arriva lo stunt che si deve schiantare sul termosifone per il suicidio del professore. chiedo a adriano “tu che hai visto quello vero che si suicidava, ti ricordi quanto sangue c’era?”, e lui “c’aveva la testa aperta come un melone”. massimo viene a fare il direttore del manicomio. voce da naso chiuso e sigarette, occhi abbottati, la faccia romana di chi ha già mezzo capito come va a finire. i tarallucci e il vino dell’ultima cena. dice “gli leviamo i lacci delle scarpe e gli occhiali, bicchieri di vetro, coltello, forchetta e gli diamo il cucchiaio di plastica. gli leviamo tutto quello che gli può fare male. mica gli posso levare pure il muro! se levo il muro finisce il manicomio”, poi arriva stefania e la macchina da presa si allontana con un piccolo carrello. è l’orazione funebre per il matto.la morte che lo dimette dall’istituto. il funerale che mette il punto, la parole fine. il finerale. E poi giriamo la 90 con alberto e la sua poesia. alberto che c’ha passato 42 anni al manicomio. che c’è stato veramente. e noi che stiamo tutti in silenzio. microfono, radiomicrofono, si spenge la caldaia e le stufe. “Com’è possibile, mi domando a volte camminare sui prati verdi e avere l’animo triste? Essere immersi nel caldo del sole mentre tutto d’intorno sorride e avere l’angoscia nel cuore? Lasciate a noi le vostre tristezze!A noi che non possiamo andare nei prati e non vediamo mai il sole”. un vulcano islandese erutta e butta fuori una nube che copre l’europa. blocca i voli e abbassa la temperatura del continente. blocca anche maya a parigi.
Un estratto del breve diario della nascita del film.
















































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