Un bel ritratto della "one armed swordswoman" Ivy Ling Po.
Attenzione! Sono presenti spoiler o anticipazioni del finale.
Non mi ha colpito più di tanto questo film che ho visto soprattutto per la presenza di Shih Szu, una delle regine dei film di arti marziali.
Vanta dalla sua una musica suggestiva western-magnifici sette style (opera di Wang Fu Ling, mai sentito nominare in precedenza), che accompagna le immagini dei credits di apertura, dove Chiang Shang-Ching (Shih Szu) cavalca veloce in sconfinate, verdissime praterie dominate dal cielo, in compagnia del padre Ching Tzu-Chiao (Fang Mien). Credits degni di un western di serie A americano, su grande schermo dovevano certo fare un grande effetto, conclusi da un fulmine e tuono improvvisi.
Shih Szu e Fang Mien nei credits di apertura.
Forse si può trovarne un modello western diretto nei credits iniziali di Quaranta pistole (1957) di Samuel Fuller.
Tra le note positive, una intensa storia d'amore tra Chiang Shang-Ching e Ling Wu-Lui, un abile artista marziale, consumata in una caverna/rifugio dove l'abile combattente cerca di curare le ferite dell'amata, ai limiti del soprannaturale (l'agonia di lei dura circa tre anni!), con tanto di promessa di farsi scrivere sulla lapide di essere stata la moglie, sebbene nessuna cerimonia li abbia mai uniti.
Due momenti tra Chiang Shang-Ching (Shih Szu) e Ling Wu-Lui (Nan Kung-Hsun)
Piuttosto ben riuscito mi appare anche il personaggio della spadaccina monca Yu Fang-Fang (la tipica one-armed swordswoman), incarnato dalla veterana Ivy Ling Po, interprete di quasi ottanta film dal 1951 al 2004.
Viene raccolta dal campo di battaglia dove ha perso un braccio da una antica, fiera nemica del suo maestro Ching Tzu-Chiao, nonna di Ling Wu-Lui, che sembra vegliare sulla scuola di arti marziali "Chung Chow" come uno spirito amico, e fa qui la sua unica, velocissima apparizione, solo il tempo di raccoglierla e affidarla alle cure di un monastero, dove affinerà il proprio kung fu aspettando l'ora della vendetta.
Yu Fang-Fang (Ivy Ling Po) risparmia la vita ad uno dei suoi assalitori e gli permette di andarsene.
Curioso che nel cinema cinese, come per esempio di Cheng Pei-pei in Le implacabili lame di Rondine d'Oro/Come Drink With Me (1966), basti la veste maschile per fare di una donna un uomo agli occhi altrui.
Yu Fang-Fang affronta il "capo vestito di giallo" Tsao Kang (Wang Hsie) della "Crimson Charm".
Contro il "capo vestito di rosso"
Come nel coevo The Rescue, sempre con Shih Szu, si assiste ad una scena di nudo quasi integrale (il seno della ragazza che un villain sta per violentare, e la vista integrale della stessa dal retro mentre fugge), probabilmente inserita per ravvivare l'attenzione, per stupire.
Qualche scena di lotta ben coreografata e le ambientazioni suggestive e colorate tipiche della produzione Shaw Brothers, unite alle musiche di buon livello, pongono il film, secondo me, sul livello di un western medio dignitoso americano, un pò alla Audie Murphy di routine ma in cui c'è la scena che si fa ricordare.
Sull'interpretazione di Ivy Ling Po
Rende con naturalezza la sua One Armed Swordswoman.
Sull'interpretazione di Shih Szu
Basta la presenza.























































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