Odio aspettare. E'proprio il concetto di attesa che mi disturba forse perchè lo associo e neanche tanto a torto a quello di perdita di tempo. Tempus fugit. Odio le sale d'attesa, gli orari che non vengono mai rispettati costringendoti a vegetare nella noia leggendo riviste specializzate in sottovuoti spinti che non compreresti neanche sotto tortura, non le leggeresti neanche se ti regalassero l'abbonamento vitalizio, al massimo le useresti per accenderci il fuoco nel camino. Odio dare appuntamenti al lavoro magari fuori orario, anche a tarda notte e poi ritrovarmi lì ad aspettare rigirandomi le dita, odio gli ingorghi stradali e ringrazio sempre Dio a faccia in terra come si faceva una volta che, abitando in provincia, ne incontro al massimo un paio l'anno, odio i supermarket dove per la riduzione del personale arrivano a farti fare file kilometriche col carrello pieno che quasi vorresti lasciare tutto là in mezzo e andartene, odio vedere che, una volta rinunciato ai progetti bellicosi di abbandono della spesa in mezzo alla corsia, vedi la fila della cassa a fianco che per la legge di Murphy va sempre più veloce della tua. Odio la cassiera, pardon la hostess di cassa che non riesce a trovare il codice a barre per passare il prodotto. Perdendo tempo e facendo attendere ancora di più. Quello che odio di queste attese inaspettate è il fatto che non ci si può organizzare a fare qualcosa d'altro. Ecco perchè ammiro un personaggio come quello di Ryan Bingham, uno che è un professionista delle sale d'attesa. Talmente professionista che ha calibrato perfettamente i suoi tempi, i suoi ritmi circadiani, ha trovato il modo per ingannare le ore passate ad aspettare una coincidenza scrivendo come ottimizzare il tempo che passa quando sei costretto al non luogo dell'androne di un aereoporto. Perchè le ore che trascorrono comunque lasciano segni anche se sei disperso lassù tra le nuvole. Per Ryan che non ha mai sentito il bisogno di mettere radici o l'assillo del ticchettio del suo orologio biologico, per lui che ha sempre trattato il tempo che passa come qualcosa di deformabile alle proprie esigenze, l'attesa diventa un problema quando cambia le sue prospettive. Quando per un attimo decide di cambiare la sua vita da sradicato sempre in volo tra un aereoporto e l'altro. Ma è solo un attimo, non si è accorto di guardarsi allo specchio quando ha incontrato quella che pensa che era la persona per cui abbandonare tutto. Ryan finalmente aveva trovato la sua ragione di essere e di porre fine alla routine aereoporto-sala d'attesa-volo-atterraggio-sala d'attesa-coincidenza-volo-atterraggio-arrivo a destinazione. Il personaggio più simile a Ryan che conosco è senza dubbio l'apolide per caso(o meglio per capriccio del destino) Viktor Navorski, quello di The terminal pure lui imprigionato nel non luogo di una sala d'attesa di un aereoporto. Viktor stremato trova il modo di organizzare il suo tempo attendendo che arrivi finalmente un passaporto che lo liberi da quella prigionia. Anche lui ingabbiato in una routine quotidiana fatta di bisogni primari ineludibili. Come pure i protagonisti di Lista d'attesa di Juan Carlos Tabio che sono costretti ad attendere giorni e giorni in una stazione un autobus che li porti a destinazione. Ma vivere per un pò in questa sala d'attesa diventa l'occasione per stare un pò fuori dall' atmosfera soffocante che incombe sulle loro vite. La stessa routine che attanaglia gli inconsapevoli protagonisti di Aspettando Godot che attendono questo fantomatico signore parlando di tutto e di tutti riuscendo bene a descrivere con i loro discorsi spesso senza senso quanto sia minuscola l'entità uomo che deve trovare per forza un qualcosa a cui appigliarsi per continuare a vivere. Una ragione per continuare ad esistere. Esattamente il concetto esplicato da Buzzati ne Il deserto dei Tartari in cui il capitano fu sottotenente Giovanni Battista Drogo ha dedicato la sua vita a una suggestione attendendo un nemico dai contorni che sfumano nel mito, lui non ha mai visto i Tartari. Quando finalmente costoro arrivano, lo scopo della vita di Drogo è superato e quindi non c'è più ragione di esistere. La sua vita trascorsa nell'attesa è servita a qualcosa anche se quello che a noi appare come un barbaro scherzo del destino se lo porta via proprio quando finalmente i nemici stanno arrivando. Dando finalmente un senso compiuto al sacrificio della sua giovinezza.

















































Commenti
6 maggio 2011, 08:08 Grande Emidio. Corollario alla Legge di Murphy: e se per caso, vedendo che la fila accanto alla tua scorre più velocemente e decidessi di spostarti, automaticamente questa diventerà la più lenta..
6 maggio 2011, 08:16 Giusto Adolfo!Corollario imprescindibile.Succede esattamente sempre così!Grazie per l'intervento!
6 maggio 2011, 08:24 Bravo, bravo, bravo. Vedi Emì,parlare di più film per illustrare il tema del giorno è perfettamente in linea con il nervosismo che ti prende quando devi fare una fila e assumi quella gestualità inconfondibile (il c.d. linguaggio del corpo, no?): tamburellare con le dita, sbuffare, battere il piedino a terra con accelerazione significativa, strabuzzare gli occhi,tessere alleanze e complicità con quelli vicini a te che stanno provando le tue stesse emozioni, lasciarsi andare ad aforismi sempre più pregnanti sulla società attuale...insomma, il campionario è vasto e tu hai scelto questo, non uno, che miseria! più film,sono nervoso, mastico una caramella dietro l'altra... hai fatto benissimo, vedrai che farai da apripista...beh, poi però bisogna conoscere il cinema come te, e qua...
6 maggio 2011, 08:35 è bellissimo studiare il linguaggio del corpo altrui,è una fonte continua di sorprese...diciamo che questo post è stato un pò come un indegno(rispetto ai modelli originali) stream of consciousness,ho scritto quello che sono riuscito a catturare.E rileggendo mi sono accorto che mi sono dimenticato di robette tipo L'udienza di Ferreri e di tutto quello che può essere ricondotto a Kafka....due bazzecole insomma.Ciao Paola e grazie per l'intervento!
6 maggio 2011, 08:50 Te ne sei dimenticato perchè intanto eri arrivato alla cassa...nel frattempo ho imparato che adesso non si dice più cassiera, questa è davvero una cosa che mi sconvolge, hostess di cassa, mio dio, ma da quando? da quando lo spazzino si dice operatore ecologico? o da quando i professori sono diventati prof (anche questo mi sconvolse parecchio, ma in effetti, devo riconoscere che siamo a mezzo servizio e dunque prof, ahahah).
6 maggio 2011, 09:06 c'è una grande catena di supermercati che le fa andare in giro con il cartellino con su scritto hostess di cassa...eh eh eh quando sei in fila e hai davanti talmente tanta gente che ti vorresti far largo col machete(ma non puoi)hai tempo per fare tante cosette,tipo guardare i cartellini delle cassiere o leggere le etichette dei pacchetti di caramelle...
6 maggio 2011, 12:04 Mi meraviglio che non conosciate i neologismi per indicare professioni che già avevavo un nome, che non aveva bisogno di essere cambiato. Sono ormai anni che il cieco è detto "non vedente" etc, etc. Anch'io, sempre in anticipo agli appuntamenti, mal digerisco le inutili attese ed i soggiorni in sala d'attesa (cui si sono aggiunte le attese al telefono quando vuoi comunicare con enti pubblica ed invece dell'operatore ascolti una sgradevole musichetta, cui segue inevitabilmente la caduta della linea) e non posseggo lo spirito di Ryan. A parte ciò bel post, bradipo, sempre ricco di fantasia
6 maggio 2011, 12:43 eh eh dedo alcuni di questi neologismi sanno tanto di presa per i fondelli e hostess di cassa è uno di questi visto che qua come si dice da noi aumentano i titoli ma diminuiscono la paga.Grazie per le belle parole che mi rivolgi sempre,amico mio.Un saluto.
6 maggio 2011, 15:33 E bravo, Emidio! Però, però, io non mi stanco ad attendere. Quando vado dal medico, ad esempio, osservo. E se mi dicono "lei è un santo" (me lo dicono, me lo dicono), io rispondo che "avevo tempo, altrimenti non ci sarei andato". Amo l'attesa nell'ufficio delle poste, veder persone che litigano per un nonnulla, mi piace scrutare la fila del supermercato, osservare qualcosa che non avevo prima notato. E nel traffico, godo il sole o la giornata di pioggia: anche quella è parte di noi. Sai, dedo, anche con l'operatrice telefonica sono paziente: sta cercando di fare il suo mestiere sottopagato! Lo so, sono bastian contrario.Forse perchè, come Ryan Bingham, dico alla napoletana "ramme 'o tiempo cà te spertoso..." Ps negli anni settanta, si chiamavano pretori....e oggi, bè, parola che va, parola che viene. Grazie, comunque, per il motivo di riflessione!
6 maggio 2011, 15:38 ehmm..io sono stata cassiera, e lo sono ancora adesso in fase di "soccorso casse"...le hostess di cassa sono una categoria nuova e sconosciuta e sicuramente sottopagata...lavoro interinale, e spesso loro aspettano di farsi una vita migliore, sono anche laureati o laureandi, con tante speranze che aspettano di farsi una vita, trovare un lavoro serio e arrivare ad una paga mensile che possa superare i 500 euro...La fila dei clienti finisce dopo qualche minuto, quella di questi lavoratori può durare anni e anni...Bel post Bradipo, molto attuale e spinge a riflessioni serie su come impiegamo il nostro tempo. Ciau.
6 maggio 2011, 15:41 ...giusto, con le operatrici telefoniche cercate, se potete, di starci qualche minuto educatamente, che di solito vengono pagati solo se riescono a stare più di 50 secondi al telefono con le persone...=D
6 maggio 2011, 15:47 Non illudetevi. Non sono operatrici telefoniche quelle che rispondono, ma solo un maledetto mezzo meccanico (un PC) verso il quale non sono certo benevolo, visto quanto il mio mi fa tribolare
6 maggio 2011, 15:51 grazie ragazzi per gli interventi:maurri giocoforza quando si attende si deve trovare modo di ingannare il tempo e allora anche io faccio come te,osservo....@maghe:infatti il punto è che hostess di cassa è un'altra categoria sottopagata,una figura precaria fantasma che si sono inventati per ridurre al minimo gli effettivi.Parlavo con un mio amico che lavora in una grossa catena di supermercati e a lui pur di farlo stare anche alla cassa gli hanno ampliato le mansioni nel contratto che prevede anche che debba obbligatoriamente dare disponibilità anche per la domenica...ciauz!
6 maggio 2011, 15:53 dedo quelli che ti telefonano per proporti contratti telefonici sono precari reali e non sono neanche tutti italiani,ce ne sono che chiamano anche dall'estero(tipo una compagnia telefonica british...)..
6 maggio 2011, 20:20 Emi' però mi devi spiegare perchè ti telefonano sempre alle due mentre fai la pennichella! Vabbè farsi carico dei problemi del precariato ma pure in quel quarto d'ora che ti ritagli nella bolgia quotidiana no e no!...ma com'è che ci siamo ritrovati a parlare dei call center? ho perso il filo, mi rimetto in fila...
7 maggio 2011, 07:59 a me al lavoro è un continuo telefonare di compagnie telefoniche,addirittura è da un pò che dico che il titolare non c'è,è in ferie...A me,a parte le immancabili telefonate mentre stai pranzando, succede altro durante la pennichella postprandiale,ormai ho brevettato un nuovo tipo di visita veterinaria domiciliare:quella classica è quella del veterinario che va al domicilio del cliente col quadrupede.In quella che ho brevettato io è invece il cliente con quadrupede che viene a domicilio del veterinario...a praticamente tutte le ore...
7 maggio 2011, 08:12 Emì, quando meno te l'aspetti ti chiamo io fingendomi call center così mi dici dove vai in ferie ahaha! Col tuo brevetto, oltre ad essere un pioniere della sperimentazione, ottieni il duplice scopo di poter continuare a vedere film praticamente senza interruzione, stoppi un attimo finchè visiti e poi continui. Ottimizzi i tempi. come si suol dire
7 maggio 2011, 08:28 si però talvolta ti vengono talmente tante paturnie...
7 maggio 2011, 08:54 ed è ben per questo che abbiamo il nostro social network di fiducia filmtv.it, così ci sfoghiamo un po' e torniamo ad essere gentili con gli animali
7 maggio 2011, 09:34 il problema non sono gli animali verso cui la gentilezza è d'obbligo:il problema sono i bipedi che li accompagnano a visita...la regola dice che il cliente ha sempre ragione...però....
7 maggio 2011, 22:24 pe rle chiamate indesiderate, consiglio il metodo Woody Allen:
- Sono a casa, seduto davanti alla Tv, quando il telefono suona e una voce dall'altra parte dice: «Mr Allen, gradirebbe essere l'uomo vodka di quest'anno?»
E io rispondo: «No, Woody Allen è un artista e non fa pubblicità, non è un ruffiano, non beve vodka e se lo facesse non berrebbe la vostra!» E lui: «Peccato, paghiamo cinque milioni di dollari.»
E io dico: «Attenda in linea, prego, le passo il signor Allen».
7 maggio 2011, 23:01 ah ah ah grandioso il metodo Allen...io se volete la pubblicità della vodka la faccio anche per molto meno...
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