Gocce di pioggia, come lacrime scure su un foglio bianco a righe. Questa è la poesia per Chang Dong Lee. Scrivere, cercare di catturare attimi, istanti sospesi di bellezza ineffabile che non potranno più ripetersi. Mija, ormai anziana, decide di iniziare ad annotare su un taccuino, ogni piccola vibrazione o notazione, per poter arrivare e a creare una vera poesia. lascia così dietro di sé una serie di brevi e densi appunti, che sono tutta la sua vita. Solo poche notazioni, in cui condensa tutta il senso dell'esistenza per lei. La vita di Mija è fatta di una figlia inesistente e lontana, che le ha lasciato un nipote da allevare, con cui non riesce a parlare e a cui non riesce a trasmettere nulla, totalmente insensibile e abulico. Una ragazza. La realtà che circonda Mija è fatta di genitori, che cercano di tacitare col denaro, il suicidio di una compagna dei loro figli, che, dopo essere stata da loro abusata ripetutamente dai ragazzi, si è tolta la vita. Mija si guadagna da vivere a oltre sessant'anni, assistendo e lavando e imboccando un altro anziano malato. Alle letture di poesia a cui Mija partecipa, un ex poliziotto, non fa altro che raccontare battute sconce. Ma Mija è sempre elegantissima e impeccabile. "Amo i fiori e dico cose strane, posso scrivere poesie" dice. Cerca un'ispirazione profonda in un mondo in cui non si riesce più a vedere, oltre quello che semplicemente abbiamo davanti agli occhi, una realtà amara e deludente, atrocemente e irrimediabilmente brutta. Quando le diagnosticano una malattia , quella fatale, che la poterà all'oblio definitivo, Mija si complimenta per la bella camelia che la dottoressa ha nel suo studio, la quale, laconicamente, senza alcun riguardo le rivela, dopo averle esposto la sua impietosa diagnosi, che la pianta in realtà è finta. MIja non si rassegna a questa perdita irrreparabile e lotta a suo modo, prima di sprofondare definitivamente. Impalpabile, rarefatto, ma anche densissimo, Poetry condensa in immagini e suoni, non musica, suoni e le luci naturali, l'illusorietà dei nostri sensi e della percezione umana. Ma in effetti, ci descrive la sconfitta, la perdita della poesia, l'insanabile dissidio tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere, tra realtà oggettiva e ideale. Il mondo che abitiamo, non è il migliore dei mondi possibili, tutt'altro, solo una sua vaga proiezione, ma lo possiamo raggiungere solo in modo effimero, solo per poco, sapendo cogliere quello che sta al di là dei nostri occhi.

















































Commenti
Non è stato inserito ancora alcun commento. Vuoi essere il primo?
Lascia un commento
Per poter commentare occorre essere iscritti. Se non sei iscritto registrati, atrimenti fai login nel box in alto a destra