Per niente male (certo non sublime) la prova registica di Jodie Foster, che mette intelligentemente in scena situazioni apparentemente surreali e al limite del demenziale (un uomo depresso prossimo al suicidio trova la forza di andare avanti grazie all'aiuto di una marionetta con cui conversa e che indossa 24 su 24). E li' dove avrebbe potuto esserci il neo (le molteplici e variegate scene dialogiche tra l'uomo e il Castoro) risiede invece il punto di forza del film. Recuperando la strategia di "attivazione" del pubblico di "Face off" (dove si attiva continuamente la mente per ricordarci che gli attori vestono i panni del personaggio opposto), similmente in "The Beaver" la Foster inquadra quasi sempre contemporaneamente Gibson (bravissimo) e il Castoro, con disturbanti (ma interessanti) dinamiche di focali che riportano sempre alla mente dello spettatore che le parole della marionetta arrivano in realta' dal suo animatore. Altra nota positiva e', nonostante il film abbia un evidente target familiare, che la Foster non risparmia di mostrare (o almeno far intuire) scena piu' apertamente drammatiche, disturbanti o addirittura atroci. Per il resto, in quanto a sviluppo narrativo, il film segue un filo abbastanza tradizonale sul binario del romanzo di redenzione per il Padre e di formazione pe il figlio adolescente.


















































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