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La Talpa - recensione di mise en scene 88

autore: mise en scene 88      
19 gennaio 2012
(aggiornato 19 gennaio 2012) | InSala

Il voto di mise en scene 88: mise en scene 88 ha votato La Talpa buono stelle

La Talpa

(Gran Bretagna, Francia, 2011)

Titolo originale: Tinker, Tailor, Soldier, Spy

di Tomas Alfredson con Gary Oldman, Tom Hardy, Colin Firth, Mark Strong, Ciaran Hinds, Benedict Cumberbatch, Stephen Graham, Simon McBurney, Jamie Thomas King, Laura Carmichael
voto buono


Non capita spesso di analizzare un film dal suo titolo. Così come insegnano nei corsi di sceneggiatura, il titolo di un film è l’ultima cosa che viene scelta nel suo processo produttivo. Nell’opera di Alfredson il titolo era già preconfezionato, pronto per l’uso, tratto senza nessuno sforzo intellettuale dal romanzo omonimo di John Le Carré, qui anche produttore.

Tinker, Tailor, Soldier, Spy questo è il titolo originale e si riferisce ad un elemento del film, secondo me secondario, ovvero ai nomi in codice dei quattro sospettati traditori. All’apparenza il film (così come il romanzo di Le Carré) sembra parlarci proprio di questo, di un intrigo internazionale, di una ragnatela di sospetti, di una scacchiera in cui pedine russe e inglesi sembrano contendersi una partita, un tesoro, qualcosa che forse (non) esiste. Ma siamo convinti che questa sia la trama, la “strategia del ragno”, per citare uno dei film più belli di Bertolucci?

In questa tela di sospetti, ho la sensazione di averne uno anche io, e cioè che il testo sia solo un sotto-testo o forse sarebbe meglio dire sopra-testo, termine che rappresenta meglio il concetto di superfice. Questa superfice, potremmo definirla anche diversamente, dandogli il nome di terreno. Se al di sopra di questo terreno, abbiamo una spy story, nella profondità troveremo una trama nascosta, ma pur sempre tangibile, parlo della presenza sotterranea della talpa. E’ qui che ci viene in aiuto il titolo italiano del film, ma saremmo incompleti non dicendo che in realtà il titolo La Talpa viene dalla trasposizione televisiva diretta da John Irvin nel 1979. Ma poco importa, perché non è importante la paternità di questo secondo titolo, ma quanto la sua importanza simbolica. E’ nel concetto di “talpa” che troveremo una soluzione o meglio un’intuizione che toglierà ogni sospetto di trovarci di fronte ad un’opera di genere.

Prima di tutto bisogna definire che cosa è la talpa. Per dare una definizione tecnica mi servirò di una qualsiasi enciclopedia ed in questo caso, per pigrizia e velocità, farò riferimento a wikipedia: “La talpa (o Talpa europea) è un mammifero  soricomorfo appartenente alla famiglia dei Talpidi … È un animale solitario che trascorre la maggior parte del tempo in un complesso sistema di gallerie sotterranee, alcune più profonde … utilizzate come ripari permanenti, ed altre più superficiali, quasi al livello del suolo, che utilizzano come terreno di caccia … Ha una vista limitata compensata da olfatto e udito molto sviluppati. Il senso del tatto è anch'esso molto sviluppato … La talpa dorme soltanto 2 — 3 ore per volta. Si nutre di invertebrati che popolano il sottosuolo: lombrichi, larve, insetti e lumache. Non cade in letargo.”

Nel leggere questa definizione ammetto di aver sospettato, attraverso una serie di libere associazioni mentali, un fatto che durante la visione del film non mi era men che meno passato per la testa. Il film di Anderson ci dice che la “talpa” ovvero la spia è il personaggio interpretato da Colin Firth. Ma tuttavia ritengo che tale personaggio non abbia niente in comune con la talpa, tutt’al più potrebbe essere una lumaca, una larva, un essere viscido e strisciante, insomma un alimento prelibato della talpa.

Simbolicamente la vera talpa del film è il suo protagonista ovvero George Smiley, interpretato da un grandissimo e straniante Gary Oldman. Come la talpa Smiley è un personaggio solitario; come la talpa egli è un cacciatore e si aggira nelle zone più profonde dell’esistenza, le sue prede tramano quasi sempre nell’ombra, sotto terra; Smiley è un personaggio che ha olfatto e si muove silenziosamente; egli è miope come la talpa (basti vedere gli occhiali da vista a fondo di bottiglia che indossa) e per finire sembra non dormire mai, la sua attività si svolge sia di notte che di giorno.

Il vero interesse del film, va be al di là del racconto di genere, della trama spionistica. C’è un interesse particolareggiato per il soggetto, per l’uomo, l’anti-eroe, ovvero la talpa. Il personaggio interpretato da Oldman è singolare, fuori dalla comune cerchia di super uomini, egli si distingue per il suo essere non leone, ma talpa. E’ un genere animale inetto quello della talpa, costretto a vivere sotto terra, lontano dalla luce del sole, luce che lo accecherebbe ancora di più. Per lui la guerra è “fredda”, come freddi sono i luoghi in cui si annida.

Riassumo, e concludo, affermando la presenza di due testi nel film di Tomas Alfredson: il primo testo, in superfice, è la storia della ricerca di una spia — qui ci troviamo in contatto con un racconto di genere, quello dello spy story — ; ed il secondo testo, sotterraneo, che racconta il personaggio della “talpa” George Smiley,  agente segreto tradito dalla moglie, solitario e malinconico.

A mio avviso è la seconda trama il centro nevralgico del film, ciò che rende il film di Alfredson un’opera di grande interesse.

 

 

Roberto Mazzarelli

 

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