Felicissimo a mio parere, l'esordio "internazionale" di Sorrentino. Per tanti motivi. Innanzitutto questo film è un film di Sorrentino a tutti gli effetti. L'autore non si snatura per piacere anche fuori dai nostri confini. Sicuramente cambia un po' il suo linguaggio in funzione del contesto, che non è più quello che conosce al meglio, e in funzione del suo protagonista. Pur tuttavia ci sono tutti i connotati delle sue storie e dei suoi personaggi. C'è presente, immutata, la tristezza a volte ammantata di ironia che pervade i suoi protagonisti. C'è il gusto per il dialogo e quello per il monologo che esce fuori soprattutto nella scena con David Byrne. La stessa costruzione del personaggio ispirato al reale è presente ancora una volta; in questo caso Cheyenne ricorda un po' Ozzy Osbourne un po' Robert Smith. Ma Sorrentino oltre a essere un grande regista dimostra di essere intelligente, prende una storia tipica del cinema americano come il road movie e ci inserisce il suo cinema, i suoi personaggi, i suoi movimenti di camera, supportato da un'ottima fotografia e da un grandissimo Sean Penn. Come spesso succede, anche qui, il viaggio che Cheyenne compie diventa più importante dell'obiettivo che si prefigge; nonostante ciò comunque, la scena con il nazista è di una bellezza visiva che un po' mi ha ricordato quella della morte del protagonista de Le Conseguenze dell'Amore. Forse questo film non è il migliore di Sorrentino, forse è un po' troppo repentina la maturazione finale del protagonista, ma anche il fatto che abbia qualche piccola imperfezione lo rende un film vivo e coraggioso con forte carattere, e non un puro esercizio di stile fine a se stesso. Impagabile poi, lo scambio con il bambino in merito alla canzone del titolo e alla sua origine! E bravissima Frances McDormand, della cui verve si sente un po' la mancanza nella seconda parte del film. Bellissima, infine, la colonna sonora.

















































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