Dopo aver visto il recente Limitless, il mio primo pensiero è stato: cacchio, voglio anch'io l'NZT. Cos'è l'NZT? È il farmaco psicotropo attorno il quale ruota l'intera vicenda: una pasticca tonda e traslucida che stimola le connessioni neurali, andando a "svegliare" quell'ottanta per cento di facoltà mentali che tutti noi possediamo ma che – per qualche motivo – non utilizziamo. Ingoiarne una è come attaccare la batteria di un camion ad uno scooterino. Come uno steroide anabolizzante, ma per il cervello. E, vedendo i risultati che ha sul protagonista (incredibile lucidità mentale, apprendimento e memorizzazione elevati all'ennesima potenza, interconnessioni mentali di ricordi anche remotissimi, concentrazione assoluta sui problemi) ho iniziato a fomentarmi. E l'idea di mettere il turbo al mio cervello semplicemente assumendo una minuscola pillola una volta al giorno prima dei pasti, mi è sembrata di primo acchito straordinariamente seducente. Poi, mentre il film lentamente ritornava sui binari più consueti dell'action-thriller e perdeva lo spunto iniziale di matrice pseudofantascientifica (e parecchio ben supportata dai numerosi movimenti virtuali di macchina e dalle trovate visive alla Danny Boyle), ho iniziato a cambiare idea: ma chi me lo farebbe fare? La superefficienza sembra essere diventato uno dei miti del nuovo millennio, della digital age, della competitività portata all'estremo e giocata sul filo dei risultati e del massimo profitto col minimo investimento. Edward Morra (un Bradley Cooper davvero in parte), che grazie alla dose quotidiana di NZT pensa più rapidamente e in modo più efficiente, è l'uomo perfetto per questo sistema dove sei qualcuno e conti qualcosa solo se sopravanzi gli altri e riesci a far guadagnare più soldi alla società per cui lavori. In altre parole: diventa un fottuto squalo, e ti mangerai tutti i pesci rossi. Ecco, a me una strada del genere non interessa. Anzi: la direzione che vorrei prendere è diametralmente opposta. Quello che voglio è un mese per pensare ad una campagna pubblicitaria. E tre mesi per mettere in piedi il piano media. E altri tre per girare gli spot e preparare gli annunci stampa, testarli su gruppi-campione, rismontarli se non mi convincono, andarmi a scegliere la colonna sonora e farmi una birra coi testimonial. E, qualunque cosa accada, la sera alle otto ritrovarmi fuori dall'ufficio per respirare l'aria fresca ed andarmene a spasso con la mia bella. Questo voglio. Più tempo per guardare fuori dalla finestra, meno fretta di arricchire qualcun altro e meno ansia gettata addosso. Dovrei doparmi per cosa? Per potermi comprare un appartamento da otto milioni e mezzo di dollari e blindato come un caveau come fa il protagonista e per guidare una Maserati a centottanta chilometri orari in un centro abitato? Anche no, dopotutto. Limitless non è un film memorabile e soffre – come già detto – di una seconda parte più debole e con un paio di stonature nella buona sceneggiatura ma, nel complesso, è una visione divertente, con alcuni ottimi espedienti visivi e dialoghi al di sopra della media... insomma, non rimpiangerete le due ore spese. Ah, sì, gran colonna sonora.
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