Attenzione! Sono presenti spoiler o anticipazioni del finale.
Parigi è la protagonista dell'ultima commedia di Woody Allen, l'intellettuale più anti-intellettuale contemporaneo. La capitale francese di oggi, modaiola e radical-chic, va stretta a Gil (Wilson), giovane sceneggiatore hollywoodiano: ecco che magicamente comincia a viaggiare indietro nel tempo allo scoccare della mezzanotte, tra gli "internazionalisti" anni '30 e la Belle Epoque degli impressionisti (saltando a piè pari, guarda caso, quella sessantottina della Nouvelle Vague...) Incontra Hemingway, T.S. Elliot e Fitzgerrald, presenta il suo romanzo a Gertrude Stein (Bates), da consigli a Bunel (Brody), ispira un nuovo dipinto di Dalì e s'innamora dell'amante (Cotillard) di Picasso. Allen-Wilson-Gil sembra tornare bambino, riuscendo a cogliere certe sfumature dei suoi miti con quella ingenuità che i grandi hanno dimenticato, i quali, noiosi e "pedanti" come Paul (Sheen), riescono ad affascinare solo gallinelle come Rachel (McAdams), fidanzata infedele. E come i temi dei bimbi, la storia si interrompe un po' bruscamente, come se non ci fosse stato più tempo di scrivere il finale..
Un ricco cast di attori ci accompagna in questa Parigi magica, anche se Wilson più che alter-ego di Woody giogioneggia un po' troppo nell'imitarlo, con quell'espressione sempre distratta e la camminata dinoccolata. Piacevole rivedere la Bates, grande attrice.


















































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