Premiato al Festival di Roma come miglior film Un cuento chino me lo sono visto soprattutto per la presenza di Ricardo Darin, un uomo e un attore con quello sguardo un po' così, che senza essere George Clooney ne ha un fascino non dissimile.
Bellissimo personaggio quello di Roberto, misantropo e misogino, in cerca di una leva che possa scalfire la sua corazza e al contempo impegnato a proteggere la sua roccaforte emotiva e affettiva.
Sarà l'incontro col "chino" a creare uno spiraglio. Equilibrio armonioso di scrittura e interpretazione il film argentino è un picccolo trattato sulla solitudine e sulle possibilità che ci offre la vita.
Perfetto il cast dei comprimari con un'unica presenza femminile, la paziente e carnosa Muriel Santa Ana.
Potrebbe perdere nel doppiaggio la freschezza dei dialoghi e della straordinaria recitazione di Darin, capace anche solo con lo sguardo di esprimere tutta una gamma di emozioni.
Si sorride, si partecipa, si fa il tifo affinché tutto vada nella maniera giusta, non senza un briciolo di malinconia. Premio meritato, film perfetto per le sale d'essai tipo Mignon, Quattro Fontane e Greenwich... difficile rimanere delusi!

















































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