Film pieno di approdi, di ellissi, di volteggi sovrumani della cinepresa, di elementi spaziali, di letture parziali, di segmenti sconnessi tra l'universalità e la bellezza come forza generatrice di moto ascendente e arcaico. Forse The Tree of Life non è nemmeno un film, è una costellazione di frammenti sparsi, di epifanie e di vuoti, di piani cartesiani e di ombre cristalline. Ci sono sequenze che non si dimenticano, c'è una ninfa, Jessica Chastain, che nel film emerge dalle acque come una Dea Botticelliana, oppure in una scena dove addirittura (!!) vola. Cose incredibili. Che in mano ad un altro regista sarebbe scadute nell'ovvio o nell'insulso. C'è addirittua la scena più terrificante di tutta la stagione: la scena dei dinosauri. Una scena in cui il silenzio della radura crea un senso di mistero e di oppressione. Una scena che è probabilmente un pugno in un occhio, totalmente sconnessa dal resto della narrazione. Una scena da brividi, che gela il sangue. Il finale è misteriosamente declamatorio, Malick pretende molto dal suo pubblico, pretende emozioni, pretende lo scontro di una dialettica di immagini. Malick divide, crea dibattito, sconvolge le prospettive future e passate del cinema. Le immagini per Malick sono arte pure. Come se il silenzio avesse una sua Voce interna per dialogare con la natura e lo Spazio che circonda tutte le cose animate ed inanimate. Cinema quasi muto, enorme.

















































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