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Kûki ningyô - recensione di bradipo68

autore: bradipo68      
17 febbraio 2011
(aggiornato 18 febbraio 2011) | InVisibili

Kûki ningyô (Giappone, 2009)
Drammatico
Durata 125'
Regia: Hirokazu Koreeda
Con: Du-na Bae, Jô Odagiri, Susumu Terajima, Kimiko Yo, Arata, Itsuji Itao, Sumiko Fuji, Mari Hoshino, Ryo Iwamatsu
« Bae Du-na, Arata Vai alla photogallery

Kuki Ningyo potrebbe essere una favola che più o meno comincia così: c'era una volta una bambola gonfiabile che scoprì di avere un cuore. Una storia che va oltre alla commedia surreale indipendente americana Lars e una ragazza tutta sua in cui la bambola gonfiabile rimaneva tale, inanimata ma era accettata da tutti i conoscenti di Lars come viva e vegeta. Potrebbe essere un film di fantascienza in cui la felicità degli umani è affidata solo a pallide copie(magari anche attenuando qualche ruga e qualche kilo di troppo come ne Il mondo dei replicanti) che scoprono di essere meno "vuote" dei loro padroni.Potrebbe anche essere una riedizione della storia degli androidi di Philip K.Dick in Do androids dream of electric sheep?

Ma qui non c'è lo scenario post atomico del romanzo di Dick o la megalopoli soffocante del futuro di Blade Runner.

Il voto di bradipo68: bradipo68 ha votato Kûki ningyô ottimo stelle

Kûki ningyô

(Giappone, 2009)

Titolo originale: Kûki ningyô

di Hirokazu Koreeda con Du-na Bae, Jô Odagiri, Susumu Terajima, Kimiko Yo, Arata, Itsuji Itao, Sumiko Fuji, Mari Hoshino, Ryo Iwamatsu


Siamo nel Giappone di oggi e non ci sono androidi modello Nexus 6: c'è solo una  bambola gonfiabile, riedizione in lattice del Pinocchio di Collodi. Un Pinocchio gonfiabile. E'un modello economico, costa meno di 6 mila yen ma è decisamente gradita dal suo padrone per i suoi scopi. Puramente sessuali. Il suo padrone è un uomo solo e lei è un ottimo surrogato di quello che cerca in una donna, in mancanza di relazioni interpersonali. Ma un giorno la bambola acquista vita: la plastica diventa viva, le sue braccia gommose diventano tornite e affusolate e così le gambe. Ha un cuore ma ha soprattutto degli occhi con cui si guarda intorno incuriosita di quello che la circonda. E'veramente splendida la prova dell'attrice coreana Du-na Bae con i suoi movimenti sincopati, il suo sguardo e il suo essere sexy e ingenua allo stesso tempo. E mentre il suo padrone fugge dalla realtà che gli impone il suo lavoro per trovare riparo in serate casalinghe fintoromantiche con la sua amata bambola gonfiabile (fanno addirittura il bagno assieme perchè effettivamente è un pò fredda), lei cerca di fuggire dalla prigione in cui si trova per conoscere meglio tutto quello che c'è intorno a lei. E le sue escursioni si fanno sempre più ardite fino ad arrivare a un negozio di videonoleggio dove conosce un commesso,solo come lei che non sembra accorgersi della sua diversità. Riesce a farsi assumere e comincia a frequentare giocoforza il commesso che suo malgrado si trasforma in un maestro di vita. Perchè questa bambolina dagli occhi espressivi per dirla in poche parole deve solo imparare a vivere. E'una tabula rasa da impressionare momento per momento, un'intelligenza da stimolare. Ha un cuore ma fatica a rendersene conto così come le è difficile capire alcuni concetti basilari della vita come quello di crescere, diventare vecchi e morire come fanno i fiori. Le passeggiate nel parco dei due diventano occasioni di infinite scoperte, di rivelazioni piccole e grandi sui misteri della vita, oltre a conoscere il suo gentile partner la bambola gonfiabile conosce il mondo. E non lo capisce. Non capisce gli umani che sono vuoti almeno quanto lei se non di più. Non capisce le loro convenzioni, il suo stato d'animo puro viene opacato dall'inquietudine allorchè capisce che il mondo in cui vive non è così bello come le sembrava all'inizio. Comincia a desiderare cose che le saranno sempre precluse. Particolarmente toccante la scena in cui lei in un ristorante con il ragazzo della videoteca vede un bambina a fianco al loro tavolo che festeggia il suo compleanno e si fa spiegare che cosa è un compleanno. Lui le dice che le candele servono per festeggiare la ricorrenza del giorno della nascita. Ma la bambola non capisce che cosa vuol dire nascita. Lei non è mai nata,non è cresciuta. E' fatta solo per essere riempita d'aria attraverso la valvola che ha sullo stomaco. E pensa che anche gli umani visto che sono vuoti come lei dentro (almeno così pensa lei) abbiano una valvola da qualche parte per poter essere gonfiati. Ma combina un disastro e almeno si accorge della propria diversità: nella raccolta differenziata dei rifiuti c'è quello che può essere bruciato e quello che non può essere bruciato. Ed è la differenza tra un umano e una bambola. Inutile raccontare di più: quella che all'inizio sembrava essere una favola surreale si trasforma in un dramma esistenziale lancinante, una storia di una solitudine che attanaglia tutti i protagonisti. E' questo il loro tratto comune: sono assolutamente soli in una città con milioni di abitanti. Passeggiano per strade circondate da grattacieli e nessuno sembra accorgersi di loro. Si fermano a sedere sulle panchine del parco e nessuno dà loro uno sguardo. Il film di Koreeda si tramuta in un concentrato di malinconia,la bambola ma anche gli umani che vengono descritti sono freaks malinconici, pensosi, i classici clown con la lacrima tatuata sotto l'occhio.

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Altri trailer di Kûki ningyô Trailer Spagnolo

Kuki Ningyo è un film che suscita un maelstrom di emozioni contrastanti: è tenero, buffo all'inizio, pensoso, romantico, diventa un malinconico apologo sulla solitudine, fino ad un finale con accenti horror eppure commovente. Impossibile descrivere la ricchezza di sfumature della parte finale di questo film.

Il film è tratto da un manga eppure difficilmente si riescono a reperire altrove notazioni così puntuali sugli aspetti negativi della vita nella società alienante di oggi, in cui tutti o quasi cercano di prevaricare gli altri in una corsa senza freni. Un tema comune anche a molti altri film nipponici.

Da sottolineare anche i pregi formali del film: la macchina da presa di Koreeda si affida spesso a lunghi piani sequenza, a lunghe sequenze in cui domina il silenzio, a piccoli movimenti di macchina. Eccellente anche la fotografia che evidenzia i colori caldi quasi a voler contrastare con la metropoli disumanizzante in cui si muovono i protagonisti

Ritornando all'inizio possiamo quindi dire che Kuki Ningyo sia una favola? Non è così facile rispondere a questa domanda perchè le favole di solito contengono sia un lieto fine che una morale semplice semplice da poter essere compresa con facilità. Qui la morale sembra quella che ogni tanto bisogna guardare anche agli altri e non solo a se stessi, il lieto fine... beh quello non c'è, almeno non il classico "e vissero tutti felici e contenti".

Anche se c'è la sensazione che nel finale quando si passano velocemente in rassegna tutti i personaggi che hanno sfiorato la vita della bambola e che lei ha conosciuto, ebbene sembra quasi che la luce della speranza possa arrivare ad illuminare le loro vite.

Commenti

  1. vurdalak

    17 febbraio 2011, 14:05 come si trova questo film? Kore-eda è un regista molto interessante, ma in Italia non è arrivato quasi nulla di suo


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