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Shame - recensione di mc 5

autore: mc 5      
16 gennaio 2012
(aggiornato 16 gennaio 2012) | InSala, Homevideo

Il voto di mc 5: mc 5 ha votato Shame buono stelle

Shame

(Gran Bretagna, 2011)

Titolo originale: Shame

di Steve McQueen (II) con Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge Dale, Nicole Beharie, Hannah Ware, Elizabeth Masucci, Jake Richard Siciliano, Robert Montano, Anna Rose Hopkins, Alexandra Vino
voto buono


Premetto subito che non ho visto l'opera prima di questo signor Steve Mc Queen (sorvoliamo sul nome, che comunque è autentico), perchè in Italia è a tutt'oggi inedita (anche se tutti cianciano come se fosse obbligatorio averla vista, evabbè, ma mica tutti siamo addetti ai lavori o furetti da computer, ci sono anche i comuni mortali). Sta di fatto, anyway, che "Hunger" è a detta di tutti opera folgorante ed esordio brillantissimo. La critica, dopo aver acclamato il debutto alla regìa del londinese Mc Queen, ha rinnovato tale calore in occasione di questo "Shame", accolto per lo più da recensioni molto positive, a cui va aggiunto il vasto consenso critico raccolto alla Mostra del cinema di Venezia, dove peraltro il bravo Michael Fassbender è stato insignito della prestigiosa Coppa Volpi riservata al miglior attore. Come era prevedibile, dato il tema centrale dell'opera, il film è subito diventato un piccolo "caso". Vi si narra infatti di un brillante impiegato in carriera, afflitto da una sindrome compulsiva di "bisogno di sesso". Tema che include di tutto: dipendenza da pornovideo, masturbazione ossessiva, frequentazione abituale di prostitute. Il soggetto, al netto di battute e malizie, è indubbiamente interessante. Il tutto sta a vedere in quale ottica e stile viene sviscerato. E poi, importantissimo, non era facile provare un attore idoneo ad un ruolo così intensamente "disturbato". Problema risolto: Michael Fassbender è clamoroso nel vestire i panni di questa persona assolutamente non pacificata. Ma resta un altro primario problema: come raccontare questo disagio cercandone al contempo le radici che l'hanno generato. E sotto questo aspetto dobbiamo fare i conti con una sceneggiatura zoppicante e discontinua. La vicenda è raccontata attraverso immagini suggestive e conta su una regìa vibrante e coinvolta, ma è la costruzione dei personaggi che funziona a fasi alterne. Ma prima di entrare nei dettagli negativi, ritengo necessario evidenziare un pregio enorme di questo film. Trattando essenzialmente di sesso e di impulsi ad esso dedicati, ci si poteva aspettare un terribile polpettone patinato ("Nove settimane e mezzo": vade retro!), una roba sciccosa e fighetta...e invece è il contrario, il malessere del protagonista è sporco, dannato, malato, subdolo, sicchè il suo disagio diventa anche quello del pubblico. Anche se abbiamo a che fare con uno sfondo sociale piuttosto yuppie e di gente in carriera, la regìa ha brillantemento evitato ogni deriva patinata. Tuttavia un problema persiste ugualmente, e risiede nella caratura dei due personaggi principali, Brandon il disperato erotomane, e Sissy la sua sciroccatissima sorellina. Gli sceneggiatori ci dicono troppo poco di loro, di lui poi non ci viene svelato proprio nulla. Noi vediamo due persone che annaspano in un profondo disagio e abbiamo bisogno di sapere quali ne sono le origini, sennò si rischia che diventi una storia monca, incompiuta. Una buona regìa e dei validi attori ci consentono di percepire tangibilmente tale disagio, ma senza un'indagine che ne individui le cause -spiace dirlo— ma è dietro l'angolo il rischio di cadere nel ridicolo. E quest'ultimo termine mi viene suggerito dal ricordo di certi dialoghi tra i due fratelli, spesso ripetitivi, inconcludenti e forse anche irritanti. Ma la banale piattezza di alcuni dialoghi (non tutti, certo) fa a pugni con la straordinaria efficacia di certe bellissime immagini. Per esempio l'intrigante (è un eufemismo!!) gioco di sguardi tra Brandon e la bella sconosciuta avvistata sulla metro. Oppure il "duello" verbale (un serratissimo confronto psicologico) tra Brandon e la bellissima collega nera nel corso di un appuntamento al ristorante, dove lei (con tipico atteggiamento femminile) cerca di capire con che uomo ha a che fare, scoprendone lati negativi inattesi (ai quali lei cerca comunque di anteporre il proprio bisogno d'amore, all'opposto di lui che pare invece arroccato nel suo schematismo opportunista). O, ancora, la breve ma memorabile sequenza di lui che percorre le strade di New York, facendo joggin' di notte nel vano tentativo di scaricare adrenalina e frustrazione, il tutto contrappuntato in modo sublime dalla celestiale musica di Bach (della quale peraltro è disseminata l'intera colonna sonora). E bisogna poi riferire delle livide immagini notturne in cui vediamo rappresentare l'umiliante discesa agli inferi di un uomo alla deriva, il quale va perseguendo la propria distruzione, perfino invocando su di sè l'altrui violenza punitiva attraverso il pretesto di un incosciente corteggiamento (con ricorso ad un linguaggio molto dirty) a una sconosciuta incrociata in un bar. La vicenda ci parla di questo uomo socio-economicamente sistemato (ci pare) piuttosto bene, ma con questa macchia permanente che lo vede erotomane compulsivo e dunque costantemente insoddisfatto. Finchè un giorno non gli piomba in casa la sorella minore Sissy, anche lei piuttosto male in arnese e per di più con qualche inclinazione a soluzioni suicide. Sono due esseri molto diversi ma in realtà entrambi soli e bisognosi (più o meno consapevolmente) dell'appoggio reciproco. La sorellina (sciroccata e resa instabile da non ci viene detto quali traumi) appena messe le tende in casa di Brandon lo sgama subito, percependone le ossessioni sessuali che lo devastano. Lui, scoperto in flagranza porno-masturbatoria, ha una reazione confusa, ma quel che è certo è che qualcosa deve cambiare, che egli deve finalmente guardarsi allo specchio e decidere cosa fare della propria vita. Ma è a questo punto che qualcosa della sceneggiatura mi sfugge di mano. Mi spiego. Dal momento in cui lui si sente intimamente "smascherato" dalla sorella, per Brandon non dovrebbe scattare una crisi? Beh, sì, ne trioviamo una vaga traccia nella sua impossibilità di portare a termine l'approccio sessuale con la bella collega nera, ma dopo un nanosecondo eccolo già lì di nuovo a scaricare dosi industriali di adrenalina con le peggio mignottone della città. Non tralasciando neppure uno scatenato rapporto a tre con un paio di bisex assatanate e (udite udite) non disdegna neppure una sveltina omosex. Insomma, il nostro, quando dovrebbe essere frastornato e confuso, in effetti ci dà dentro più di prima. Ma niente paura, perchè fatalmente per Brandon il momento dei ripensamenti arriva. Tardivo, ma arriva. Ma perchè esso abbia luogo deve prima accadere qualcosa di tragico che ovviamente non svelerò. Assolutamente da segnalare la genialità delle due sequenze -speculari— poste in apertura e conclusione del film. Lo scenario per entrambe è lo stesso, la carrozza di una metropolitana. Quello che accade non lo rivelerò, ma chi vedrà il film lo potrà leggere (attraverso una strepitosa scelta registica) nello sguardo incredibilmente significativo di un eccezionale Michael Fassbender. Carey Mulligan (la sorellina fragile) è al solito bravissima e sensibile come ormai la conosciamo bene, forse qui non aiutata da qualche dialogo ripetitivo che gira un pò a vuoto. Fassbender è impegnatissimo nell'aderire ad un ruolo difficile e scomodo, pieno di ombre e sfumature. Anche se -non chiedetemi il perchè, è irrazionale— osservandolo mi è capitato di immaginare cosa avrebbe combinato al suo posto Christian Bale, chissà...Concludendo. Un film controverso. Dove le luci si alternano alle ombre. Probabilmente più luci che ombre. Forse quel che aveva in mente il regista co-sceneggiatore alla fine non è proprio chiarissimo. Però resta un film sicuramente non banale e un protagonista molto intenso. Quanto basta per una visione.

Voto: 8

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