Ormai il cinema horror americano e' per la maggior parte dominato da filmetti insipidi diretti da registucoli senza arte ne parte, che cercano di sopperire alla loro — e dei produttori — completa mancanza di idee con budget enormi , effetti speciali sofisticatissimi e con remake che non starebbero in piedi nemmeno se puntellati a terra con gran forza.
E il problema non e' solo di sceneggiature — anche questa di The Ward mica e' geniale — ma di come le stesse vengono messe in scena , ovvero con montaggi epilettici , tempi completamenti avanzati e ritmi da sala corse piu' che da film.
Poi ecco che dopo dieci anni (!) di mancanza dalla sale — solo i due medi per la serie tv "Masters of Horror" : l'incredibilmente bello CIGARETTE BURNS (capolavoro) ed il riuscito PRO-LIFE — rispunta a (semi)sorpresa il grande Carpenter con un film a bassissimo budget , diretto su commissione e che aveva fatto storcere il naso alla critica d'oltreoceano — va ricordato pero' che la suddetta critica non ha mai amato il cinema del grande Maestro americano — , ma che rimette in gioco uno stile , una forma , una sostanza che negli ultimi anni e' quasi scomprsa dal cinema di genere "made in USA".
Sin dal formidabile incipit e' chiaro che chi gira non e' il solito mestierante — o peggio un nocivo "shooter" alla Bay — ed e' anche chiaro che il vecchio John non ha assolutamente perso la mano .
La sequenza e' magnifica e viene chiusa da dei titoli di testa eccezionali
Subito dopo veniamo immersi in una clinica psichiatrica dove la tensione e' costante grazie proprio alle perfette scelte del regista , che non sbaglia un'inquadratura e che lascia che i tempi morti diano ritmo ad una sceneggiatura un po' rivista , ma che "diretta" cosi' diviene una perla anch'essa.
Notevole il lavoro sugli attori — bellissima e brava la protagonista e di spessore pure tutti gli altri attori , sia la "old school" di facce alla Carpenter , su tutte l'infermiera sadica , sia le giovani del reparto psichiatrico — e gran lavoro sia come fotografia — del bravo Yaron Orbach- che come colonna sonora — scritta da tal Mrk Kilian ma carpenteriana sino al midollo-.
Carpenter gioca coi colori , riesce nella difficile impresa di non perdere il suo tocco e ci regala il miglior horror dell'anno , teso , inquitante e girato cosi' bene che funzionerebbe benissimo anche muto.
Impossibile resistere ad un film che crea attesa , che ha delle scene movimentate girate da dio e che non usa mai facili trucchetti per spavenmtare il pubblico boccalone.
Qui — come per l'ultimo grande Landis " Burke & Hare" — e' il cinema vero a farla da padrone , quello che usa la sceneggiatura per costruire e non per chiarire e quello che non ha bisgona di centinaia di milioni di dollari per esistere .
Assolutamente da non perdere per chiunque sappia che cos'e' la settima arte e per chi e' convinto che il cinema d'autore non possa essere anche di genere.
Il ritorno del regista anarchico-socialista-capitalista (!) (cosi' lo stesso Carpenter ironicamente si definisce ) naturalmente non manca di dare stoccate alla societa' americana ma quel che e' incredibile e' che come al solito il suo "colpire" lo Stato non e' ma manicheo o inutilmente "diretto".
Imperdibile.

















































Commenti
5 aprile 2011, 16:28 Mi sembra di capire che ti sia garbato questo film =D Finalmente Carpenter che ritorna, ce ne fossero, ma intanto godiamoci lui. Io ancora non l'ho vsto (mi sembra di non vedere mai niente da quando leggo sul sito e il blog le recensioni), ma sicuramente non me lo perdo.
Curisità mia: hai mai ascoltato i "If I were John Carpenter" ? dei "B. A. D."?....Un saluto...
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