C’è un sottile filo conduttore tra “The social network” e il film “ I pirati di Silicon Valley” uscito qualche anno fa (film tutto sommato apprezzabile con alcuni interessanti spunti al di là di alcuni evidenti difetti) in cui c’era una frase che diceva “gli artisti copiano i geni rubano”, se poi aggiungiamo che il film narrava della storia di Bill Gates e Steve Jobs il filo comincia anche ad essere meno sottile. Son passati poco più di 15 anni, cambiano i personaggi ma il mondo dell’informatica (nel suo contesto più ampio) è sempre pieno di squali spesso vestiti da pesciolini, il genio Zuckerberg qui ruba l’idea, ma mica un’idea qualunque ma quella che lo porterà a creare il più grande socialnetwork del mondo ossia Facebook.
La sceneggiatura di Sorkin è un meccanismo ad orologeria come pochi al quale Fincher ha confezionato un abito non privo di guizzi di originalità, senza perdere quell’aurea di cinismo che da sempre si ritrova nelle migliori opere del regista (non che fosse difficile trovarla od inserirla in quest’opera). Un film che ci presenta un personaggio che se ne frega, in parte, dei soldi (ma comunque ne farà a palate) o della popolarità tout court ma che ha un ego megalomane che lo porta ad andare oltre le comuni aspettative di popolarità; sacrifica amici e relazioni per portare al successo quel “prodotto” che basa la sua popolarità globale proprio sulle amicizie e sulle relazioni, ed anche la misoginia del protagonista viene ad essere comunque “punita” in qualche modo. Un film moralista? Certo, ma un film che non ti fa la morale.
La struttura costruita da Fincher non lascia nulla al caso e se qualcuno immaginava macchine da presa che entravano ed uscivano da spinotti o cavi rimarrà sorpreso nello scoprire che addirittura l’oggetto del discorso (ossia la riproduzione delle pagine del sito Facebook) viene ripreso pochissimo e quasi per caso, la messa in scena è sempre essenziale ma mai povera al fine di mantenere sempre al centro dell’attenzione gli attori che sono il vero cardine su cui gira il tutto in un lavoro che dà l’idea di essere stato un “work in progress” continuo visto che dai titoli di coda si deduce che pure Sorkin abbia partecipato spesso alle riprese (probabilmente per alcuni cambi di sceneggiatura all’ultimo momento). Per quanto riguarda il montaggio Fincher è sempre stato un maestro in questa fase ed anche qui le i vari passaggi con montaggio alternato ci producono lo straniante effetto della nostra recente storia in cui la condivisione di un evento è più importante dell’evento stesso.
Un film importante, tra i migliori (forse il migliore) dell’anno.

















































Commenti
22 novembre 2010, 23:18 Non sono d'accordo; Zuckenberg non ha rubato l'idea (almeno, per come la storia viene presentata nel film, nella realtà non so). Zuckenberg ha preso un'idea di scarse prospettive e ci ha visto dentro un'idea più grande di prospettive enormi.
Personalmente sono rimasto deluso dal fatto che il film si occupa sostanzialmente di Zuckenberg e dei suoi rapporti con soci e amici. Il fenomeno Facebook è trattato marginalmente, solo qualche accenno giusto per rendere partecipe lo spettatore del fatto che la cosa diventava importante, ma senza minimamente affrontarne l'impatto sociale. Non è un film su Facebook, è un film su Zuckenberg. Scelta legittima, ma per quanto mi riguarda di scarso interesse.
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