Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

Cine Republic || il blog collettivo di FILM.TV


Why So Ledger? - Profilo Critico di Heath Ledger

autore: scapigliato      
29 marzo 2011
(aggiornato 30 marzo 2011) | Attori

Nasceva a Perth, Australia, il 4 aprile del 1979, e si chiamava Heathcliff Andrew Ledger. Oggi lo conosciamo tutti come Heath, o come Joker o come Ennis Del Mar. Quando si è spento nel suo appartamento di New York il 22 gennaio 2008, il mondo ha pianto. Non succedeva dai tempi di James Dean. Neppure la scomparsa di River Phoenix ha inciso così tanto su un’intera generazione di attori e spettatori. Senza nulla togliere al fratello minore di Joaquín Phoenix, a Brad Renfro e ad altri che ci hanno lasciato tragicamente, la morte di Heath Ledger non solo segna il dolore della gente che lo aveva seguito, ma diventa simbolo di una generazione di attori, quella dei nati tra il ’78 e l’85, che chiamo volentieri Mid-Generation, e che oggi non godono dei favori di pubblico e critica se non in casi eccezionali. Una generazione persa, non per demeriti, ma inverosimilmente per merito. Il merito di non essere quello che la cultura dominante vorrebbe. É successo anche a Heath Ledger, da Perth, Australia.

Esordisce al cinema nel 1992 in un dramma australiano con Van Johnson, Clowing Around, e fino al suo primo ruolo da protagonista in 10 Things I Hate About You, al fianco di un altro grande attore della stessa generazione, Joseph Gordon-Levitt, è solo il volto del perfetto rubacuori. Prima della sua svolta artistica, che da volto di contorno lo trasforma in attore main-stream, è parte del cast di un bellissimo film, passato al Sundance Film Festival del 1997: Black Rock. Ma non è ancora il Ledger che sarebbe stato poco dopo. Infatti, dopo quel primo ruolo da protagonista in 10 Things I Hate About You del 1999, Heath è protagonista assoluto di un pulp tutto australiano con Brian Brown dove il suo fisico e il suo volto sono messi al servizio della costruzione e distruzione del personaggio tipo del bel giovane maledetto. Questa tipologia di ruolo che l’attore australiano interpreterà ben sette volte nell’arco della sua carriera, vivrà in Ledger con una incisività controllata autorialmente, tale da renderlo uno degli interpreti più significativi dell’allora chiamata X-Generation. Il film in questione è Two Hands, produzione australiana diretta da Gregor Jordan. Il suo Jimmy è disarmantemente bello, sensuale, maledetto, coraggioso. Tutto quello che può servire ad un personaggio per far centro non solo nel cuore delle sedicenni esagitate, ma anche nello sguardo distaccato della critica e dello spettatore maschile. Entrambi infatti non possono non riconoscere nel character di Ledger i segni di un’alterità, ribelle e scontrosa al sistema, che vivrà di referenze autoriali lungo l’arco della carriera dell’attore. Il ruolo è un ruolo di culto, e questo gli permette di essere il protagonista di una serie-tv di soli 13 episodi, Roar, un fantasy in cui Ledger è il figlio orfano di un celebre capotribù irlandese che combatte per l’unione di tutti i Druidi e vaga per l’Irlanda, detta Hibernia, per raddrizzare i torti e vendicare i soprusi. Nello stesso anno si troverà sul set di un polpettone inguardabile che però lo lancerà nel cinema americano: The Patriot, del 2000. Aveva visto bene il connazionale Mel Gibson che parlava di lui come di un grande astro nascente, e a conferma di questo sarebbe a breve arrivato il premio come miglior attore esordiente al Blockbuster Entertainment Awards. Premio la cui referenza lascia il tempo che trova, ma che per averci visto bene ci aveva visto bene. Grazie infatti al suo titolo successivo, Il Destino di un Cavaliere, Heath conquista letteralmente Hollywood e tutto il mondo dei giovani spettatori. Nel film scanzonato e anacronistico di Brian Helgeland, uno dei maggiori sceneggiatori di Hollywood, Ledger sfodera tutta l’adolescenza del suo corpo e del suo animo, e la mette al servizio di un ruolo semplice, pennellato rapidamente, la cui personale bravura traspositiva è messa fuori discussione. É in pellicole come queste, per ragazzi, semplici e senza pretese, che i grandi attori dannano come tigri in una gabbia. Anche Heath passeggia famelico avanti e indietro tra le sbarre di un ruolo commerciale, sbavando per dare il meglio di sé. Fino a che lo dà sul serio, e proprio nello stesso film, alzandone clamorosamente la qualità.

Si apre così tutta un’altra carriera per l’attore venuto dall’Australia e che gira il suo successivo film, Monster’s Ball, a soli 22 anni. Il ruolo dell’inquieto figlio di Billy Bob Thorton e nipote di un vecchio e acido Peter Boyle, è un ruolo grave, funebre, mortuario. Se il Jimmy di Two Hands anticipava come tipizzazione il ruolo più caro a Ledger, il Sonny Grotowsky del film di Marc Foster ne codifica l’anima e i segni esteriori che si ripresenteranno nelle prove future. Un ruolo veloce, è una piccola parte, ma intensa, che grida disperata il dolore di una generazione intera di americani senza figli. Il film infatti, privato del personaggio di Ledger, si fa bello solo a metà. Il suo Sonny beve, fuma, si scopa istericamente la puttana di fiducia, fa insomma tutto ciò che la morale borghese, soprattutto del profondo sud americano, non concepisce ma accetta ipocritamente. Ma come fa tutto questo, il suo Sonny fa anche altro: è  l’amico sincero dei neri della zona, è l’unico che prova vergogna per il lavoro che fa (il carceriere nel braccio della morte), ed è l’unico che si ribella a tutto questo marcio Paese con l’estremo gesto del suicidio davanti agli occhi del padre e del nonno. Sotto accusa un’intera parentela, un’intero passato, un’intera Nazione.

Arrivano così le prima grandi produzioni. La prima, riuscita a metà e diretta da Shekhar Kapur, è Le Quattro Piume, remake hollywoodiano del celebre film storico inglese del 1939 di Zoltan Korda tratto dal romanzo di A.E.W. Mason. Il film abbina due attori della Mid-Generation dalle grandi potenzialità. Insieme all’astro nascente Heath Ledger c’è Wes Bentley, classe del ’78, che ritorna ad una grande produzione dopo i fiaschi seguiti al film che lo lanciò al grande pubblico, ovvero American Beauty di Sem Mendes, in cui era il celebre “ragazzo con la videocamera”. La pellicola però, che non ricevette nessun consenso da pubblico e critica, arrise solo a Ledger che migliorò le sue quotazioni, nonostante la presenza di Wes Bentley sia parecchio autorevole essendo lui stesso uno dei migliori interpreti della sua generazione. Ma nonostante questo piccolo successo di pubblico, Ledger si continuerà a muovere sul filo del rasoio alternando produzioni commerciali a piccoli film di respiro più irregolare. L’avventura tutta australiana di Ned Kelly non gli arriderà più, e l’obbligherà a tornare a lavorare con il regista che l’aveva portato al successo la prima volta, Helgeland, con un film horror tra i peggiori mai girati, dove anche Heath, stavolta davvero ingabbiato come una tigre drogata e sedata, non riesce a prendersi le libertà necessarie per consegnare alla storia anche questo suo ruolo. Una svolta è necessaria. Infatti a questo horror posticcio, The Order, seguiranno una serie di film d’autore che segnano la seconda e decisiva svolta di Ledger-attore. Arriva Lords of Dogtown, diretto da Catherine Hardwicke con un biondissimo Emile Hirsch. Segue il primo dei due film girati con Terry Gilliam, ovvero The Brothers Grimm, e poi il glorioso Brokeback Mountain che lo immortalerà anzitempo nei nostri cuori.

Nonostante il grande successo del film diretto da Ang Lee, Heath Ledger sceglie di girare subito dopo un piccolo film australiano, Candy, che da noi diventa Paradiso+Inferno. É l’occasione per rivederlo nei panni scomodi di un ragazzo in piena autodistruzione che accompagnato dalla bellissima Sugar Man di Sixto Rodriguez ci inclina i cuori nuovamente dopo il celebre Ennis Del Mar. Così, nell’arco di tre anni, Heath Ledger dà anima e corpo a tre personaggi che non possono non entrarci nella pelle e che anche volendo, da questa pelle non possono più uscire. Ned Kelly, Ennis Del Mar e il Dan di Candy sono i fratelli maggiori del Jimmy di Two Hands, del Sonny Grotowski di Monster’s Ball, ma anche del Sir. William Thatcher di Il Destino di Un Cavaliere. E come fratelli maggiori, nonostante nati dopo, sono interpretazioni mature, ma non sobrie. L’uomo-Ledger non rinuncia alla provocazione, non rinuncia alle prese di posizione, e decide per i suoi personaggi quello che avrebbe deciso per sé. Il suo Ned Kelly, protagonista di un film entusiasmante che la critica non ha saputo leggere formalmente, è uno dei suoi ruoli migliori, più sentiti e sofferti. Non solo simbolo di un martirio politico che è anche martirio attoriale per l’interprete, ma anche ritorno consapevole ad una terra, la sua, l’Australia, che andava riconosciuta come culla. Portato sullo schermo anche da Mick Jagger, Ned Kelly è l’equivalente australiano di Jesse James e Billy the Kid. Dei cugini americani condivide la lingua e il sostrato culturale britannico, ma è un bandito nuovo, più politico e, almeno al cinema, più disperato. Non poteva che essere Heath Ledger a riportarlo sullo schermo al fianco di Orlando Bloom e diretto nuovamente da un regista simbolo per Heath come il Gregor Jordan di Two Hands.

Ma è con il film diretto da Ang Lee, successivo a quello di Gilliam sui fratelli Grimm, che Heath si consacra attore irraggiungibile. Nel film di Gilliam fa da spalla a Matt Damon, ma è impossibile non vedere nella sua interpretazione brillante e goffa, tutta la passione di Heath per gli outsiders, quei personaggi che non fanno parte dell’ordine prestabilito delle cose, ma che infuriano su strade parallele e solo a volte tangenti alla strada maestra dettata dalla cultura dominante. Gilliam, un po’ imbrigliato nella megaproduzione hollywoodiana, è meno visionario del solito, ma sa cosa fare e sa come usare i suoi attori. Certo, non è un personaggio, il Jacob Grimm di Ledger, che si fa segno di intenzioni autoriali profonde come l’attore ci aveva abituato, ma chiusa questa parentesi vacanziera (anche se lavorare con Gilliam non è una vacanza, ma una tappa formativa notevole per un attore), Ledger veste i panni di Ennis del Mar. Ricordare i sentimenti suscitati dalla visione di una storia omosessuale nel West, per me che sono etero, è la conferma che la prova attoriale di Heath Ledger come dell’amico Jake Gyllenhaal, trascende l’identità sessuale e gli schemi borghesi della partecipazione emotiva, per diventare unico segno – perchè la recitazione e l’attore “sono” segni, almeno per chi scrive — unico segno di un’unico sentimento umano, etico, naturale, panico. La rudezza del suo personaggio si scontra con la dolcezza del suo amore per Jack Twist. Il distacco con cui vive la loro storia d’amore si scontra con la passione che il suo corpo avverte e non può frenare. Se il Jack Twist di Jake Gyllenhaal è il più consapevole dei due, quello più pronto ad ammettere il loro amore agli occhi del mondo, quindi un personggio già evoluto, l’Ennis Del Mar di Ledger è in piena evoluzione, è magmatico, può prendere tutte le forme possibili, e anche sul finale non è ancora evoluto, non è ancora fatto, non è ancora chiuso. E inverosimilmente non lo sarà mai. É la potenza e la capacità di Ledger di sentire le corde emotive del suo personaggio. In linea con la scuola di Strasberg, Ledger fa dell’immedesimazione il suo primo percorso artistico per approcciarsi ad un personaggio. Forse l’ombra dell’introspezione esasperata, l’ombra del Joker, era già stata covata dentro di lui e aspettava la “maschera” giusta per esibirsi al mondo. Ma fatto sta che discendere nell’animo di Ennis come degi altri suoi personaggi ha permesso a Ledger di individuare il segreto dei rapporti e dei legami, di individuare fisicamente la separazione ipocrita tra Verità e Menzogna. Il suo “Tu Non Puoi Capire” tuonato dal suo personaggio di Brokeback Mountain alla moglie, l’attrice Michelle Williams (poi compagna di Ledger e madre della sua unica figlia), è il monito più umano e tenero di un uomo vero che ha messo via l’ipocrisia del suo mondo e s’è scoperto vero. Con ogni probabilità è il ruolo con cui, insieme al futuro Joker di Christopher Nolan, Heath Ledger ha meglio contribuito alla definizione dell’uomo moderno, oltre che alla definizione dello scomodo se stesso che ognuno di noi ha dentro di sé.

Heath, nel suo anno mirabilis, il 2005 — anno in cui vengono distribuiti fim girati in anni diversi — si può anche prendere una pausa dall’impegno e dare vita ad un’icona della leggerezza e dell’edonismo maschile che tende al femminile, in quanto suddito del gentil sesso, con l’incarnazione di Giacomo Casanova nell’omonimo film di Lasse Hallström. Leggero sì, ma non privo di spunti importanti per continuare nella definizione di ruoli scomodi, lontani dalla morale dominante e in netto contrasto con le logiche dell’impero occidentale. Dio, Patria e Famiglia non sono li stendardi né di Casanova, né di altri ruoli-simbolo di Ledger. L’uomo-Ledger invece, aveva la sua spiritualità e la sua affezione alla famiglia. Ma tra il fanatismo religioso che invade e sporca irrimediabile la bellezza della fede e della famiglia, Heath aveva con ogni probabilità altre sensibilità. Lontano dalle strette logiche di mercato, se non quelle occasionali anche se mai retrive e prostitutive, Heath Ledger ha sempre dato prova di scelte professionali coerenti che comprovano la sua sensibilità civile e spirituale. A Casanova, ultimo della serie di quattro notevoli pellicole che segnano il 2005 dell’attore australiano, segue Candy il cui protagonista, Dan, è l’apice del personaggio autodistruttivo caro a Ledger. Si ripeterà l’anno dopo con il Robbie di Io Non Sono Qui, il biopic su Bob Dylan di cui Ledger interpreta, dopo la grandiosa Cate Blanchett premiata a Venezia con la Coppa Volpi, la miglior versione dei tanti Dylan che l’autore Todd Haynes ha portato sullo schermo in un unico, visionario, impressionista, difficile ed emozionante film. Il suo è un Dylan scontroso, autodistruttivo, che prende a pugni la vita ed ogni cosa bella che essa tenta di regalargli. É il Dylan della crisi famigliare. Duro, secco, rozzo, cinico. Il suo è un Dylan che si cerca e si lascia: lo dimostra il gioco di sovrapposizioni che vede Ledger interpretare Dylan nei panni di Robbie che interpreta Jack Rollins, ex-Dylan interpretato da Bale. Tutto, insomma, si confonde e si sovrappone, e il nostro attore australiano è parte di questo mondo frammentato, esemplare di uomini frammentari e confusi. Preambolo forse, questo, al Joker che da lì a poco l’avrebbe gettato all’attenzione popolare più di qualsiasi altro suo precedente personaggio.

Con il villain storico dell’immaginario batmaniano Heath Ledger approfondisce il suo approccio alla decostruzione dell’uomo sano e rigoroso, severo e morale, con cui aveva con tanta cura operato lungo la sua carriera. Un’attore ama sempre i suoi personaggi, anche i più alimentari. Anche le carogne e i cattivi più crudeli sono personaggi che si lasciano amare. Heath, nella sua breve vita, era sicuramente incappato in qualche buco, in qualche fosso oscuro, come può capitare a tutti. Questo non giustifica le malelingue all’indomani della sua morte  — come l’assurda maledizione del Joker — né tantomeno le accuse criminose di quei criminali fanatici religiosi che hanno visto nella sua morte la giusta punizione divina per aver interpretato un gay. Il mondo è corrotto, e Ledger ha preso questo mondo e lo ha incarnato tutto con il suo Joker. Il re del caos, principe di un disegno altro, non necessariamente cattivo, ma semplicemente “opposto”, “contrario”, “altro”, il suo Joker entra in scena tutto sbavato, sbrindellato, goffo, stanco, e maledettamente potente. La sua malattia è potere. Mentre agli occhi dell’uomo comune e timorato di Dio, la malattia dell’anima è motivo di orrore, sofferenza ed inferiorità perchè lontana dall’amore di Dio e dalla santità del corpo, in Ledger la malattia diventa potere, attrazione, bomba ad orologeria che deflagra i pilastri della morale comune ed insinua un mondo diverso, pervertito, cambiato di segno. Non è un progetto: il mondo che auspica il Joker è il mondo che stiamo vivendo, solo che chi comanda ce lo mostra dietro filtri televisivi che non ci fanno distinguere la Verità, ma che perpetuano la Menzogna. Ecco che la “maschera” del Joker libera questi impedimenti visivi e ci mostra l’orrore della nostra società, del mondo che i nostri padri e i nostri governi che noi abbiamo votato, hanno creato per il solo scopo di guadagnare e sopravvivere. Ma la “maschera” libera anche la libido autoriale di Ledger che gode di sè. Sa di essere il più grande di tutti; sa che lì in quella stanza vetrata, con l’uomo pippistrello, è lui che sta facendo la storia; è lui che sta scardinando le regole, sgrammaticando il linguaggio. Dopo il Joker, nessuno parlerà più la stessa lingua, mentre lui penzolerà a testa in giù come L’Appeso dei tarocchi – immagine che si ripeterà anche all’inizio di Parnassus. Nel linguaggio delle carte L’Appeso rappresenta una situazione non ben definita, “appesa” per l'appunto. Si è soliti interpretare questa carta come l’invito o la predestinazione ad un sacrificio difficile ma necessario. Che il Joker sia un angelo caduto sulla terra per cambiare la corruzione del mondo meglio che i preposti alla giustizia e alla guardia morale, come la polizia, i governi, le chiese, e i Batman? Se è questo il Joker bisogna ringraziare certo il regista che l’ha voluto appendere in quel modo, forse anche inconsciamente, ma senza l’apporto umano e artistico di Heath Ledger, quel pagliaccio appeso non ci sarebbe entrato sotto la pelle. E nonostante il dichiarato approccio immedesimativo di Ledger al Joker, non possiamo negare come sia fondamentale il contributo imitativo della “maschera” e del gesto attoriale di cui Ledger è maestro e artista. Si ripetono infatti, gesti particolari, come l’uso della lama retrattile o come quel suo continuo leccarsi la cicatrice della bocca. In gergo si dice che l’attore “sottolinea” il gesto, ed è un chiaro procedimento della scuola imitativa e non del metodo Stanislavski. Ma la recitazione non è una scienza, non è una matematica, e non possono esistere metodi puri di recitazione, ma solo spuri, ibridi. Così, a fine film, parafrasando il “perchè così serio?” del Joker, possiamo davvero chiederci: perchè così Ledger?, usando il suo nome come un aggettivo che significa grande capacità artistica nel tratteggiare l’outsider, il loser, l’uomo-altro, quelle che si divincola dalla regola. Why so Ledger?, proprio a chiederci perchè questi suoi personaggi, compreso il giullare dal viso deforme, siano così unici, personali ed irripetibili, ma allo stesso tempo così codificanti un unico tipo universale che è l’Irregolare alle meccaniche del mondo.

Heath Ledger ci lascia a lavorazione ormai conclusa de Il Cavaliere Oscuro. Stava lavorando di nuovo con Terry Gilliam ad un film sicuramente più libero de The Brothres Grimm, ma quella che io credo essere stata una crisi depressiva, per la lontananza dalla figlia e dal sogno di una famiglia, l’ha portato ad abusare di sonniferi e quant’altro. E dopo questo dramma, questa tragedia invernale, fredda, consumata nell’anonimato di una grande metropoli, il monito di Ennis del Mar, “Tu Non Puoi Capire”, ci mette i brividi, e ce li metterà sempre. Prima Joker poi un saltimbanco mascherato. Il suo folle pagliaccio assassino, vestito di viola come i re medievali, è così il primo dei due testamenti “maschera” di cui faremo tesoro nei giorni in cui l’assenza di Ennis Del Mar, di Sonny, di Jimmy, di Dan, di Ned Kelly e di altri ragazzi-contro, verrà a tormentarci ricordandoci che Heathcliff Ledger non è più di questo mondo.

 

P.S: Per chiarezza del lettore, informo che di Heath Ledger ho visto tutti i suoi film tranne:

i suoi primi lungometraggi da comparsa: Clowing Around e Paws, e le serie tv Ship To Shore, Sweat, Home and Away e Roar, ricordando come di queste ultime sia personaggio fisso e di rilievo solo in Sweat e in Roar. Inoltre, per Parnassus, rimando alla mia opinione qui http://www.film.tv.it/opinioni.php/film/opinione/534230/parnassus-l-uomo-che-voleva-ingannare-il-diavolo/. Credo di aver quindi visto tutto ciò che può servire a tratteggiarne lo spessore artistico.

 

Abbiategrasso, domenica 7 settembre 2008

Commenti

  1. maghella

    29 marzo 2011, 23:41 Che bel post hai fatto...mi ha veramente toccato. Anche a me piace questo attore, soprattutto in Ennis De Marr, un personaggio talmente complesso e difficile, e che lui ha reso tenero e pieno di sfaccettature. "Tu non puoi capire" e per me anche la frase che sussurra a Jack "Ci vediamo domani" sono tra le più toccanti e commoventi che abbia sentito negli ultimi anni....Poi ognuno forse legge quello che più sente vicino...Per me Heath Ledger era un attore che sapeva far avvicinare i propri personaggi difficili allo spettatore, cosa che risulta difficile e impossibile per molti attori di oggi. Complimenti ancora per l'impegno che hai messo nello scrivere questo post. Un saluto.

  2. scapigliato

    30 marzo 2011, 09:30 Ehi grazie, fa molto piacere.
    :)


Lascia un commento

Per poter commentare occorre essere iscritti. Se non sei iscritto registrati, atrimenti fai login nel box in alto a destra


CINEREPUBLICÀ | I POST PIÙ COMMENTATI

  1. Cannes 2012, Cosmopolis: Clip video ad alto tasso erotico Cannes 2012, Cosmopolis: Clip video ad alto tasso erotico

    Di Cosmopolis di David Cronenberg sul web girano diversi estratti video... quello che arriva oggi è ad alto tasso erotico e vede protagonisti Robert Pattinson e Juliette Binoche,...di Spaggy

  2. Uomini "in giallo"...anni '60 e '70. I miei preferiti. Uomini `in giallo`...anni '60 e '70. I miei preferiti.

    Il viaggio prosegue nel giallo/horror anni '60, '70, questa volta voglio svelare i miei gusti da femminuccia, rivelando quelli che sono i miei protagonisti maschili preferiti nelle pellicole che...di maghella

  3. Viaggio in Paradiso - recensione di OGM Viaggio in Paradiso - recensione di OGM

    E Mel Gibson, al telefono, fa l’imitazione di Clint Eastwood. Questo thriller di ambientazione centramericana alterna accenti brillanti ed horror, mantenendosi costantemente sul filo...di OGM

  4. Tutti i nostri desideri - recensione di bradipo68 Tutti i nostri desideri - recensione di bradipo68

    A volte la sinossi di un film nasconde perfidi inganni. E' il caso di questo ultimo film di Lioret che in teoria racconta di Claire giovane giudice che sul lavoro prende a cuore il caso di Celine...di bradipo68

  5. Cannes 2012, Killing Them Softly: Prima clip con Brad Pitt Cannes 2012, Killing Them Softly: Prima clip con Brad Pitt

    Ne avevamo visto già una prima clip ed eravamo delusi dal non vedere Brad Pitt in azione. Ora, invece, siamo stati accontentati ed ecco arrivare i primi secondi di Killing Them Softly che...di Spaggy

  6. Cannes 2012, The Angels' Share: Trailer e clip per Ken Loach Cannes 2012, The Angels' Share: Trailer e clip per Ken Loach

    Per completare il Concorso, mancavano solo le immagini di The Angels' Share di Ken Loach. Sono arrivate anche quelle e mostrano chiaramente come la chiave scelta stavolta dal regista non sia il...di Spaggy

  7. Il richiamo - recensione di ROTOTOM Il richiamo - recensione di ROTOTOM

    La hostess Lucia (Sandra Ceccarelli) avviata alla mezza età, e Lea (Francesca Inaudi),  operaia trentenne si incontrano al tramonto delle rispettive storie sentimentali con uomini che non...di ROTOTOM

  8. Box Office Italia, weekend 11/13 maggio 2012: Ombre scure sul botteghino Box Office Italia, weekend 11/13 maggio 2012: Ombre scure sul botteghino

    Dark Shadows doveva essere e Dark Shadows è stato. Con 518 copie a disposizione, l'accoppiata Burton/Depp guadagna facilmente la prima posizione ma il dato non è quello che si...di Spaggy

  9. Festival di Cannes - Parte 4

    Mi sbilancio? Ok, mi sbilancio: Dario Argento Dracula è un capolavoro. Per un sacco di motivi che però necessitano di essere spiegati (vi rimando alla recensione in calce). Dario si...di Tato88

  10. Festival di Cannes 2012 - Parte 1 Festival di Cannes 2012 - Parte 1

    Ieri, mercoledì 16 maggio, era molto facile imbattersi in assistenti sbadiglianti, standisti stiracchianti e spettatori dal passo lento. Ma dopo nemmeno 24 ore si può dire che il...di Tato88