Io ho, praticamente dall'età di sedici anni, un problema col cinema d'animazione e, più di recente, d'animazione digitale.
E il problema è: non riesco ad empatizzare, neanche in piccola misura, con personaggi palesemente artificiali, almeno finché la distinzione resta chiaramente percepibile ai miei sensi.
È uno dei (tanti) motivi che non mi ha fatto piacere Avatar e i suoi alieni blu computer-generated… e, più in generale, qualsiasi altra creatura artificiale che mi viene proposta al cinema con una pretesa di verosimiglianza (qualcuno ha mai sentito parlare dell'ucanny valley?).
Insomma, laddove gli altri vedono leoni parlanti, orchi in armatura, alieni sorridenti dagli occhioni di giada io vedo milioni di poligoni pilotati da un animatore in t-shirt nerd dietro il suo Macintosh pieno di briciole di Twix.
La mia sospensione dell'incredulità non si accende neanche per un attimo e mi sembra tutto coinvolgente come lo spot di una casa farmaceutica.
E chi vi ha detto che nel recentissimo Alba del Pianeta Delle Scimmie gli effetti speciali della Weta con il loro motion capture avanzato sono lo stato dell'arte, evidentemente non ha mai visto una scimmia vera.
Per tutta la durata del film, non c'è una sola scena in cui è possibile scambiare Cesar, lo scimpanzé superintelligente protagonista della vicenda, per una scimmia vera.
E questo mi ha tolto gran parte del divertimento, perché tutta la prima parte è giocata sui sentimenti, e per il mio modo di vedere, guardare James Franco (oltretutto in una delle sue prove meno ispirate) che parla al vuoto dove poi in postproduzione avrebbero aggiunto uno scimpanzé digitale non è esattamente il mio concetto di intrattenimento.
Mille volte meglio i proto-uomini del prologo di 2001: Odissea nello spazio, allora.
Ma proprio senza discussioni. Detto questo (uff!), il reboot dello storico franchise, già uscito malconcio dal goffo tentativo di Tim Burton di una decina d'anni fa, non è ne' un prodotto da buttare via ma neanche un'opera memorabile.
Lo svolgimento è parecchio convenzionale, lo script non esente da incongruenze e le situazioni sono quelle viste e riviste altre volte con tutti gli stereotipi del caso (l'imprenditore senza scrupoli, lo scienziato "buono", l'assistente imbranato, la fidanzata fighetta e non funzionale alla storia, il personaggio negativo e un po' meschino) ma fortunatamente, man mano che gli eventi precipitano, si guadagna un po' in ritmo e tensione e la parte finale riesce a salvare una pellicola diretta in maniera anonima (ma senza infamia)… per chiudersi con un controfinale anche questo già visto mille altre volte e forse proprio per questo non troppo evocativo.
Poi, in mezzo, c'è più di una cosa da salvare, intendiamoci: ma – e questo sì che anomalo a dirsi da parte mia – aggiungere qualche scena appena più cruenta qua e là avrebbe giovato all'economia globale del film.
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