Soggetto e sceneggiatura in collaborazione con Salvador Dalì come per Un chien andalou ed anche qui il connubio tra l'astrattismo di Bunuel e la visionarietà di Dalì crea effetti dall'impatto visivo e psicologico impressionante. La differenza, probabilmente, la fa la durata; poichè si passa da un precedente cortometraggio ad un film vero e proprio. Questo è, a mio avviso, un punto debole del film che prova a seguire un'esile trama col solo scopo di veicolare una miriade di segnali distribuiti su diversi livelli di lettura. Ne viene fuori un'opera di difficile fruizione, molto soggetta al gusto di chi la osserva ed a tratti persino fine a se stessa. E' sicuramente un film che resta impresso e che, volendo fare un paragone ardito, può vedersi come un concept album di musica noise, dove tante tracce a se stanti ma pregne di dissonanza e disarmonia convergono verso un significato comune, non sempre attraverso un disegno coerente.


















































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