Non so se questo sia il luogo deputato al mio discorso al Re, ma ho sempre considerato il Calcio alla stregua del miglior Cinema quando balocca le masse nel suo grande spettacolo.
Soprattutto quando ieri per il Calcio (n')è stata una giornata storica, memorabile, perché, se già Lionel Messi fu eletto Papa della sfera, ieri ne è stato consacrato nella "beatificazione" in una partita da one Man show.
Ma prima, di questa partita, il Clásico spagnolo fra le acerrime concorrenti Real Madrid e Barcelona, mi par doveroso, narrarne, brevemente la cronaca.
Tutto esaurito al Bernabeu per la sfida di semifinale di Champions League fra le bianche merengues che giocavan in casa e i blaugrana della Catalonia per i cortei festanti di un pubblico di uno stadio "al tutto esaurito".
Partita tattica fra il provocatore Mourinho, che alla vigilia si paragona ad Albert Einstein per le volontà motrici illimitate della sua compagine, e l'"attendista" Guardiola, entrambi impeccabili nel loro consueto stile "ingessato" da cerimonieri dei grandi eventi.
Le squadre si studiano, il Real aspetta guardingo e temporeggia come i grandi statisti, il Barcelona l'asfissia coi suoi "tic tac" di cura millimetrica. Qualche tiro "innocuo" da una parte e dall'altra, accenni di rissa ed espulsione del portiere di riserva del Barca, Pinto, per un parapiglia al rientro negli spogliatoi appena fischiato l'intervallo.
Secondo Tempo "incandescente" e subito molto nervoso. Pepe, che accomuniamo al "nazionale" tricolore calciatore solo per l'omonimia e la "pelata" ma non certo per "statura" calcistica, "esercita" le sue grazie ginnico-marziali a mo' di uno sgraziato Van Damme sull'incolpevole Dani Alves. Espulsione diretta, il cartellino rosso che, come si dice, "spezza gli equilibri". Più che altro Pepe rischiò di "spezzarne" una... gamba ed amputarne la carriera.
Mourinho, sprezzante dell'arbitro, lo irride, "applaudendogli" contro. Anche lui, espulso.
Fra monotoni tatticismi a centrocampo e altri clamorosi falli, si "(o)mette in luce" Adebayor, che, non pago d'esser già scimmiesco, s'avventa come un Orango Tango con una "manata" pugilistica sull'inerme Mascherano. Questa volta, però, solo una "clemente" ammonizione.
Dopo aver "appestato" la Bellezza del Calcio con queste ignominie, ecco balzarci dal cappello a cilindro delle sue magie il messianico Messi, profeta di ogni suprema raffinatezza.
Infila una doppietta che stende l'impotente Real, per un Mourinho abbattuto quasi in lacrime, che poi a fine partita recriminerà in ripicche smodate da buffone.
Ma è su Messi che allestiremo un canto elegiaco, su questo fenomeno che lustra le nostre vite spesso appannate, la mia no, ma quelle di molti sì.
A mio parere il più grande di tutti i Tempi, perché demolisce con "discrezione" ogni record ascrivendolo a sé, supera Pelé e Maradona per classe, velocità e completezza, è più illuminante di Cruyff, con più charme di Platini, più insidioso e "malefico" di Van Basten, più "ornamentato" di Ronaldo. Non Cristiano, quello da Tempo non ci perviene... e non pervenne neppure ieri sera nonostante il look ingellato.
E a Lui dedicheremo un'ode, perché è talmente immenso nel farci sognare da ricordarci i grandi nomi del Cinema che hanno stupito platee intere dal grande schermo.
Messi è un "attore" geniale, e come ogni prodigio, anch'Egli fu baciato alla nascita dal dono di Dio che iniettò a Madre Natura il suo genio. Dono che non si acquista dal droghiere ma se n'è "donati", dotati.
L'enigmatico genio di un mago
L'Uomo Messi c'appare come un fulgido, fugace brio fra i meticolosi ronzii di vite affogate nell'amarezza, il pittato color dei suoi armoniosi dardi nelle daltoniche cecità dei nostri lamentosi vagabondaggi, un "anonimo" Mr. Nessuno a prima vista scialbo e ai medi conforme, che, furente, divampa in mirabolanti, accecanti, acceleranti, fantasiose eroiche gesta per gli affranti, costernati occhi umidi di vinti rivali che, nei suoi prodi, fulminei attimi, già anch'essi avvinse. Le grintose, feline agilità di un estasiante miracolo calcistico (im)mobile come un animistico Buster Keaton che, lunare, si astrae poi circense come un funambolo Jim Carrey del "grottesco" e divertente averli beffardamenti beffati. L'ermetica, smaccata eleganza guascona da irregolare James Dean ribelle, virtuosa gioventù poetica per le nostre malinconiche nostalgie che trepidano per un sogno in più, la pomposa, sacra, altera magnificenza di Brando, la nervica, imperiosa "ira" sportiva come Al Pacino, le ribalde, indecifrabili o impreviste versatilità mutevoli del camaleontico Bob De Niro, l'eccentrica, liquida "ascesi" sensuale e fanciullesca di Johnny Depp, come Lui Peter Pan, l'intoccabile carisma-unicorno di Leo DiCaprio.
Squarcia le nostre iridi con epici afflati di futurismi cinetici dalle carezzevoli soavità arcobaleniche. Scardina, spiazza e sconfigge il collaudato giochino tatticista, scollandolo e corololandolo di variopinti coriandoli, danza con mordente sul pallone "mordendolo" sobrio, permeandone il respiro con cadenze energetiche d'inafferrabili passi ballerini. Ha imbastito la sua leggenda di baluginante estro dal luminoso diamante-avorio.
Il suo immancabile brand, di Lui che s'accentra "indisturbato" al limite dell'area di rigore, ché li ha già elusi, e calibra vigorosi fendenti di balistica chirurgia per l'osannante visibilio di tutti noi allibiti e dei suoi stupefatti amatissimi.
La vanesia fierezza ferale dell'immane.
Nell'immortale sfida fra Real e Barcelona, parafrasando Bud Spencer di Bomber a proposito del duello fra l'"ingenuo" Cassius Clay-Muhammad Ali contro il bisonte arrogante George Foreman, Messi è stato il furetto buono e gigantesco, e Mourinho & combriccola il grizzly "cattivo".
Lionel Messi, in Arte Leo o così per gli amici, potrebbe benissimo essere un "timido" quanto esplosivo, incontenibile personaggio di Woody Allen, e, forse, venendoci in mente la Barcelona del "matto" nevrotico regista newyorkese, surclassare per grandezza l'insuperabile macho Javier Bardem.
Chissà. La "pulce" Vs l'omone.
A voi la scelta.
Comunque sia, lodiamolo. Enorme campione.
(Stefano Falotico)





















































Commenti
28 aprile 2011, 23:38 E pur lo so, che molti io mi inimicherò. Ma da tempo vò dicendo che altrove sta il Genio, ed ormai in trincea siede. No, non v'è malizia, ma personale, mia, unica e sola, ormai voce: se tu, o Lionello, d'Argento mai blaugranato indovestito, fossi vero, eri nascosto ai Mondiali per tua scelta? E poichè lasciasti la vittoria d'Inter or fu un anno, dimmi, dunque, decisivo sei soltanto in undici contro dieci? No, Mourinho m'è in anti, lo ammetto. Ma non t'à tirà. Perchè se Lavezzi comincia a segnare, finita prima ancora di essere è l'epoca tua. Dieguito è assai lontano, o gioiosa pulce. M
29 aprile 2011, 02:54 Sono d'accordo su tutto. Una cosa solo non ho capito, cosa ci fa Maradona in mezzo a tutti questi nomi di calciatori. Forse è un refuso.
29 aprile 2011, 15:28 @Maurri63, mi spiace per Dieghito ma Messi l'ha già superato e pure di gran lunga, Maradona non ha mai avuto il suo allungo, era un po' più panzuto, in fondo.
Ma anche per il Calcio vige il "de gustibus".
Ciao, e grazie per il tuo intervento.
29 aprile 2011, 15:47 Non seguo il calcio da un po', non molto almeno ma l'eco delle gesta di Messi è arrivato fino a me e mi ha costretto a guardare qualcosa. Non capisco questa play adesso perché già contro l'Atletico Messi ne fece ben tre e di ottima fattura. Certo qui c'è il Bernabeu e la faccia dell'incolpevole (almeno secondo le sue modeste parole) Mourinho ma questo è solo contorno. Eviterei paragoni, come per i grandi registi ogni paragone perde di senso; ognuno è unico. Ho visto il tocco di Pelè, Maradona, Cruijff, Di Stefano, Garrincha ma anche Baggio o Ronaldo (sia Cristiano che il fenomeno) per andare in tempi più recenti ed ogni volta restavo a bocca aperta. Le cose più belle le ho viste fare a Maradona, per il mio gusto estetico del calcio e della genialità.
29 aprile 2011, 22:34 Splendido elogio del più grande di tutti! Messi è già oltre Diego. Post da condividere per i contenuti e da apprezzare, come al solito, per l'elevata qualità di scrittura.
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