“Dopo tutto quel duello era affare della cavalleria, e insistere a combattere a piedi sarebbe parsa una mancanza di rispetto per l’arma di appartenenza. I padrini, sorpresi dalla natura insolita della proposta, si affrettarono a comunicarla ai duellanti. Il capitano Feraud l’accolse con entusiasmo. Per qualche ragione oscura, relativa senz’altro alla sua psicologia, si pensava invincibile a cavallo”.
C’è una sola contesa a cavallo tra I duellanti di Ridley Scott, opera pazzescamente prima di un esperto spottista pubblicitario, per la prima volta alle prese con un lungometraggio, con attori famosi od in rampa di lancio, e con un budget all’osso.
Keith Carradine era, teoricamente, ancora un cantante ed Harvey Keitel una creatura scorsesiana reduce da Mean Streets e Taxi Driver.
E fu già geniale scegliere loro due.
La sequenza a cui faccio riferimento è una summa dell’intero film pur durando meno di tre minuti, un demenziale lanciarsi nella nebbia cavalcando col sole radente e stralci di pensieri a perdere.
“Al mattino uscì dalla città in mezzo ai suoi due padrini, chiacchierando del più e del meno e guardando intorno con apparente distacco le dense nebbie mattutine che avvolgevano i campi verdi bordati di siepi. Saltò un fosso e scorse le sagome di un gran numero di sagome a cavallo che si muovevano nelle brume.”Ci batteremo di fronte ad un bel pubblico, a quanto pare” mormorò acido tra sé”.
I due ufficiali ussari che s’inseguirono in un personale duello per sedici anni, durante le campagne napoleoniche, rappresentano una ben chiara metafora all’idiozia della guerra che vede coinvolto il mondo in un duello continuo, da ben prima di quei sedici anni, e, ahimè, ben oltre i nostri post, ma lo spettacolo di quel microcosmo di odio ed acrimonia, che rivolgeva centripetamente la guerra attorno ai propri, personali, destini, viene esaltato dalle immagini di Scott e dai volti di Carradine e Keitel come difficilmente in seguito, potrò immaginare meglio.
D’Hubert (Carradine) ha chiesto personalmente l’ennesimo scontro ma sente proprio ora, ad un attimo dal comando dei padrini, tutta l’inutilità, l’impotenza, il terrore.
Dura un attimo ma Scott “spottizza” la scena con inserti di memoria, agopunture di sensazioni, e ci cala a forza nell’animo di D’Hubert, ci rende vulnerabili e tremanti, c’inchioda al destino.
Una grande idea che lui stesso tenderà a minimizzare (“sarebbe durato troppo poco quel duello, altrimenti!”)
“I padrini erano piuttosto preoccupati delle condizioni atmosferiche, ma in breve un pallido sole malato si aprì un varco tra i bassi vapori, e il capitano D’Hubert distinse in lontananza tre cavalieri che si tenevano un po’ in disparte. Erano il capitano Feraud e i sui padrini. Sguainò la sciabola e si assicurò di averla ben salda al polso. Quindi i padrini, che formavano un gruppetto coi cavalli muso a muso, si separarono al piccolo galoppo lasciando un vasto campo libero fra lui e l’avversario. D’Hubert guardò il sole smorto, i campi tristi, e l’idiozia del duello imminente lo riempì di desolazione”.
Non smetterò mai di ammirare Carradine in quegli istanti di silenzio prima che tutto divenga urlo e tendini schizzati.
Ho tremato con lui. Ho provato reale, fottuta, paura assieme a lui.
“Da un punto distante del campo una voce stentorea gridò i comandi ai debiti intervalli; — Au pas — Au trot— Charrr-gez!... non per nulla vengono i presentimenti di morte, penso D’Hubert nel momento stesso in cui dava di sprone al cavallo”(Joseph Conrad — The duel)
Keith Carradine era un abile cavaliere, ma Keitel non era mai salito su un cavallo prima di allora, il duello lo fece ovviamente la controfigura, ma c’era un liberatorio salto del carro, a termine duello, che Carradine voleva assolutamente eseguire personalmente. Scott glielo dovette impedire a forza. (“Non abbiamo assicurazione Keith! Nessuno di noi è assicurato… )
… e parlano oggi di film a low-budget!

















































Commenti
7 novembre 2011, 23:54 Pezzo pregiato questo di Lampur ma, quel "Keytel" con la y al posto della i, è un lapsus freudiano che vale il biglietto.
8 novembre 2011, 05:54 Touché! Come anche esclamò il buon Keitel senza y dopo l'ultimo duello... ;)
8 novembre 2011, 10:07 Meravigliosa la sequenza che ci hai proposto ; i cavalieri nella nebbia tra le betulle, i cavalli nervosi e tenuti a freno, i baffi a punta di Carradine e i suoi tremori, la sciabola che esce dal fodero con stridio metallico, la carica con gli ordini in francese napoleonico, il salto liberatorio sul carro del fieno con un accennato "vaffanculo" finale.. Capolavoro mai più eguagliato dal buon Ridley (con la y).
8 novembre 2011, 13:13 Faccio proseliti allora, bene bene. Lo spirito è proprio questo, i film sono di tutti. Bel post Franco, e la sequenza è davvero magnifica, molto emblematica anche, per far entrare nel senso del film ben oltre di essa. Sono d'accordo con Patrizio, questo è un capolavoro. Un saluto.
8 novembre 2011, 16:46 Grazie a tutti! Film che tengo nel cuore e scena di grande coinvolgimento emotivo... mi sembrò di saltare sul carro con Keith alla fine (pardon, con la sua controfigura.. eh eh.. )
9 novembre 2011, 16:07 Siete solo un ridicolo lacchè!Ci vediamo D'Hubert.
9 novembre 2011, 23:14 "Da questo momento, Feraud, vi dichiaro morto. In tutti i vostri rapporti con me mi farete il piacere di comportarvi come se foste defunto" (from The Duellists)
10 novembre 2011, 16:24 @Lampur ti hanno scoperto ! Anche i folletti violatori di copirught vengono colti in fallo ogni tanto..eh eh eh..Peccato comunque perché quella scena me la guardavo e riguardavo..
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