Il Cinema, spettro delle nostre emozioni, panacea da ogni male che ci affligge, "croce" e delizia dei nostri peccati o semplice "macchina" per far soldi, acchiappando un pubblico ingenuo disposto a farsi manipolare da immagini estetizzanti, roboanti o "stroboscopiche".
Ognuno ne fruisce come meglio crede, attento a non "macchiarsi" troppo, ché il giorno dopo la proiezione serale dovrà imbragarsi nel solito lavoro, quel film è servito a scacciar la noia, ad ammorbidire i nostri umori, "raggelandoli" in qualcosa che, comunque, si può definire "immortale". Perché rimarrà e rimarranno quei volti, consunti nel pianto, allegri o ridenti, che hanno toccato le corde giuste della nostra anima. Ognuno ci trova quel che più gli aggrada, passeggeri che vagano nelle grandi strade d'America, col loro carico di valigie e sogni "perduti", altri che come Sailor Ripley canteranno Elvis dentro una "favola" alla Il mago di Oz, altri nei loro solipsismi, melensi o patetici alle volte, altri in cui specchiarci, in un perenne e a suo modo interessante processo d'identificazione con quel che vediamo e percepiamo.
C'è lo spettatore "elementare" che si attiene alla trama e a un'emozionalità basica, quello che ama i discorsi esterni derivati dalla visione, sociologo forse o filosofo un po' smoke, altri che si perderanno nella notte, maculati da un altro sogno o da un altro incubo, "accasati" nel Cinema.
Perché si spengono le luci, e la "ribalta" furoreggia, ossigenando i nostri ormoni, danzando lieve nei nostri neuroni, in quel che si acchiappa nella Luce fioca di nuovi fremiti dell'anima.
(Stefano Falotico)

















































Commenti
18 novembre 2010, 19:19 bella riflessione, semplice e allo stesso tempo profonda
grazie
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