Biopic che fortunatamente si affida tutta alla sua interprete in fondo è anche un limite stesso del film, che rende inutile e poco interessante la storia vera della Tatcher, anzi diciamo pure che il personaggio è interessante proprio perché lontano, o quasi, dalla storia politica di questa prima donna a livello mondiale. Una tessitura di sceneggiatura complessa e difficile, ma che arricchisce un biopic altrimenti piatto e prevedibile se non articolato in maniera giocata fra malattia, fantasia e rimembranze, oltre che valutazioni. Partire da una donna che vive necessariamente di presenze ormai lontane, che le hanno riempito la vita e senza le quali non ha più senso la sua esistenza, non era assolutamente facile, ma Abi Morgan, autore del grande Shame, ha avuto un coraggio da leoni ed una fantasia di montaggio estremamente efficace, ma anche difficile da sostenere, se non basata su un'interprete che riesce a capire benissimo le sue entrate, i suoi pensieri e le situazioni,che con un'altra interprete si sarebbe facilmente arrivati ad un disastro produttivo. Certamente si tralascia, forse anche troppo, i valori politici di questo personaggio pubblico che ha condizionato la vita politica dell'intera Europa e non solo, ma qui si è tentato un'operazione su un personaggio che ha dato uno spunto originale da effettuare ed una sfida al femminile da costruire in maniera diversa, che cinematograficamente risulta più che interessante ed avvincente. Certo il rischio corso non è da poco, avendo scelto una regista come la Lloyd, che con Mamma Mia non aveva dato speranze di nessun genere, se non quello di contare sulla sua attrice protagonista. Le critiche, a cui porse il fianco in diverse occasioni questa statista, vengono solo messe in secondo piano, è sembrato che quello che ha importato più nella stesura del film è il personaggio in sé stesso, pur con uno sfondo politico pieno di travagli, ed in fondo il cinema ci guadagna, avendo tenuto conto in abbondanza di quello che è stato fatto con The Queen. Non si assiste alla santificazione in cui ogni biopic cade, ma una inquadratura umana ed anche comprensibile, se non del tutto condivisibile, vista in una maniera dove lo sfondo è la demenza senile, che avvalora ancora di più un discorso cinematografico non ovvio. Naturalmente la politica si è appropriata del film contendendoselo in maniera sciocca: destra vedendone una riabilitazione tardiva e sinistra un opacità del suo operato, volendo far dimenticare gli errori, solo sciocchezze contemporanee che lasciano il tempo che trovano.
















































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