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La carica dei 101: la prima volta sul set dei protagonisti del cinema italiano raccontati nel nuovo libro di Sergio Fabi - Intervista all'autore

autore: Spaggy      
23 marzo 2011
(aggiornato 23 marzo 2011) | Attori

Quante volte vi siete imbattuti nella lettura e nell’ascolto di particolari aneddoti sul primo giorno sul set di un attore, per di più al suo esordio? Spesso circolano leggende metropolitane che narrano di episodi che sembrano tratti da commedie dell’assurdo o dell’orrore, di attrici costrette a gesti inconsulti o di attori immobilizzati dallo shock. Ma si tratta per lo più di anonimi “si dice”, “si racconta”. I protagonisti stessi di tali voci si affrettano subito a smentire ogni riferimento che li riguarda e come protezione (e a volte a tutela della loro privacy) evitano di raccontare come siano andate veramente le cose. E tutto ciò fino ad oggi.

 

Sarà infatti da domani nelle librerie “La prima volta (sul set!)”, libro edito da Gremese Editore che riporta le testimonianze di 101 attori alle prese con il loro primissimo giorno su un set cinematografico. La particolarità di tale volume è data dal fatto che si tratta di testimonianze scritte dagli attori stessi che ripongono così piena fiducia nel curatore del volume, Sergio Fabi.


 

Se vi state chiedendo chi sia Sergio Fabi e come abbia fatto a carpire la fiducia di personaggi come Carlo Verdone, Barbara Bouchet, Raoul Bova, Claudio Amendola, Lino Banfi, Christian De Sica, Monica Bellucci, Valeria Solarino, Alba Rohrwacher, Michele Placido, Alessandro Gassman, Francesca Neri, Luca Argentero, Laura Chiatti o Ambra Angiolini (tanto per citare qualche nome) non avete mai avuto a che fare con l’informazione cinematografica italiana. Sergio Fabi è il classico giornalista che sa sempre tutto su tutti e prima di tutti: prima dell’autorevolezza dell’Ansa o dell’Asca (agenzia per cui lo stesso Fabi lavora) e delle informazioni centellinate dagli uffici stampa, arriva la sua voce che tramite il blog di cui è il fondatore, CineMotore, o tramite la sua rubrica sul mensile “Ciak”, CineCasting, riesce a informare sui progetti che registi e attori stanno per mettere in atto. E tutto questo perché tra il giornalista e i protagonisti del cinema italiano si è creato un rapporto di fiducia basato sul rispetto reciproco: mai ricerca di gossip gratuito, mai attacchi infondati, mai racconti inventati. È un giornalista della vecchia guardia, viene da dire: contatto diretto con le fonti e certezza assoluta di quanto si scrive.

 

E così capita che Carlo Verdone scelga di curare la prefazione delle pagine del libro e che apra le danze raccontandoci gli esordi di Asia Argento: «Era ossessionata dall'essere vera, credibile sulla sedia a rotelle di Perdiamoci di vista. E allora chiese di farsi portare a casa una sedia a rotelle per fare delle prove. Un giorno, mentre attraverso via Tagliamento con la moto, vedo una ragazza sulla sedia a rotelle che corre dribblando i passanti. Dentro di me dico: "Poveretta così giovane. Ammazza, però, quanto corre". Guardo meglio e mi prende un colpo: era Asia, con i capelli raccolti, che faceva le prove dal vivo.

"Ma che sei matta?" le urlo. E lei: "Mi serve! Soprattutto per capire come mi guarda la gente Tutti troppo gentili e ipocriti". Asia è sempre stata una forza della natura, completamente stravagante ma geniale nel suo coraggio. Forse l'attrice più professionista che abbia mai avuto».

 

Oppure succede che Barbara Bouchet vanti tra le pagine un aneddoto sconosciuto che riguarda un mostro sacro come Marlon Brando: «Sul set dei Due seduttori, era la mia prima volta, c'erano tante donne nella scena, sentivo un profumo molto forte, mi sono girata verso le ragazze e ho chiesto 'chi di voi ha questo profumo che mi ha fatto venire il mal di testa?' Nessuna di loro ha risposto, dopo un po' sento una voce 'io': era il profumo di Brando, sono rimasta senza fiato, volevo andare sotto un tappeto».

 

 

Primo giorno di set spesso contraddistinto dall’umiltà, come ad esempio ricorda Emilio Solfrizzi che sul set di Selvaggi di Carlo Vanzina fu scambiato per un manovale e gli dissero «Bravo, sei arrivato! Adesso torna indietro a vamme a pijà il cavo azzurro quello più lungo". Solfrizzi racconta di aver fatto il percorso a ritroso "pensando che nel cinema si facesse così: tutti danno una mano a tutti, senza distinzione di ruoli. Mi sembrava anche una cosa bella e giusta. Il cavo pesava almeno trenta chili. Sudavo moltissimo. Quando Vanzina raggiunse il set mi chiamò per spiegarmi la scena che avremmo girato di lì a poco e aggiunse: 'Come mai sei così sudato?'. ...Ricordo perfettamente la faccia del capo elettricista: "Ahò, ma che sei matto! Ma che sei un attore e nun me dici niente? Scusami, è che proprio nun sembravi n'attore… Te prego nun lo dì Carlo».

 

O primo giorno caratterizzato da incidenti “tecnici”, come quello occorso a Carolina Crescentini, sul set di H2Odio di Infascelli, che dopo una scena horror ha cambiato colore di capelli. «Il bello è stato che quel sangue è stato fatto con della vernice diluita, appena finito di girare la scena mi hanno catapultato dentro a una tenda, dove erano presenti le classiche stufe a forma di fungo ... La vernice si è cotta sui miei capelli e sono diventata fucsia!».

 

Testimonianze uniche in un momento in cui la voce dei protagonisti stessi sembra essere multipla a causa anche del moltiplicarsi della loro “presenza” sui social network, dove capita per esempio di vedersi chiedere l’amicizia da una Valeria Golino che Valeria Golino non è.

 

 

Ho chiesto personalmente qualcosa a Sergio, che con massima disponibilità ha risposto alle curiosità sul suo lavoro.

 

 

Sergio, da dove nasce l’esigenza di far raccontare agli attori i loro esordi?

 

Perché ho sempre odiato le voci false  che circolano sugli attori che amiamo e non sopporto i virgolettati inventati di alcuni giornalisti che seppur non abbiano mai intervistato l'attore poi ne rivelano alcune cose intime...in realtà copiate qui e la...

 

 

C’è qualcuno che si è rifiutato di dare la propria testimonianza?

 

No, sono stati tutti disponibili, anche perché loro parlavano e io scrivevo esattamente quello che loro volevano arrivasse ai loro fans,  è tutto semplice quando si fidano di te!

 

 

Qual è il segreto di Sergio Fabi nel carpire la fiducia degli attori? Colpisce la reverenza che hanno nei tuoi confronti, di solito il rapporto attori/giornalisti non è dei più facili...

 

La regola principale è non far capire che non sei alla ricerca di gossip. Gli attori sono persone normali: se fai vedere che non sei malato di sapere sono loro a raccontarti perché sanno che filtrerai senza inventare.

 

 

Nel tuo libro racconti di esordi spesso casuali che,  in periodi sociopolitici come l’attuale, sembrano favolistici o irreali. È mai capitato che qualcuno ti raccontasse di proposte non proprio “chiare” per ottenere una parte?

 

Sembrano  irreali ma sono la realtà. L’esempio attuale più lampante, come vedi, è Massimiliano Bruno con Nessuno mi può giudicare. Fa teatro da 30 anni ma non lo conosceva nessuno, ora lo conoscono tutti: le scorciatoie portano solo fuori strada, la notorietà può arrivare il successo è una cosa per pochi… l'importante è non sbagliare!

 

 

Secondo te, quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere un aspirante attore per emergere oggi solo per meriti artistici?

 

Un ottimo agente e saper aspettare l’occasione e il momento opportuno!

 

 

Che tipo di pregiudizi esistono oggi su chi si presenta ai casting? Hai mai la sensazione che più che le qualità interpretative vengano valutati gli aspetti fisici?

 

Gli aspetti fisici sono sempre stati valutati, diciamo che una volta c'erano più provini ora c'è meno possibilità di farsi notare perché a causa di questi reality e talent show ci sono troppi  incapaci che affollano le email degli addetti al settore.

 

 

 

La tua rubrica su “Ciak” è da anni un punto di riferimento per chi cerca di seguire soprattutto i nuovi progetti italiani. Per molti versi, hanno maggiore attendibilità le tue segnalazioni che i comunicati dell’Ansa. Nell’ambiente, per affermare la veridicità di qualcosa, si dice spesso “lo ha detto o scritto Sergio Fabi”, per non parlare poi della consultazione del tuo blog (Cinemotore). Ti è mai capitato di toppare un’indiscrezione o che qualcuno se ne sia risentito?

 

L'Ansa è l'agenzia di stampa numero uno e lo sarà sempre , l'Ansa fa spettacolo, la rubrica su Ciak è settoriale ma tutto nasce dalla voglia di non far andare gli artisti fuori strada, far capire chi sono i protagonisti e le persone serie nel mondo dello spettacolo.... Toppare? Capita a tutti e magari capiterà anche a me, per ora no e la ragione è semplice: a darmi le notizie sono proprio loro (attori, registi, produttori),  facendomi promettere però che non svelerò mai la fonte...

 

 

 

Se Sergio Fabi dovesse realizzare un suo film, ripensando agli esordi raccontati nel suo libro, quali 7 attori sceglierebbe?

 

Non ho dubbi: Verdone, Verdone, Verdone, Verdone, Verdone, Verdone e Verdone!!

 

 

 

 

La tua prossima impresa? Difficile pensarti fermo a rigirarti i pollici...

 

Già al lavoro, una cosa "fikisssima" sempre alla ricerca della verità in un mondo che appare luminoso (ah, le luci dello star system!) ma poi di difficile lettura ...

 

Commenti

  1. maghella

    23 marzo 2011, 14:23 Più che un libro sulle curiosità della prima volta, sembra essere un libro sulla fiducia...Quella che gli attori pongono a Sergio Fabi, e si lasciano andare a raccontare la loro prima esperienza. In un mondo che sembra dare tante notizie in modo sempre più facile e semplicistico, mi fa piacere sapere che possono esistere ancora delle schiette confidenze basate sul bel rapporto tra un attore e un buon giornalista. Mi da più sicurezza sulle notizie riportate.

  2. Spaggy

    23 marzo 2011, 17:29 ...Maghe', dovresti vedere la sicurezza che si ha quando arriva una notizia "data" da Fabi, altro che scoop o indiscrezioni...


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