Terzo cortometraggio della serie Stille Nacht, liberamente ispirato al valzer Geschichten aus dem Wiener Wald di Johann Strauss II. Il museo, che fa da sfondo — anche solo a livello ideale - a molte opere dei fratelli Quay, diventa qui la concreta ambientazione di una cupa favola i cui personaggi sono figure inerti, cimeli che richiamano le verità sepolte: una sedia antica (datata 1892), esposta in una teca, a cui è applicato un teschio di cervo, una cassa di legno con l’iscrizione Archiv Göttingen, e, non ultimo, un ex voto con una macabra dedica. Un proiettile sparato da un fucile vaga attraverso gli alberi di un bosco, e l’unica presenza umana è una mano staccata dal corpo e corrosa dal tempo. Il mondo incantato delle favole è congelato in un vitreo alone di morte, e l’opacità tipica delle atmosfere di questi autori diventa funerea, in una fredda poesia visiva in cui la rievocazione non si eleva come un canto nostalgico, bensì descrive l’eterno ritorno del pensiero sulla definitiva perdita della speranza.
















































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