accappatoio giallo, con una salvietta intorno ai capelli, scendeva divertita e compiaciuta la splendida scalinata di quella villa imponente, maestosa, antica, che le metteva quasi soggezione. Lorenzo aveva messo un disco: la romanza “Celeste Aida” sembrava scritta appositamente per lei. Ma Lorenzo l’aveva soccorsa anche quel pomeriggio, facendo a pugni con Romolo, un losco individuo che a sua volta l’aveva illusa. La sera, sulla spiaggia, Aida piangeva disperata, sconsolata, pensando che tutto il peggio che poteva capitarle le era capitato. Lorenzo le si era avvicinato. Con la consueta dolcezza, cortesia ed attenzione. L’aveva abbracciata forte, più volte. Solo allora Aida aveva capito quanto quel ragazzo tenesse a lei. Per questo l’aveva baciato. Poi alla stazione, prima dei saluti, Lorenzo le aveva consegnato una busta. “Ci sono tante cose che non sono mai riuscito a dirti di persona” le aveva detto. Aida voleva strappare la busta, ma Lorenzo l’aveva fatta desistere, perché non si aspettava né voleva da lei una risposta al suo scritto. Così, appena il treno era partito, Aida aveva aperto la busta. E non vi aveva trovato una lettera ma dei soldi. Di sicuro Lorenzo, nella sua ingenuità, non aveva voluto ferirla. Eppure, alla fine, inconsapevolmente, l’aveva trattata come tutti gli altri. Con sguardo perso nel vuoto, sola ed affranta, Aida esce dalla stazione, nel buio e nel silenzio della notte. Trattiene a fatica le lacrime. Non sa ancora dove andrà, né cosa farà. Nell’amarezza di quel doloroso momento riesce solo a pensare come per tutti sarà sempre e solo una ragazza con la valigia.


















































Commenti
17 marzo 2011, 09:42 Bravo, indovinatissimo.
17 marzo 2011, 11:05 grande Stefano!Hai reso perfettamente l'idea...
17 marzo 2011, 12:34 .. c'è tutto il senso profondo del film, davvero!!!! Commovente ed umano e soprattutto dis traordinaria presa emotiva.
17 marzo 2011, 13:04 Grazie amici: è un omaggio ad un grande regista che porto nel cuore.
17 marzo 2011, 14:48 Tristezza molto ben rappresentata sia dal film che dalle tue parole
18 marzo 2011, 00:12 Quando l'amarezza di un grande film traspare nella buona scrittura. Ciao Stefano.
18 marzo 2011, 00:30 ...a volte non basta una vita per dire delle cose "di persona"...Ottimo, amico. Alla prossima!
18 marzo 2011, 11:51 Grazie a tutti, amici, per i preziosi interventi di apprezzamento.
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